L'analisi

I commerci tra tenute e frenate

Sugli scambi mondiali pesano dazi e guerre, ma il sistema è resiliente
©FRANCK ROBICHON
Lino Terlizzi
24.05.2026 14:00

I commerci mondiali stanno rallentando in media annua, su questo la gran parte degli esperti conviene. È d’altronde quasi inevitabile che la velocità diminuisca, quando le tensioni geopolitiche salgono, le guerre anziché diminuire aumentano, i dazi (soprattutto USA) vengono alzati, le incertezze economiche si ampliano. Il punto ora è cercare di capire di quanto gli scambi globali rallentano. Questo per il commercio in sé, ma anche perché gli scambi sono un segnale per la crescita economica, che a sua volta viene data infatti in rallentamento a livello globale. In tema di scambi mondiali frenati è utile vedere dati e previsioni pubblicati dal Fondo monetario internazionale (FMI) il mese scorso.

La serie delle cifre

La premessa è che l’FMI ha fornito le sue cifre, sui commerci e non solo, indicando che esistono tre possibili scenari: il primo presuppone che la guerra di USA e Israele contro l’Iran, che ha comportato anche i blocchi nello Stretto di Hormuz, non duri a lungo; il secondo presume che gli aumenti dei prezzi di petrolio e gas siano maggiori e persistenti; il terzo si basa su una guerra più lunga e pesante e su rialzi dei prezzi ancora più forti. Prendendo come riferimento il primo scenario, che sin qui è stato indicato come il più probabile, i commerci mondiali complessivi (merci più servizi) dovrebbero per l’FMI registrare quest’anno un volume in aumento del 2,8%, contro l’incremento del 5,1% dell’anno scorso; la previsione per l’anno prossimo è un 3,8%, dunque una parziale risalita, ad un ritmo però ancora inferiore a quello del 2025.

Naturalmente nel corso degli anni si registrano sempre variazioni del grado di crescita dei commerci e nell’ultimo decennio in particolare ci sono state discese e rimbalzi anche consistenti, soprattutto considerando prima la pandemia (caduta del 2020 e rimbalzo del 2021) e poi la guerra legata all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (rallentamenti nel 2022 e 2023). In seguito c’è stato l’allargamento dei conflitti bellici in Medio Oriente. Ciò detto, è interessante vedere la tendenza di fondo degli scambi globali, aiutati in questo dalla media di crescita di questi in due distinti decenni. Secondo l’FMI, la media è stata del 3,2% nel decennio 2008-2017 e si accinge ad essere del 2,9% per il decennio 2018-2027 (sulla base anche delle previsioni per quest’anno e per il prossimo).

Gli elementi di fondo

Queste medie si prestano a molte analisi, in questa sede ci limitiamo a indicare sinteticamente due elementi che emergono dalle cifre dei due diversi decenni: la tendenza al rallentamento purtroppo si conferma; questo rallentamento di lungo periodo è però meno pesante di quanto si potesse presumere, tenendo conto del quadro mondiale molto complicato. Le tensioni geopolitiche, le guerre più numerose, l’aumento del protezionismo causato soprattutto dai dazi USA varati da Trump (nel suo primo e ancor più nel suo secondo mandato), sono fattori che pur nella loro diversità vanno tutti in direzione di un freno agli scambi economici complessivi.

Un quadro globale così difficile poteva portare a frenate dei commerci più pesanti e più prolungate, ma ciò non è avvenuto, ad eccezione del 2020 pandemico. A parte appunto l’anno dell’esplosione della pandemia, per il resto ci sono state oscillazioni con trend di rallentamento, sì, ma non altre discese in territorio negativo. Lo stesso discorso si può fare per la crescita economica globale, che tende a rallentare e che però, 2020 a parte, non si è trasformata sin qui in recessioni annue. Vediamo dunque gli indubbi problemi ma vediamo anche quanto sinora l’economia mondiale sia riuscita a limitare in parte i danni.

Il globale e le tecnologie

Le ragioni di questa resilienza sono molte, vale la pena di ricordarne qui due tra le principali. Una è che nei decenni passati la globalizzazione economica, basata anche su un ampliamento del libero scambio, ha consentito a molte imprese e a molti Paesi di incamerare risorse che sono poi state usate pure per rafforzare le attività economiche e per continuare a mantenerle o a svilupparle, anche quando il quadro si è fatto meno favorevole o avverso. Un’altra ragione è che l’innovazione tecnologica crea sì alcuni problemi ma fornisce anche molte opportunità (in termini sia di servizi sia di produzione) e queste hanno permesso di aggiungere un’ulteriore spinta alle attività economiche. Lo si è visto in diverse fasi, ad esempio con l’estensione di Internet e, ora, con lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale. Restano interrogativi sui ritmi a cui quest’ultima potrà continuare ad espandersi, ma il contributo alla resilienza di commerci e crescita si è visto. Chiaramente, rimane il fatto che tutto potrebbe andare decisamente meglio se il protezionismo tornasse a calare e se le tensioni geopolitiche si facessero meno pesanti.

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