«And Just Like That», all’improvviso è di nuovo Carrie

Serie tv

Il sequel di «Sex and the City» assume toni più cupi rispetto all’originale e l’assenza di Samantha si fa sentire – Ma gli episodi hanno una naturalezza di fondo che conquista

«And Just Like That», all’improvviso è di nuovo Carrie
Sarah Jessica Parker, meglio conosciuta come Carrie Bradshaw. © AP

«And Just Like That», all’improvviso è di nuovo Carrie

Sarah Jessica Parker, meglio conosciuta come Carrie Bradshaw. © AP

Ohibò, Carrie è cresciuta. E con lei anche Miranda e Charlotte. Di Samantha, beh, sappiamo soltanto che è a Londra. A migliaia di chilometri da New York. And Just Like That non è una favola. Né una commedia. Niente di tutto ciò. Il sequel di Sex and the City, ma forse sarebbe meglio definirlo uno spin-off, si muove ancora in una Manhattan ovattata, iper lussuosa e per certi versi frivola. Ma i tardo-yuppies e il turbocapitalismo sono tramontati da un pezzo e la nuova serie targata HBO Max (in Svizzera la trovate su Sky) chiarisce subito due punti: l’amicizia eterna non esiste, mentre il sesso oramai è una presenza latente. Ammazza che tranvata, direbbe Christian De Sica.

Nessuna tenerezza
In effetti, i primi due episodi della nuova serie sono tutto fuorché teneri. Con Carrie in particolare, con il passato volendo allargare il discorso. Se le preoccupazioni pandemiche rappresentano (per fortuna) soltanto un rumore di fondo, a dominare il palcoscenico sono la nostalgia, il confronto con i turbamenti gender e – tornando all’ex quartetto – un senso di inquietudine. O, forse, di accettazione. Sex and the City, in fondo, era una lotta continua, una resistenza all’invecchiamento fisico e alla maturità. Non a caso Samantha, la grande assente di questo progetto, frequentava ragazzi anche di vent’anni più giovani di lei. And Just Like That, per contro, è consapevolezza e coscienza. Riflessione, anche. Del resto, parla di donne che hanno oltrepassato i cinquanta. E che, giocoforza, devono confrontarsi con un mondo differente. Cambiato a tal punto che, paradossalmente, Carrie viene invitata a essere meno pudica al termine di un podcast su sesso e relazioni. Proprio lei, che a cavallo del nuovo millennio aveva ridefinito la sessualità della Grande Mela ticchettando sul suo Mac. Donne che, lungi da noi spoilerare, devono pure confrontarsi con la morte (la scena in questione fra l’altro potrebbe avere strascichi anche nella vita reale, visto che il marchio Peloton minaccia di adire le vie legali).

Proprio così
L’impressione è che i personaggi si sentano maledettamente a disagio in questo 2021 ancora funestato dal coronavirus, Ognuno di loro, dalle (ex) ragazze terribili ai vari Big, Steve e Harry, sembra rimpiangere un altro tempo. Ognuno, con parecchia goffaggine, tenta di adattarsi ai cambiamenti e a una New York così uguale e allo stesso tempo così diversa se paragonata a vent’anni fa. Con Samantha, va da sé, l’umorismo avrebbe fatto da contraltare. E invece ci ritroviamo con episodi lunghi, pesanti, a tratti snervanti nell’inseguire a tutti i costi il politically correct: la presenza di una quarta amica afroamericana assomiglia tanto a una scusa, tardiva, rispetto alle critiche rivolte al primo Sex and the City, definito «troppo bianco» a suo tempo.

Episodi che, tuttavia, funzionano. O, quantomeno, danno un senso di coerenza. Agli inevitabili errori di scrittura e alla pesantezza di alcune scelte, infatti, si contrappone una piacevole naturalezza. I cinquanta e qualcosa di Carrie, Miranda e Charlotte sono mostrati così come sono. Senza filtri. Anzi, con tutte le difficoltà e le sfide che compongono la quotidianità. E in quegli sforzi ci riconosciamo tutti. Perché a tutti è capitato di dover convivere con una morte inattesa e dolorosa. A tutti è capitato di non sentirsi nel posto giusto al momento giusto. Di vedersi, dall’oggi al domani, invecchiati. And Just Like That. Proprio così. All’improvviso.

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