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Investimenti sostenibili
e screening normativo

Investimenti sostenibili <br />e screening normativo
L’analisi e la verifica delle imprese in portafoglio si basa sulle normative internazionali di riferimento

Investimenti sostenibili
e screening normativo

L’analisi e la verifica delle imprese in portafoglio si basa sulle normative internazionali di riferimento

Come abbiamo avuto modo di descrivere già nel precedente articolo riguardante l’approccio dell’esclusione, un modo relativamente semplice per rendere i propri portafogli finanziari più sostenibili, consiste nel togliere dagli stessi i titoli di società ritenute poco o per nulla sostenibili. Questo approccio è conosciuto anche con il temine tecnico di «screening negativo» e in questo contesto vi è un ramo denominato a sua volta «screening normativo». In base a questa strategia, applicata da oltre il 40% degli investimenti sostenibili in Svizzera secondo l’ultima analisi di mercato di Swiss Sustainable Finance, gli investimenti sono sottoposti a screening, quindi ad analisi e verifica (che può essere affidata a società specializzate), con l’obiettivo di valutare la compatibilità delle imprese in portafoglio con gli standard minimi di «business practice» basati sulle normative internazionali di riferimento. Una volta individuate le società che operano in contrasto con le norme di riferimento, gli investitori possono in una prima fase optare per l’engagement, ossia per il dialogo, con l’obiettivo di indurre l’impresa stessa ad adeguarsi modificando il proprio comportamento. Qualora non si riesca a promuovere il cambiamento sperato si dovrà necessariamente optare per l’esclusione del titolo dal proprio portafoglio.

Esempi concreti di normative utilizzate dagli operatori finanziari svizzeri che applicano il norms-based screening sono il Global Compact delle Nazioni Unite (con i suoi dieci principi riguardanti i diritti umani, il lavoro, l’ambiente e la lotta alla corruzione), le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), le linee guida dell’OCSE per le imprese multinazionali, i principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani o anche quelli dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN).

Come già indicato nell’articolo precedente, l’approccio dell’esclusione è spesso utilizzato da investitori istituzionali. A livello europeo un esempio emblematico è dato dal fondo sovrano norvegese, che in virtù del suo peso specifico sui mercati e le ingenti somme di cui dispone è in grado di spostare gli equilibri inducendo così le società a comportamenti più virtuosi. In Svizzera un esempio interessante di screening normativo è dato da ASIR-SVVK, l’associazione per gli investimenti responsabili fondata nel 2015 per i grandi investitori istituzionali, tra cui alcune tra le casse pensioni più importanti della Svizzera come la SUVA, PUBLICA (la Cassa pensioni della Confederazione, costituita quale istituto collettore per, attualmente, 20 casse di previdenza), il fondo pensione delle FFS e della Posta o anche la BVK, la Cassa pensioni dei dipendenti del Cantone di Zurigo che con oltre 120 mila assicurati rappresenta il fondo pensioni più grande del paese. In considerazione del fatto che i membri di ASIR forniscono i loro servizi a beneficio di una parte importante e rappresentativa della popolazione svizzera, come base per definire i criteri di esclusione normativa l’associazione si orienta a leggi, ordinanze e accordi o convenzioni internazionali (per esempio la Convenzione sulle munizioni a grappolo) che sono state create mediante un consenso democratico. Gli accordi internazionali conclusi dalla Svizzera coincidono, tra l’altro, in gran parte con i già citati dieci principi del Global Compact, a cui aderiscono oltre 8000 aziende di 145 paesi. Sul sito di ASIR, per chi fosse interessato ad approfondire il tema, sono pubblicate le raccomandazioni riguardanti le imprese attualmente soggette ad esclusione e le relative motivazioni.

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