Carrie e le altre: quando il sesso era un tabù

Televisione

L’annunciato revival di «Sex and the City» ci consente un tuffo nel passato per ricordare la serie originale, che contribuì a ridefinire il ruolo della donna

Carrie e le altre: quando il sesso era un tabù
Sarah Jessica Parker, la protagonista della serie. © EPA/Dennis M. Sabangan

Carrie e le altre: quando il sesso era un tabù

Sarah Jessica Parker, la protagonista della serie. © EPA/Dennis M. Sabangan

Correva l’anno 1998. Il 6 giugno, su HBO, debuttava una serie televisiva destinata a rivoluzionare il piccolo schermo e, di riflesso, la società. Parliamo di Sex and the City, «telefilm» – volendo usare un termine ancora in voga all’epoca – mutuato dal romanzo di Candace Bushnell. Raccontava spassionatamente di donne, relazioni, sesso anche. Con sei stagioni e due lungometraggi, di sicuro meno memorabili rispetto al prodotto originale, ha rappresentato e segnato un’epoca. E, soprattutto, sdoganato il lusso. Come dimenticare le scarpe di Manolo Blahnik, il Cosmopolitan bevuto ad ogni ora e in ogni dove, le borsette di Fendi o i laptop della Apple. Per tacere del Meatpacking District di New York, quartiere rivitalizzato (anche) grazie alla serie.

Fra critiche e rivoluzioni

La notizia che Sex and the City beneficerà di un revival, fresca fresca, ci consente un tuffo nel passato. Sì, la serie originale a suo tempo venne criticata – anche aspramente – perché troppo materiale e, per i canoni di certa America, anche troppo aperta verso il sesso. Ma Carrie e le sue amiche, Samantha, Miranda e Charlotte, con i loro abiti firmati e i loro discorsi su tutto e niente, hanno contribuito, e pure tanto, a cambiare le nostre percezioni. Sul sesso, già, come sull’amore e sul mondo in generale. La serie originale fu, in questo senso, antesignana: perché permise agli spettatori di affrontare il tema da un punto di vista femminile. Una novità (quasi) assoluta. Di più, insegnò alle donne ad essere libere. E ad affrontare i luoghi comuni con sfrontatezza. «Non mi farò giudicare dalla società» ripeteva spesso Samantha, interpretata da Kim Cattrall. La sola del cast originale che non parteciperà all’operazione nostalgia.

Il cambio di prospettiva

Il cambio di prospettiva imposto da creatori e sceneggiatori permise, inoltre, di analizzare l’universo maschile in maniera quasi maniacale. Da Mr. Big agli altri, ogni uomo apparso nella serie nel corso degli anni è stato vivisezionato, analizzato, giudicato anche. Canonizzato, se vogliamo, proprio come i maschi hanno fatto (e fanno tuttora) con le donne. Un rovesciamento di cornici evidente. Il tutto, parallelamente, sfatando una miriade di tabù. A cominciare dall’ansia da prestazione e passando per feticismi vari. Ma concentrandosi anche su tematiche più delicate come il cancro al seno o ai testicoli. In generale, ridefinendo la donna anche sul piano del piacere sessuale.

Il senso dell’amicizia

Al centro, però, a ben vedere più che il sesso c’era l’amicizia. Forte, vera, sincera. Capace di superare qualsiasi crisi e, va da sé, qualsiasi amore finito male. Pazienza se, nella realtà, le attrici avevano rapporti piuttosto tesi fra loro (ne parlò Kim Cattrall, guarda caso la sola che mancherà all’appello per il sequel). Sullo schermo, stringi stringi, le avventure amorose erano solo un pretesto per parlare di loro, quattro amiche inseparabili. Un salvagente collettivo per rimanere a galla in una New York esibizionista e smaccatamente edonista. Quattro amiche alla ricerca del rispettivo principe azzurro, nonostante le libertà guadagnate, di scelta e comportamento. Una ricerca a tratti spasmodica, comunque e sempre in compagnia. Perché, da sole, sarebbe stato più complicato.

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