Svizzera a tutto streaming

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È passato un anno dall’esordio di Play Suisse, la piattaforma «Made in Switzerland» a cura di SRG SSR che si propone di riunire, offrendoli ad un pubblico più vasto sul territorio nazionale, film, serie e documentari provenienti da ogni regione linguistica del Paese - Il bilancio positivo del responsabile del progetto Pierre-Adrian Irlé

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Il 7 novembre 2020, proprio quando scattava la seconda chiusura generale dovuta all’emergenza sanitaria, esordiva Play Suisse, la piattaforma streaming della SRG SSR che riunisce film, serie e documentari provenienti da tutte le regioni linguistiche del Paese, disponibili su tutto il territorio elvetico (con la possibilità di accesso dall’estero per chi ha numero di telefono e codice postale svizzeri) e con sottotitoli in tutte le lingue nazionali. Nel corso di questi primi dodici mesi il servizio ha già raggiunto traguardi notevoli, come ci svela Pierre-Adrian Irlé, responsabile del progetto: «Al momento non sono in grado di comunicare il numero esatto di utenti: lo sapremo ufficialmente solo a metà novembre, ma siamo contenti. Quello che posso dire è legato a un recente studio di Digimonitor, che analizza l’uso delle piattaforme digitali e ha pubblicato i suoi risultati più recenti il 30 agosto. Dai loro sondaggi è emerso che Play Suisse è più o meno allo stesso livello di Disney+, mentre Netflix rimane irraggiungibile». Le statistiche di Digimonitor infatti, indicano che Play Suisse è usato dal 10.2% della popolazione, superando di poco Disney+ (9.7%) e di gran lunga sia Apple Tv+ (4,8%) e Amazon Prime Video (4,5%), mentre Netflix domina con il 42% (superato però a sua volta da YouTube che sta al 68%). Un altro dato interessante, secondo Irlé, è che PlaySuisse ha «un numero maggiore di spettatori che di utenti. Probabilmente si tratta di visioni collettive sotto lo stesso tetto, tra congiunti ad esempio».

Fruizione migliorata

Qual è stata la sfida maggiore in questi primi dodici mesi di vita della piattaforma? «Sicuramente il miglioramento della fruizione del servizio», spiega il responsabile. «Non sarebbe corretto dire che al momento del lancio era un prototipo, ma c’erano dei potenziamenti da fare affinché l’esperienza dell’utente fosse la migliore possibile, su tutti i dispositivi, incluse le Smart TV. Inoltre, ci eravamo posti l’obiettivo di avere almeno 3.000 titoli a disposizione in questa prima fase, e attualmente siamo arrivati a 2.700, ci siamo quasi». L’altro obiettivo di partenza era rendere accessibili in tutta la Svizzera produzioni che in circostanze normali non viaggiano al di fuori della regione linguistica di competenza. Missione compiuta? «Tra i dati che pubblicheremo il 16 novembre ci sono anche le Top 10 dei titoli più visti per ogni regione, e ce ne sono alcuni che appaiono in tutte le liste, come Wilder», continua. «In generale sono soprattutto produzioni di finzione, e lo si nota anche consultando la sezione Trending sulla piattaforma, bisogna andare ben oltre la Top 10 per imbattersi nei documentari. È una tendenza che ci accomuna alle altre piattaforme più generaliste: il pubblico ha soprattutto voglia di fiction».

Missione confermata

A tal proposito, è cambiata la filosofia sulle produzioni originali per il servizio? «No, al momento rimane il principio che proporremo solo ciò che proviene dalle emittenti regionali. Potrebbe cambiare in futuro, ma al momento la nostra missione rimane quella originale». Oltre alle classifiche individuali che dipendono dalla singola regione linguistica, il servizio vanta anche diverse categorie collegate al successo delle produzioni nostrane, come quella dei più grandi campioni d’incassi del cinema svizzero, dall’immortale Die Schweizermacher (1978) al più recente Die göttliche Ordnung (2017), o quella delle serie più popolari, tra le quali troviamo la produzione ticinese Arthur, da poco disponibile con la seconda stagione, e titoli di punta come il già citato Wilder e i thriller finanziari Private Banking e Quartier des banques.

Tra le nuove aggiunte più intriganti c’è Neumatt, produzione della SRF in collaborazione con Zodiac Pictures, dove un consulente di successo residente a Zurigo si ritrova con una fattoria piena di debiti dopo il suicidio del padre agricoltore, per la regia di Sabine Boss e Pierre Monnard. Tra i documentari spiccano Hugo en Afrique, primo episodio di un trittico che Stefano Knuchel ha dedicato al fumettista Hugo Pratt (il secondo, Hugo in Argentina, è stato presentato alla Mostra di Venezia due mesi fa), e Dark Star, ritratto dell’artista grigionese H.R. Giger (papà della terrificante creatura di Alien), uscito nell’autunno del 2014, pochi mesi dopo la scomparsa del diretto interessato (è morto subito dopo aver registrato l’ultima intervista).

Qualità internazionale

Su PlaySuisse non mancano le coproduzioni internazionali, con Paesi come la Francia (Sils Maria di Olivier Assayas, con Juliette Binoche e Kristen Stewart) e soprattutto l’Italia: tra le storie ambientate oltreconfine e realizzate con la partecipazione della RSI e altre case di produzione spiccano i film di Silvio Soldini, milanese con genitori ticinesi, e il recentissimo Favolacce, premio per la sceneggiatura alla Berlinale 2020 e ultimo progetto a cui ha lavorato la grande produttrice Tiziana Soudani, venuta a mancare poche settimane prima del debutto del film.

Sebbene la piattaforma sia disponibile solo in Svizzera o, al limite, per gli svizzeri residenti all’estero («L’accesso generale fuori dal territorio nazionale non è consentito per una questione di diritti», dice Pierre-Adrian Irlé), la qualità internazionale è presente anche nella nutrita categoria Festival, con l’intersezione tra il catalogo della piattaforma e la storia di varie manifestazioni prestigiose, da Locarno a Zurigo passando per Visions du Réel (a questi si aggiunge il Montreux Jazz Festival, con concerti di artisti che sono stati ospiti della kermesse musicale), mettendo in evidenza la versatilità del cinema elvetico e mettendolo a disposizione di tutti, laddove solitamente è proprio grazie ai festival che le produzioni svizzere viaggiano al di fuori delle regioni d’origine.

Tra gli eventi che approfittano della sinergia c’è il Geneva International Film Festival, la cui nuova direttrice Anaïs Emery, veterana dell’appuntamento con il fantastico a Neuchâtel, ha scelto di dedicare una retrospettiva a film e serie che hanno usato la città di Ginevra come location, dai classici di Alain Tanner a titoli statunitensi come Contagion, il thriller di Steven Soderbergh che dieci anni fa anticipava, con spaventosa precisione grazie alla consulenza di esperti in materia, la pandemia attualmente in corso. Un programma nutrito disponibile in doppia versione, nelle sale del festival e online, offrendo anche a chi non può recarsi fisicamente a Ginevra la possibilità di vivere una parte della manifestazione. Un pezzo importante della Svizzera cinematografica può così arrivare nelle case di tutti, dando il tono ai prossimi dodici mesi di una piattaforma che continua a crescere, smentendo con brio e ambizione il luogo comune sulla produzione audiovisiva inesistente in ambito elvetico.

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