Cambiamenti

Il mondo del lavoro
in continua evoluzione

Il mondo del lavoro <br />in continua evoluzione
Dall’autonomia alla registrazione, fino agli orari e allo smart working: com’è cambiato, anche rispetto al resto d’Europa, il lavoro nell’ultimo biennio

Il mondo del lavoro
in continua evoluzione

Dall’autonomia alla registrazione, fino agli orari e allo smart working: com’è cambiato, anche rispetto al resto d’Europa, il lavoro nell’ultimo biennio

Da una recente rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera – effettuata dall’Ufficio Federale di Statistica e riferita agli anni 2019 e 2020 – emerge un dato significativo rispetto al resto dell’Europa: la registrazione delle ore di lavoro è più diffusa rispetto agli altri paesi europei. Nel 2019, infatti, il 73,9% dei lavoratori dipendenti svizzeri ha registrato le proprie ore di lavoro, a fronte di un 58,1% (circa tre su cinque lavoratori) nel resto d’Europa.

Un dato che assume ancor più valore in considerazione del fatto che la registrazione automatica delle ore di lavoro è diffusa più del doppio nell’Unione Europea rispetto a quanto accade in Svizzera (32,8% contro 13,4%), dove infatti ben il 51% dei lavoratori dipendenti registra la propria presenza manualmente e autonomamente (la media europea rispetto a questo dato è del 19,6%). E il resto dei dipendenti? In Svizzera la percentuale di lavoratori che non registra né ore, né presenza, è del 19,1%, dato che cresce al 22,3% nell’Unione Europea.

Un altro aspetto affrontato dalla rilevazione è quello che riguarda gli orari di lavoro. La tendenza a tempistiche predeterminate è meno diffusa in Svizzera rispetto all’Unione Europea: nel 2019, infatti, meno della metà delle persone occupate nel nostro Paese (il 49,2%) lavorava in orari predeterminati (a fronte di un 60,1% nella UE). Sempre in Svizzera e sempre nel 2019, il 36,8% poteva – con dei limiti – predeterminare il proprio orario di lavoro, mentre il 14% poteva farlo in totale autonomia. In questo senso sono i paesi nordici a guidare il fronte «dell’autonomia», in particolare Finlandia (29,9%) e Svezia (34,7%). Per fare un paragone, nell’Europa dell’Est gli orari predeterminati interessano circa l’80% dei lavoratori.

Passando dalle tempistiche ai contenuti, nel 2019 la Svizzera ha dimostrato di essere un paese all’avanguardia. Il 60,4% degli occupati, infatti, ha potuto scegliere o ha avuto un certo influsso su cosa (e in che ordine) fare durante il proprio orario di impiego; solo il 13,5 non ha avuto molti margini di intervento. Come cambia, invece, la modalità di lavoro? Nel 2020 è stato impiegato «a chiamata» soltanto un dipendente su 20, dato che però si alza se il lavoratore è in età di pensionamento o appena entrato nel mondo dell’occupazione.

Infine, il dato che riguarda l’aumento dello smart working: inevitabile, in tempi di pandemia. Nel 2020, il valore medio di chi ha svolto lavoro agile ha raggiunto il 34,1% (i picchi si sono registrati nel secondo e quarto trimestre, rispettivamente 39,7% e 37,3%). Il settore che più ha impiegato maggiormente il personale da remoto è quello dell’informazione e della comunicazione (circa l’80% in media), seguito dal ramo delle attività finanziare e assicurative (61,4%).

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