Finanza

Parliamo di finanza
comportamentale

Parliamo di finanza <br />comportamentale
Suddividere per obbiettivi ed amministrare in modo separato: meno rischi, gestione migliore.

Parliamo di finanza
comportamentale

Suddividere per obbiettivi ed amministrare in modo separato: meno rischi, gestione migliore.

Ci eravamo lasciati con una domanda: è ancora possibile investire, senza giocare d’azzardo? E con una promessa (lo scopriremo presto!). Eccoci pertanto qui.
E’ utile partire da un assunto, basato su una semplice osservazione: gli investitori e le persone (presi sia singolarmente, che come insieme) non agiscono secondo processi razionali. A guidare le loro scelte non sono i principi della massimizzazione dell’utilità, che significa assumere delle decisioni basandosi su analisi pensate e meditate per ottenere, per i propri investimenti, il rendimento più alto a parità di rischio. Ma invece si seguono i principi dell’emotività, prendendo delle decisioni rincorrendo le sensazioni del momento. La dimostrazione di ciò è oggetto di studi da decenni sotto il nome di “economia e finanza comportamentale”, disciplina non molto nota al grande pubblico nonostante l’attribuzione di 5 premi Nobel (di cui l’ultimo a Richard Thaler, nel 2017). In realtà, non c’è bisogno di scomodare un Nobel dell’economia per comprendere quello che si può osservare quotidianamente: il popolo dei piccoli trader che ha investito in Gamestop (vedi articolo) lo ha fatto dopo un’attenta analisi di rischio/rendimento o piuttosto sotto l’onda emotiva dell’emulazione favorita dall’appartenenza alla stanza social? Scontata la risposta, ma non l’operato. Perché nel frattempo Gamestop è ritornata a quasi 300 $ (dopo il picco oltre di 500$, era crollata ad un valore inferiore ai 100$). A nessuno piacerebbe avere investito in Gamestop a 500$, mentre a tutti a 90$. Già: ma come fare? In aiuto ci viene sempre la finanza comportamentale, attraverso la metodologia dei conti mentali. Si tratta di separare mentalmente (almeno in primo luogo) le risorse finanziarie disponibili in differenti comparti, ciascuno dei quali assoggettato ad un uso e una valutazione separato dagli altri.
Per chiarire facciamo un esempio. Ammettiamo di dividere le risorse finanziarie disponibili (es. 10.000CHF) in tre porzioni. La prima dedicata alla conservazione e alla sicurezza del capitale a cui attingere per le necessità delle esigenze quotidiane: ad essa attribuiamo il 50% delle risorse (5.000CHF). La seconda, per i grandi obbiettivi della vita come l’acquisto di una nuova auto, o l’università del figlio: in essa collochiamo il 30% delle disponibilità (3.000CHF). La terza per i divertimenti, come un viaggio di piacere piuttosto che il brivido del gioco: deputiamo qui il 20% restante (2.000CHF). A questo punto, le decisioni di investimento (o di spesa) ne conseguono. Rimanendo nell’esempio, mi potrò permettere il lusso del brivido di “investire in Gamestop”, ma solo per la porzione di denaro appartenente al 20% del conto mentale del divertimento/gioco. Qualora lo perdessi tutto (malaugurata ipotesi!), ne avrei un danno (se non altro perché magari dovrei rinunciare ad un viaggio di piacere che avrei potuto fare), ma ciò non mi arrecherebbe alcun problema alle altre due aree della mia vita (le necessità quotidiane e i grandi obbiettivi). Nel caso invece di un lauto guadagno, oltre a potermi permettere qualche lusso in più, sarei soddisfatto di non avere messo a repentaglio gli obbiettivi più importanti della mia esistenza.
Come si può capire, per il corretto funzionamento è molto importante creare una barriera mentale tra i diversi conti; se può aiutare può anche essere fisica, nel senso di detenere i soldi presso diversi conti correnti. Lo spunto è quello delle cartellette (o delle buste) della nonna: in ognuna di esse venivano posti i soldi (rigorosamente in contanti!) dedicati a ciascun obbiettivo. Certo, non si poteva correre il rischio di non pagare le bollette a causa di un cattivo investimento in Borsa! Cambiano i tempi e gli strumenti, ma non i fini. L’investitore (e il consumatore) non razionale (cioè tutti noi) va aiutato, non deriso. E i conti mentali lo possono fare.
Ci sono altri modi? Lo scopriremo presto, sempre su questa rubrica.

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