Cambio di paradigma

«American Jobs Plan»
Il piano di Joe Biden

«American Jobs Plan» <br />Il piano di Joe Biden
Il piano di incentivi e investimenti presentato dall’amministrazione di Joe Biden lo scorso 31 marzo è equiparabile al New Deal di Roosvelt

«American Jobs Plan»
Il piano di Joe Biden

Il piano di incentivi e investimenti presentato dall’amministrazione di Joe Biden lo scorso 31 marzo è equiparabile al New Deal di Roosvelt

«American Jobs Plan» <br />Il piano di Joe Biden

«American Jobs Plan»
Il piano di Joe Biden

Negli ultimi anni le banche centrali sono state chiamate a svolgere funzioni oltre il proprio mandato, arrivando a implementare politiche monetarie non convenzionali (tassi negativi, controllo della curva, acquisti di asset) volte a sostenere la crescita e trasformando di fatto le banche in filiali della banca centrale erogatrici di prestiti con garanzia pubblica. Importante è stato anche l’impulso dei governi a livello globale che hanno stanziato numerosi pacchetti di misure per arginare le conseguenze economiche della pandemia, portando il debito pubblico su livelli che non si vedevano dai tempi di guerra.

Dopo vari piani di incentivi e investimenti – tra cui il Green Deal voluto dalla Commissione Europea - arriva l’ «American Jobs Plan» presentato dall’amministrazione di Joe Biden lo scorso 31 marzo dopo aver stanziato 1.900 miliardi di $ per l’emergenza COVID. Si tratta di un piano d’investimenti da 2.200 miliardi di dollari che vuole modernizzare le infrastrutture americane per fare degli USA «la più resiliente e innovativa economia del mondo». Con questo progetto – che porterà a costruire oltre 20mila miglia di strade – Biden mira ad entrare nella storia con un piano equiparabile al New Deal progressista di Roosevelt seguito alla crisi del 1929, segnando anche un punto nella sfida alla leadership economica in atto con la Cina.

«American Jobs Plan» <br />Il piano di Joe Biden

Si parla di nuovi investimenti massicci della durata di 8 anni a cui dovrebbe seguire un altro piano focalizzato sulle «infrastrutture umane» identificate nella sanità, educazione, congedi parentali e assistenza per i minori. Un intervento totale di quindi 4.000 miliardi di dollari che oltre a toccare le dinamiche economiche ambisce ad operare una trasformazione sociale capace di dare risposte alle grandi sfide del futuro che passano anche dal tema della sostenibilità umana e ambientale.

Di seguito in dettaglio tutte le principali voci di spesa prevista nell’America Jobs Plan:
400 miliardi per finanziare piani di assistenza per anziani, disabili e categorie deboli
300 miliardi per lo sviluppo di settori industriali avanzati (p.e. farmaceutico)
200 miliardi per miglioria e costruzione di abitazioni
180 miliardi per la ricerca tecnologica
174 miliardi per incoraggiare la produzione e l’acquisto di auto elettriche
165 miliardi per le istituti, scuole e altro
115 miliardi di dollari per l’ammodernamento di strade e ponti
111 miliardi per il rifacimento del sistema idrico
100 miliardi per lo sviluppo della banda larga
100 miliardi per modernizzare la rete elettrica
100 miliardi per lo sviluppo della forza lavoro
87 miliardi per i porti e gli aeroporti e trasporti
85 miliardi per il sistema di trasporto pubblico
80 miliardi per la National Railroad
50 miliardi per migliorie delle infrastrutture di zone disagiate
6 miliardi per rendere ecologici i mezzi di trasporto

Come annunciato in campagna elettorale, il finanziamento di questo piano dovrebbe avvenire in gran parte attraverso l’aumento della tassazione sulle imprese (2 trilioni) distribuito su 15 anni, con l’aliquota della corporate tax in rialzo dal 21% a 28% (ancora al di sotto del 35% in vigore prima della riforma tributaria di Trump) e altre misure, fra cui le imposte su redditi generati all’estero distribuite su 15 anni. Si tratterebbe del maggior incremento delle tasse dal 1993, che non farà certo contenti i repubblicani, con il fine non ultimo di riequilibrare gli oneri a favore della working class. Tale rialzo delle tasse risulta una misura controversa ma che scongiura per il momento la proposta di un prelievo del 2-3% sui grandissimi patrimoni. Infine sarà interessante vedere se il piano riuscirà a creare milioni di posti di lavoro nei prossimi anni e a indirizzare l’economia statunitense verso un minore impatto ambientale. Uno dei punti più importanti del progetto è infatti l’eliminazione dei sussidi statali alle compagnie che si occupano di combustibili fossili. Intanto Wall Street segna nuovi massimi storici dando il benvenuto ad un nuovo deal anche un po’ green!

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