Ultimamente ho visto vari interventi pubblici contro l’aggregazione in Valmara. Va detto che molti interventi parlano delle aggregazioni con la grande Lugano, uno scenario in cui effettivamente un piccolo paese rischia di vedersi cancellato. Per il progetto Valmara però si parla di pochi Comuni della stessa dimensione, quindi il discorso è assai diverso.

Sono sorpreso dell’assenza di reazione da parte dei fautori. Perché i municipali e i sindaci non difendono il proprio progetto? Personalmente, come molti, di pancia sono contrario a un’aggregazione, ma mi rendo conto che, date le carenze e i problemi dei nostri villaggi (quanta fatica a trovare candidati validi ad ogni elezione), prima o poi si dovrà affrontare la questione. Credo però che il processo di avvicinamento alla votazione (troppo prematura) sia stato mal gestito.

Pare infatti che ci si sia limitati a calcolare il moltiplicatore, tentando poi di abbellire il tutto con qualche vuoto slogan sul turismo e il paesaggio (come facciano certi municipali a parlare di paesaggio e difendere al contempo un progetto di discarica in mezzo ai boschi di Arogno rimane per me un grande mistero). Ma per convincere la popolazione ad abbandonare riferimenti identitari così radicati come il proprio Comune, è necessario proporre qualcosa di più. Non ci si può limitare a calcoli economici, dicendo che sarebbe conveniente l’aggregazione. A questo processo è mancato un accompagnamento partecipativo. Si sarebbe potuto far discutere, coinvolgere molto di più la popolazione, ad esempio nella scelta del nome del nuovo Comune. Invece si è preferito presentarlo come un «processo inevitabile» e non impegnarsi in una campagna pubblica. Peccato, perché così facendo si rischia di perdere un’occasione unica: la creazione di un Comune forte, voluto e non imposto, pieno di energie creative e progetti, con un territorio che spazia dal lago alla montagna.

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