Diritti di voto

Essere azionisti attivi
e responsabili

Essere azionisti attivi <br />e responsabili
L’esercizio dei diritti di voto da parte di piccoli investitori può avere un notevole impatto anche su società di grandi dimensioni.

Essere azionisti attivi
e responsabili

L’esercizio dei diritti di voto da parte di piccoli investitori può avere un notevole impatto anche su società di grandi dimensioni.

Generalmente non ci si pensa o comunque si dà relativamente poco peso alla questione, ma nel momento in cui entriamo in possesso di una o più azioni di una società acquisiamo, in qualità di azionisti, anche il diritto di voto all’assemblea generale. La società in questione diventa in parte nostra e quindi ci è concesso di esprimerci, almeno una volta all’anno, su diverse questioni quali ad esempio il discarico e la elezione dei membri del consiglio d’amministrazione (CdA), la distribuzione degli utili, le retribuzioni del management ed eventuali modifiche statutarie. L’assemblea generale è quindi l’occasione, per un investitore responsabile, di attivarsi per esprimere le proprie aspettative in relazione a tematiche ambientali, sociali o di buon governo d’impresa (in breve ESG: Environmental, Social and Governance) che riguardano l’azienda, esercitando in questa maniera pressione su CdA e direzione generale. Certo, l’opinione del singolo azionista spesso non ha un grande peso quando la società in questione è una multinazionale, tuttavia esiste la possibilità di creare dei consorzi, dei cosiddetti «pool» di azionisti, per unire i voti e insieme, tutti allineati, affermare i propri diritti di voto, aumentando le probabilità che le proprie richieste in materia di sostenibilità possano essere accolte. Inoltre, vi è modo di delegare a delle organizzazioni specializzate (si parla in questo caso di «proxy voting») il compito di votare a favore di una maggiore sostenibilità aziendale.

Giustamente qualcuno potrebbe far notare che solitamente, in occasione dell’assemblea generale, i diversi punti all’ordine del giorno non si riferiscono direttamente ad argomenti ambientali e sociali, ma piuttosto ad aspetti generici di conduzione e gestione finanziaria della società nel suo insieme. In questi casi, gli investitori che non sono soddisfatti dell’evoluzione dell’azienda dal punto di vista ESG, possono comunque decidere di esprimere indirettamente il loro malcontento votando contro altri punti dell’ordine del giorno, ad esempio bloccando la rielezione di alcuni membri del consiglio d’amministrazione che a loro parere non promuovono sufficientemente i temi ESG e, qualora presente, la relativa strategia aziendale. Un caso concreto, di come l’esercizio dei diritti di voto da parte di piccoli investitori possa avere un notevole impatto su società di grandi dimensioni, si è verificato lo scorso mese di maggio in occasione dell’assemblea annuale della ExxonMobil. Un gruppo di attivisti guidati da un piccolo fondo, che detiene circa lo 0,2% delle azioni della società, ha obbligato il colosso petrolifero americano a sostituire almeno due membri del CdA con dei nuovi candidati più sensibili all’emergenza climatica e ai relativi rischi che ne derivano per il futuro dell’azienda stessa. «La vittoria di Davide contro Golia» è stata definita da un importante portale finanziario, un Davide che però è riuscito a coinvolgere nel suo intento altri e più grandi investitori tanto da far crollare il gigante.

Per gli investitori istituzionali, quali ad esempio le casse pensioni, l’esercizio dei diritti degli azionisti viene oggigiorno considerato alla stregua di un obbligo fiduciario. In quanto investitori a lungo termine, essi devono svolgere un ruolo attivo nella tutela degli interessi dei beneficiari che rappresentano. Tali interessi sono tutelati al meglio mediante strategie d’investimento sostenibili che generalmente permettono, sul medio-lungo termine, di ottenere dei rendimenti superiori al netto dei rischi a cui ci si è esposti. Inoltre, dal 2015, in seguito all’iniziativa Minder e alla relativa «Ordinanza contro le retribuzioni abusive nelle società anonime quotate in borsa», gli istituti di previdenza svizzeri sono soggetti all’obbligo di trasparenza nei confronti dei loro assicurati in merito alla condotta tenuta in occasione delle votazioni in seno alle società svizzere quotate delle quali detengono delle partecipazioni. Molte casse pensioni delegano l’esercizio dei diritti di voto ad organizzazioni come Ethos, che da diversi anni gode di ampia visibilità sui media nazionali per avere espresso giudizi negativi nei confronti di manager di società di primissimo piano che, da loro punto di vista, non si impegnavano sufficientemente a favore di una strategia aziendale sostenibile. In conclusione, possiamo affermare che l’esercizio dei diritti di voto è un approccio molto interessante e attuale, che combinato al cosiddetto «engagement» (la ricerca del dialogo continuo con il management delle aziende su tematiche ESG) contribuisce al concetto di «azionariato attivo» (conosciuto anche con il termine di «stewardship») i cui vantaggi per l’investitore sono duplici: da un lato l’impatto che si riesce ad ottenere sulle società detenute, in termini di responsabilità sociale e ambientale, può essere considerevole, dall’altro, non obbliga necessariamente gli investitori a modificare il proprio portafoglio finanziario (ad es. vendendo dei titoli ritenuti poco sostenibili) come invece accade con altri approcci che già abbiamo analizzato (vedasi gli screening positivi e negativi).

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