Sostenibilità

Engagement: investitori
e imprese in dialogo

Engagement: investitori <br />e imprese in dialogo
Il dialogo tra l’investitore e l’impresa si sviluppa nel medio-lungo periodo con l’individuazione di obiettivi intermedi da raggiungere e una costante verifica dei progressi fatti.

Engagement: investitori
e imprese in dialogo

Il dialogo tra l’investitore e l’impresa si sviluppa nel medio-lungo periodo con l’individuazione di obiettivi intermedi da raggiungere e una costante verifica dei progressi fatti.

Tra gli otto approcci che Swiss Sustainable Finance riconosce in riferimento agli investimenti sostenibili, il cosiddetto «engagement» ben si sposa con l’approccio trattato nel precedente approfondimento, anch’esso relativo al concetto di azionariato attivo, ossia l’esercizio dei diritti di voto («voting» in inglese). Infatti, se in occasione dell’assemblea generale in qualità di azionisti abbiamo, una volta all’anno, la possibilità di esprimere la nostra opinione mediante il voto, magari contrario, ad esempio, alla rielezione di membri del CdA ritenuti insufficientemente propensi nel promuovere la sostenibilità, con l’engagement possiamo relazionarci con l’azienda in maniera continuativa tutto l’anno.

Così come già indicato in riferimento al voting, la pressione sull’alta direzione aziendale aumenta considerevolmente quando si riesce a costituire dei consorzi di azionisti che, assieme, rappresentano una percentuale consistente dell’azionariato. Questi «engagement pools» sono spesso capitanati da società specializzate nell’ambito della sostenibilità aziendale e sono loro che instaurano il dialogo con il management delle imprese per conto dei loro associati o clienti. Tuttavia, ultimamente, si assiste ad un numero sempre maggiore di iniziative guidate da attori dell’industria finanziaria stessa, in cui gli operatori del settore si attivano sia per identificare i temi che desiderano affrontare sia per determinare le misure appropriate per assicurarsi che le loro voci siano ascoltate e che si realizzi un dialogo costruttivo e strutturato. Un esempio in questo senso è «Climate Action 100+», lanciata a livello globale nel dicembre del 2017 e che coinvolge oltre 600 investitori a livello internazionale, i quali complessivamente gestiscono oltre $55 trilioni di dollari. L’iniziativa mira attualmente a promuovere l’engagement con 167 cosiddette «focus company» che collettivamente sono responsabili dell’80% circa delle emissioni globali di gas serra a livello industriale. Si vuole in questo modo contribuire in maniera significativa al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima.

In generale, i temi che vengono trattati in occasione di questi dialoghi con le imprese riguardano solitamente sia la corporate governance (composizione del CdA, retribuzioni, struttura del capitale, ...) sia la responsabilità ambientale e sociale dell’azienda (reporting di sostenibilità, emissioni di CO2, catena dei fornitori ed eventuali problematiche riguardanti le condizioni di lavoro e il rispetto dei diritti umani, ...). Va inoltre considerato, che nell’engagement, l’orizzonte temporale è un fattore determinante, infatti, il dialogo tra l’investitore e l’impresa si sviluppa nel medio-lungo periodo (ad esempio il già citato «Climate Action 100+» ha una durata di cinque anni), con l’individuazione di obiettivi intermedi da raggiungere (milestones) e una costante verifica dei progressi fatti. Decisivo è anche l’approccio costruttivo da entrambe le parti che necessariamente si deve creare durante questi incontri, altrimenti il raggiungimento di qualsiasi risultato diventa difficile se non impossibile. Un processo quindi dispendioso di energie dove però l’impatto finale, a favore di un’economia più sostenibile, spesso è maggiore rispetto ad altri approcci più immediati ma meno efficaci già analizzati nei precedenti approfondimenti. Interessante, infine, è la tendenza piuttosto recente ad una maggiore apertura da parte delle società per cui, se in passato il management aziendale era piuttosto restio ad incontrare gli investitori per affrontare determinate controversie, negli ultimi anni sono invece spesso proprio le società che ricercano in maniera proattiva il dialogo con i principali azionisti (di regola istituzionali) e gli engagement pools, sia per ricevere importanti informazioni su come l’operatività della società viene percepita dall’esterno sia per evitare di incappare in brutte sorprese in occasione dell’assemblea generale. La ricerca del dialogo conviene quindi a tutti, sia agli investitori responsabili sia alle aziende quotate.

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