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Stagflazione
in vista nel 2022?

Stagflazione <br />in vista nel 2022?
La strategia di investimento mira ad approfittare delle condizioni favorevoli del mercato, ma in forma flessibile perché il rischio è di rimanere penalizzati dalla comparsa della stagflazione.

Stagflazione
in vista nel 2022?

La strategia di investimento mira ad approfittare delle condizioni favorevoli del mercato, ma in forma flessibile perché il rischio è di rimanere penalizzati dalla comparsa della stagflazione.

La crisi pandemica si avvia (forse) verso la soluzione, seppur rimangono timori legati alle varianti del virus ed alle diverse condizioni sanitarie a livello geografico. Dopo la ripresa registrata da tutte le economie nel corso del 2021 – che si è manifestata relativamente forte negli Stati Uniti - i dati permangono contradditori, ad iniziare dal mercato del lavoro, mentre serpeggiano timori crescenti circa l’aumento permanente dei prezzi di materie prime, oltre alle mancate consegne ed alle altre difficoltà di tipo logistico e d’approvvigionamento. In tali condizioni la strategia di investimento da attuare sui portafogli mira ad approfittare delle condizioni favorevoli del mercato, dove al momento la liquidità risulta ancora abbondante, ma in forma flessibile perché il rischio è di rimanere penalizzati dalla comparsa della stagflazione (inflazione elevata in assenza di crescita). La stagflazione potrebbe portare a perdite finanziarie in tutti le classi d’investimento, anche nel campo obbligazionario dove negli ultimi decenni abbiamo assistito a una riduzione importante dei rendimenti, che sembra ormai essere giunta al termine. Gli investimenti da privilegiare nel corso del 2022 rimarranno quindi ancora gli asset azionari.

Da tener conto che i fenomeni di fiammate inflazionistiche – seppur ritenuti da alcuni destinati ad una permanenza temporanea - saranno incidenti anche nel corso del prossimo anno. In tale prospettiva è importante andare a guardare a quelle economie i cui modelli di crescita sono meno esposti e dipendenti dal consumo di materie prime e di petrolio. Certamente i mercati cosiddetti emergenti – paesi in espansione che sono spesso più produttori di beni e materie piuttosto che consumatori – saranno avvantaggiati da questo contesto, grazie alla loro maggior crescita del PIL e alla correlazione positiva con il prezzo delle commodities, entrate forse in una fase da alcuni definita come «superciclo». Tali paesi inoltre non sono nuovi a dover interagire con forti dinamiche inflattive e anche in passato hanno dimostrato di saper fornire delle performance superiori in questi contesti macroeconomici.

Investire in alcuni Paesi Emergenti significa inoltre puntare sui driver del futuro, basti pensare a Corea e Taiwan, leader tecnologici nel mercato dei semiconduttori, la spina dorsale dell’evoluzione digitale e giunti anche loro in una fase di carenza di reperibilità. Ed è proprio in questi paesi che troviamo le prospettive di crescita maggiori, basti guardare alle stime del Fondo Monetario Internazionale che per l’anno a venire indica l’India come il paese che segnerà la crescita maggiore vicino al +8.5% guidando tutto il comparto mercati emergenti con un +5.1% d’incremento economico. Un altro paese che potrebbe uscire avvantaggiato dall’attuale crisi energetica è la Russia, che sullo sfondo dell’impennata dei prezzi del gas (prezzo quadruplicato in alcuni Paesi, forniture ridotte in Europa, riserve che iniziano a scarseggiare) e l’inverno che si avvicina, potrebbe sfruttare politicamente ed economicamente tale emergenza.

Stagflazione <br />in vista nel 2022?
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