Da Netflix uno sguardo sul conflitto israelo-palestinese

Serie tv

Le tre stagioni di «Fauda» aiutano a comprendere meglio quanto sta accadendo in questi giorni

Da Netflix uno sguardo sul conflitto israelo-palestinese
L’autore e protagonista della serie Lior Raz. © AP/ODED BALILTY

Da Netflix uno sguardo sul conflitto israelo-palestinese

L’autore e protagonista della serie Lior Raz. © AP/ODED BALILTY

«Nessuno voleva parlare del conflitto». Parola di Lior Raz, protagonista e creatore di Fauda. Più che altro, sembrava una pessima idea. Una serie tv israeliana, metà in arabo e metà in ebraico, dedicata appunto al conflitto israelo-palestinese. Troppo. E invece, sei anni e tre stagioni dopo Netflix e la casa di produzione brindano a un successo senza precedenti. Manco a dirlo, la serie è tornata di strettissima attualità in questi giorni. E, sebbene si tratti di finzione, aiuta parecchio a comprendere le tensioni e le difficoltà che caratterizzano quell’angolo di mondo. «È una bella storia» spiegava Raz in una vecchia intervista a RollingStone. Bella ancorché dannata.

Largo al «caos»
La serie racconta le attività di un’unità mitsa’arvim delle forze speciali israeliane. Ovvero, soldati che conducono operazioni sotto copertura tra la popolazione palestinese. Parlano arabo, conoscono usi e costumi locali. Sanno essere invisibili. Fauda, tradotto alla lettera, significa caos. È la parola, araba, che i soldati gridano in missione se qualcosa va storto. Raz, il protagonista, interpreta Doron Kabilio. Nella prima stagione dà la caccia a un terrorista di Hamas, nella seconda intercetta una cellula dello Stato islamico mentre nella terza entra sotto copertura a Gaza, dove gli israeliani non hanno rapporti diretti con l’autorità palestinese locale (a differenza della Cisgiordania). E dove, in questi giorni, la cronaca ci ha riportato complici i raid israeliani e le offensive di Hamas.

La vita dei palestinesi
Fauda, soprattutto, parte da una premessa fondamentale. O, meglio, decide di raccontare qualcosa che, nella vita reale, soltanto i soldati e i giornalisti conoscono per davvero. La vita oltre il muro, già. Se in Cisgiordania i civili israeliani possono entrare purché siano diretti negli insediamenti, nella Striscia di Gaza l’accesso è negato tanto ai civili quanto ai militari. Ancora Raz: «Quando abbiamo scritto la serie, uno degli obiettivi era raccontare a chi è a Tel Aviv o Gerusalemme come vivono i palestinesi. Di loro, nella cultura israeliana, non si parla molto. Volevamo mostrare l’altra parte e anche quello che fanno i soldati israeliani, l’alto prezzo che pagano per le loro azioni».

Fra realtà e finzione
Raz ha ideato Fauda con cognizione di causa. In Cisgiordania ci è stato quando era soldato. Proprio come Doron, il personaggio che interpreta. E così scopriamo che la morte in un attentato della fidanzata di un membro dell’unità, cui è stato dedicato un episodio, in realtà è un ricordo diretto dell’autore: nel 1990, infatti, Raz perse il suo primo amore, vittima di un accoltellamento da parte di un giovane arabo a Gerusalemme. «Abbiamo voluto mostrare Gaza, un luogo molto più scuro e difficile rispetto alla Cisgiordania» diceva l’attore a proposito della terza stagione. Le riprese in realtà sono state fatte altrove, sulla costa settentrionale israeliana, vicino a Haifa, lo stesso dicasi per le scene delle prime due stagioni. Ma, credeteci, è tutto molto realistico. E a differenza della cruda cronaca, il conflitto in Fauda ha nomi, volti, vite (complicatissime) alle spalle. È una serie personale, intima, attraversata da continui rimandi al senso di colpa e alla moralità.

Le polemiche
Le polemiche, va da sé, non sono mancate. L’assenza di una componente palestinese in fase di progettazione si sente. Tant’è che per alcuni Fauda non fa altro che glorificare l’occupazione israeliana dei territori palestinesi. Delle restrizioni cui sono costretti i civili palestinesi, ad esempio, non c’è traccia. «Ma lo show è tutto sull’occupazione» spiegava ancora Lior nell’intervista a RollingStone. «Quando parlo a israeliani di destra mi dicono che davanti a Fauda hanno per la prima volta sentito compassione per i palestinesi. Siriani, yemeniti, libanesi mi hanno detto che davanti a Fauda hanno provato compassione per gli israeliani». Appare chiaro, in ogni caso, che da questo conflitto sembra impossibile evadere. Tutti, anche quelli che vorrebbero vivere in pace, vi rimangono incastrati. La forza di Fauda è anche questa.

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