Il fenomeno Squid Game, in cima alle classifiche di tutto il mondo

Televisione

In meno di un mese, la sanguinosa serie sudcoreana di Netflix ha raggiunto record clamorosi - Il segreto? Social media e accessibilità

Il fenomeno Squid Game, in cima alle classifiche di tutto il mondo
La serie ha un’estetica particolare. ©Netflix

Il fenomeno Squid Game, in cima alle classifiche di tutto il mondo

La serie ha un’estetica particolare. ©Netflix

Squid Game è arrivato senza fare alcun rumore, nascosto fra le decine di titoli che settimanalmente vengono inseriti nell’infinito catalogo di Netflix. Un signor nessuno fra tanti signori nessuno che popolano la piattaforma streaming più commercializzata al mondo. Perché in fondo è inutile negarlo: Netflix è costellato da produzioni che il grande pubblico scarta senza nemmeno spendere due minuti per guardare il trailer. Anche Squid Game sembrava destinato a una sorte simile: serie sudcoreana, trama poco innovativa, attori assolutamente sconosciuti. Insomma, al limite avrebbe potuto funzionare per il pubblico di Seoul e dintorni. E invece no. In meno di un mese è diventato un incredibile successo planetario.

La più grande di sempre

La parabola commerciale di Squid Game – letteralmente «il gioco del calamaro» –, ricorda da vicino «La Casa di Carta», un altro successo inatteso. Dalla periferia al centro dell’universo cinematografico nel giro di qualche giorno. La nuova serie, rilasciata il 19 settembre, è al primo posto in oltre cento Paesi, anche in mercati enormi: USA, Gran Bretagna e – sì, ovvio – Corea del Sud. I numeri per entrare nella storia delle piattaforme streaming, ora, ci sono tutti. Tanto che Ted Sarandos, co-amministratore delegato di Netflix, ha detto che «vedo ottime possibilità affinché Squid Game diventi la nostra più grande serie di sempre».

Il salvadanaio

Tutto bellissimo. Ma prima di cercare di capire il perché di questo blockbuster, dobbiamo evidentemente descriverne il contenuto. Che comunque rappresenta anch’esso una fetta del successo. Il protagonista è Seong Gi-hun, sulla quarantina, disastrato, ludopatico e soprattutto indebitato fin sopra i capelli. Dopo una serie di vicissitudini, firma un contratto per partecipare a un gioco con altre 455 persone, tutte accomunate da vite sregolate e debiti talmente grandi da essere impossibili da ripianare. I disperati vengono quindi portati su un’isola e lì comincia la «vera» storia. La serie di giochi – organizzata da un misterioso uomo mascherato, aiutato da altri uomini mascherati e armati – nasconde un «dettaglio»: chi perde o infrange le regole, viene ucciso. Insomma, è un gioco mortale, di sopravvivenza. Fatto di sfide per bambini, come «un, due, tre, stella». E poi c’è la promessa: chi arriverà in fondo al sanguinoso torneo, vincerà circa 38 milioni di dollari. Soldi che cadono in un salvadanaio man mano che i giocatori vengono uccisi. E che agli occhi di persone drogate di gioco e con una vita infernale al di fuori dell’isola, rappresentano una tentazione irresistibile. Costi quel che costi.

TikTok e i costumi

Una trama lineare, semplice, già vista (ricordate Hunger Games? Ecco). Eppure devastante in quanto a successo. Unica, anche, a partire da Hwang Dong-hyuk - creatore, regista e sceneggiatore di tutte le nove puntate di Squid Game – che s’è visto rifiutare per dieci anni la sua bozza dalle case di produzione. Fino al 2019, quando Netflix – adattandone alcune parti – ha deciso di scommetterci sopra. Vincendo. Ancora una volta, una serie non americana è balzata in cima alle classifiche streaming. Perché?

Una prima chiave di lettura è senz’altro la strategia di Netflix al di fuori dagli Stati Uniti: investimenti miliardari. Una quota in continua crescita, tanto che nell’ultimo anno l’azienda ha investito 500 milioni di dollari proprio in Corea del Sud, sfruttando anche la popolarità in America del K-Pop, il pop coreano. La seconda chiave di lettura è poi l’accessibilità dei titoli non inglesi. Squid Game, ad esempio, è stato sottotitolato da subito in 37 lingue, permettendo a Netflix di avere una platea universale. Costi bassi, risultato garantito. La terza e ultima chiave è invece la più importante: la diffusione nei social media. I costumi della serie sono già un «must», mentre i mini-video creati con l’hashtag #SquidGame su TikTok sono oltre 15 miliardi. Per non parlare dei «meme», altro potenziatore fenomenale di ogni spettacolo televisivo. «La gente ne sente parlare, la gente ne parla, la gente lo ama: tutto ciò fa crescere lo show indipendentemente da quello che facciamo», ha detto Bele Bajaria, responsabile del settore Global TV di Netflix. E intanto Squid Game cresce ogni giorno: e poco importa della trama, delle scene splatter o di qualsivoglia pecca. L’importante è che se ne parli.

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