Scherma

Alessandra e la gioia ritrovata

Alessandra e la gioia ritrovata
La scherma paralimpica è sport e scuola di vita, regalando grandi soddisfazioni sportive (e non)

Alessandra e la gioia ritrovata

La scherma paralimpica è sport e scuola di vita, regalando grandi soddisfazioni sportive (e non)

Alessandra e la gioia ritrovata

Alessandra e la gioia ritrovata

“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, ha il potere di ispirare, di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno, parla ai giovani in una lingua che comprendono.

Lo sport può portare speranza dove una volta c’era solo disperazione. (...)

Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione“.

[Nelson Mandela, Laureus World Sports Awards, 2000]

Alessandra ha 10 anni, segue il fratello più piccolo alle lezioni di scherma, guarda, osserva, vede gli altri bambini divertirsi, imparare, provare a confrontarsi. Lei siede ai bordi della palestra, non fa sport. Due anni prima ha cominciato ad avere problemi a camminare, le sue gambe e i suoi piedi hanno preso ad andare per i fatti loro, spesso le fanno male e ancor più spesso è stanca, stanchissima. Un tempo correva, faceva ginnastica, andava in piscina, in bicicletta. Adesso non più, anche se le piacerebbe da morire.

Un anno prima i medici le hanno diagnosticato la distonia, un disturbo neurologico del movimento, una malattia spesso degenerativa e generalizzata, che a breve la porta a dover usare la sedia a rotelle per spostarsi ovunque, a casa e a scuola.

Ha paura che tutti la guardino e non le piace confrontarsi con gli altri, si sente osservata, diversa, nervosa e si chiude nel suo guscio. Anche a scuola le cose non sono facili, si sente sola e ha paura ad aprirsi agli altri, a raccontare le proprie paure e i propri sentimenti. Una soluzione palliativa le permette di tornare a camminare, ad essere autonoma: la malattia silenziosamente progredirà, ma almeno la vita di tutti i giorni sarà più semplice e nel frattempo chissà, magari si troverà una cura.

Un giorno di due anni fa Alessandra prova ad impugnare una spada da allenamento in sala scherma e a tirare, i maestri capiscono che potrebbe farcela, che potrebbe essere un nuovo inizio. Nessuno in Ticino fa scherma seduto su una sedia a rotelle, nel resto del mondo è una disciplina in rapida crescita, ma qui, nel nostro Cantone, ancora non esistono sale adatte e scuole di scherma che la insegnino.

Alessandra è entusiasta, poche lezioni con la maestra e scopre un mondo nuovo, vuole provare e riprovare, diventa instancabile, elettrizzata. Gli altri bambini del club si raccolgono intorno a quella sedia e vogliono provare a tirare con lei, c’è spontaneità, serenità, curiosità, divertimento, si è tutti quanti atleti e bambini insieme, senza alcuna differenza.

Il Club Lugano Scherma decide così molto presto di istituire un corso specifico per atleti paralimpici, dotarsi dell’attrezzatura e dei requisiti necessari per diventare un centro specializzato, che possa accogliere chiunque lo desideri, di qualsiasi età e con qualsiasi disabilità, chiunque abbia voglia di imparare, mettersi in gioco, trovare uno stimolo importante.

Ed è questo ciò che si vede adesso negli occhi di Alessandra: un obiettivo da raggiungere con le proprie forze, la serenità e la sicurezza nelle proprie possibilità, la consapevolezza di conoscere i propri limiti e non averne paura. Segue le lezioni di gruppo e individuali, si confronta con gli altri coetanei che devono per un attimo mettere da parte quanto imparato sulle loro gambe negli assalti e nelle lezioni, per sedersi di fronte a lei e cercare di adattare il proprio modo di fare scherma a un modo nuovo, non meno adrenalinico e faticoso. C’è rispetto, uguaglianza, sincerità e puro spirito sportivo.

La scherma su sedia a rotelle è tutto questo e molto di più: è inclusione e integrazione, è rispetto per l’avversario, per il gruppo, per le regole, per il coach e per l’arbitro. E’ superare paure e pregiudizi e affrontare le proprie difficoltà, trovando il modo migliore per risolverle. La scherma insegna che la sconfitta educa tanto e più della vittoria, non importa quanta fatica si sia spesa per raggiungerla.

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