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Perchè non andiamo più sulla Luna

Lo spiega l'esperto Luigi Pizzimenti che stasera a Gravesano presenterà con Paolo Attivissimo una rara pietra lunare.

 
20 luglio 1969: l'uomo è sulla Luna.
 
31
maggio
2015
05:59
Matteo Airaghi

Storico delle esplorazioni spaziali, Luigi Pizzimenti è curatore del padiglione Spazio presso il Museo del Volo Volandia di Malpensa, direttore della sezione Astronautica dell'Osservatorio FOAM13 di Tradate e autore del volume sul Progetto Apollo «Il sogno più grande dell'uomo». Con Paolo Attivissimo, è ideatore e corelatore della conferenza itinerante «Ti porto la Luna» la sera del 1. giugno sarà a Gravesano, zona Municipio(indicazioni sul posto), per una serata nella quale sarà possibile vedere anche una rarissima pietra lunare. Lo abbiamo intervistato.

Dottor Pizzimenti, perché dopo 46 anni è importante non dimenticare che il Progetto Apollo e lo sbarco sulla Luna rappresentano probabilmente il traguardo più importante raggiunto finora nella storia dell'umanità?

«La sfida lanciata ai sovietici dall'allora presidente americano J.F. Kennedy, coinvolse un intero Paese. Gli statunitensi si impegnarono per realizzare il sogno di andare sulla Luna entro la fine degli anni Sessanta e ci riuscirono mettendo in campo le migliori tecnologie disponibili e inventandone di nuove. Il Progetto Apollo ha rappresentato l'apice dell'ingegno umano, del coraggio e della dedizione. Sono convinto che abbiamo il dovere di raccontare alle nuove generazioni che non hanno vissuto quell'epoca, che l'uomo ha realizzato un'impresa incredibile ed è capace di superare ogni difficoltà. Bisogna ispirare le nuove generazioni perché abbiano il coraggio di osare e arrivare là dove l'uomo non è mai giunto prima».

Tutti sanno che il 20 luglio 1969 Armstrong e Aldrin misero per primi piede sul nostro satellite, ma come si arrivò all'allunaggio? Quali furono le tappe salienti di quella straordinaria avventura? Quali le più importanti difficoltà tecnologiche da superare?

«Il Progetto Apollo è frutto del lavoro iniziato con il Programma Mercury e proseguito con il Programma Gemini, dove si testarono tutte le procedure per vivere e lavorare nello spazio.

Furono necessarie enormi infrastrutture e un enorme vettore: il Saturn V alto ben 111 metri. Con il lancio di Apollo 7 si testò il modulo di comando e servizio in orbita terrestre, con Apollo 8, nel dicembre del 1968, l'uomo si spinse fino all'orbita lunare. La successiva missione, Apollo 9, testò il modulo lunare in orbita terrestre. Con Apollo 10 il test del LM (modulo lunare) venne effettuato in orbita lunare per arrivare poi all'allunaggio di Apollo 11. Il tempo di realizzazione fu estremamente rapido. Va ricordato, però, che il 27 gennaio1967, i tre astronauti di Apollo 1: Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee, perirono in un incendio durante i test a terra. La missione Apollo 13 rischiò a sua volta di fare altre tre vittime quando un serbatoio dell'ossigeno esplose a circa 200.000 chilometri dalla Terra. Riportare a casa l'equipaggio fu un grande successo per la NASA. Tra il 1969 e il 1972 ben sei missioni Apollo atterrarono sulla luna riportando sulla terra circa 382 chilogrammi di rocce e una serie incredibile di scoperte ed esperienze».

E dopo invece cosa accadde? Perché secondo lei dal dicembre 1972 nessun uomo è più tornato sulla Luna?

«Al termine di Apollo 17 vi furono le missioni Skylab che utilizzarono parzialmente l'hardware costruito per le missioni Apollo annullate dal Governo americano. Il costo delle missioni lunari era ormai divenuto insopportabile per l'opinione pubblica statunitense. Le guerre e gli impegni sociali degli Stati Uniti assorbivano gran parte dei fondi. Il presidente Kennedy era stato assassinato a Dallas e non esisteva più una guida forte e carismatica che potesse rilanciare la sfida. La "Guerra Fredda" con i russi era stata vinta e si cominciava a parlare di distensione. La Luna ormai era una conquista acquisita».

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