Immobiliare e Covid

Settore commerciale
in calo temporaneo

Settore commerciale <br />in calo temporaneo
Forme miste tra smart-working e ufficio: il retail dovrà reinventarsi mentre la logistica è il segmento che trainerà la ripresa (©Riccardo Croci Torti/Errebiweb.com)

Settore commerciale
in calo temporaneo

Forme miste tra smart-working e ufficio: il retail dovrà reinventarsi mentre la logistica è il segmento che trainerà la ripresa (©Riccardo Croci Torti/Errebiweb.com)

A un anno di distanza dall’inizio della crisi pandemica, il tasso di occupazione registra un calo medio dello 0.5% in Ticino, nonostante il numero dei frontalieri sia aumentato dello 0,8% nel 2020 (USTAT). Dai dati statistici emergono differenze abissali nella manifestazione degli effetti legati alla crisi da Covid-19.

Ampliando la nostra analisi ad altri settori, riscontriamo una polarizzazione degli effetti nella situazione degli affari per il segmento alimentare che ha subito una crescita esponenziale da marzo a maggio 2020 (solo nel mese di maggio si è registrato un +13.1% rispetto allo stesso mese nell’anno precedente) venendo meno anche la concorrenza di alberghi e ristoranti che hanno registrato rispettivamente un calo medio del -55.95% e -51.875% nel 2020, stando ai dati USTAT.

Lo spostamento verso l’e-commerce e il conseguente abbandono del canale tradizionale hanno giocato un ruolo decisivo per le sorti del segmento non alimentare: l’anno scorso La Posta ha registrato un aumento del 23% nelle spedizioni di pacchi. Molte economie domestiche, spinte dalla volontà di non rinunciare al consumo di certi beni, hanno effettuato acquisti online per la prima volta o li hanno incrementati: una parte significativa di questi clienti continuerà ad acquistare online dopo aver beneficiato dei vantaggi e della comodità del servizio. La logistica dietro il commercio online è diventata significativamente più complessa e a oggi richiede superfici maggiori rispetto al passato. In Ticino, al vivace interesse si contrappone una disponibilità limitata di superfici idonee; questo ha determinato un aumento dei prezzi nonché una pressione a rialzo sui rendimenti di tali oggetti.

Il distanziamento sociale ha spinto l’acceleratore anche sull’introduzione dello smart-working. La riduzione del numero di impiegati negli uffici ha spinto le società di servizi a ricalcolare il loro fabbisogno di superfici a uso ufficio, provocando una flessione della domanda. A marzo 2021, Credit Suisse nel suo report «Home Sweet Home» stima un calo del 15% per la domanda di uffici a lungo termine sui prossimi dieci anni in Svizzera. Si tratta, tuttavia, di un fenomeno temporaneo, poiché la produttività in home office, inizialmente elevata, è destinata a diminuire col tempo a causa della mancanza di controllo sociale, nonché dall’assenza di comunicazione e innovazione. Di fatto, alla fine della seconda ondata di contagi, si era registrato un volontario ritorno di personale negli uffici. A ciò si aggiungono altri fattori influenzatori come la crescita economica, la digitalizzazione e la terziarizzazione dell’industria che contrasteranno la riduzione della domanda di uffici, e così, a lungo termine, si arriverà ad una stagnazione della domanda di superfici. Nei prossimi mesi, ci attendiamo un progressivo consolidamento di «forme miste di lavoro» che concilino la presenza in ufficio con l’home office.

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