Chi sceglie lo sport:
i genitori o i figli?

Chi sceglie lo sport: <br />i genitori o i figli?
La passione per uno sport non va prevaricata da parte degli adulti, ma assecondata e sostenuta.

Chi sceglie lo sport:
i genitori o i figli?

La passione per uno sport non va prevaricata da parte degli adulti, ma assecondata e sostenuta.

Chi sceglie lo sport: <br />i genitori o i figli?

Chi sceglie lo sport:
i genitori o i figli?

«Nostro figlio è ancora molto piccolo e non capisce che tipo di sport gli piace», dicono molti genitori. Alcuni influenzano consapevolmente la scelta del loro bambino: lo mandano a certe lezioni anziché ad altre, perché «così impara meglio», e insistono perché frequenti proprio quella palestra o quel club sportivo. Oppure, al contrario, l’influenza sulla scelta del bambino può avvenire inconsciamente: questo accade quando i genitori non parlano direttamente, ma palesano, in ogni modo possibile, che vorrebbero tanto che il loro bambino praticasse un particolare sport.
Entrambi i casi sono più probabilmente dovuti alle ambizioni del genitore, che non al desiderio del figlio. Effettivamente, i bambini capiscono perfettamente da cosa sono più attratti. Talvolta non possiedono abbastanza perseveranza, da non abbandonare ciò che hanno iniziato.
Nel nostro club Lugano Scherma si allena Linda Ibranyan, 15 anni, la cui madre, Isabella Tarchini, ha fatto parte per diversi anni della nazionale elvetica di spada, ha vinto diversi titoli nazionali, sia individualmente che a squadre, è arrivata terza ai mondiali giovani, ed è attualmente campionessa europea nella categoria veterani. Anche Linda ha scelto la scherma. Tuttavia, Isabella racconta che la figlia ha provato molti sport, prima di approdare alla scherma. Anche il papà è un grande sportivo: dapprima triatleta, pratica ora intensamente il ciclismo. Linda ha quindi scelto la scherma da sola, ovviamente anche perché vedeva la mamma in palestra, ed ha avuto l’opportunità di scegliere il suo sport, di cui ha subito amato l’atmosfera della competizione e del club.
Tuttavia, non in tutte le famiglie si incoraggia questa situazione. Spesso osserviamo come in molte famiglie la scelta del bambino sia pressoché obbligata. Questo accade quando i genitori, magari allenatori a loro volta, o molto coinvolti nell’educazione e nello sviluppo del proprio figlio, vogliono partecipare letteralmente a tutto, impedendo al bambino di mostrare la sua indipendenza e limitando così la sua libertà di scelta. Ma se la scelta è compiuta consapevolmente dal bambino stesso, ci sono molti vantaggi nell’avere un genitore che pratica lo stesso sport. Secondo Isabella possono essere:
- i genitori e il figlio parlano la stessa lingua, non c’è situazione in cui i genitori non capiscano cosa accada ad allenamento
- si possono dare consigli o rispondere alle domande che il figlio pone. «È importante» - dice Isabella - «mantenere la posizione genitoriale. Dare qualche consiglio può andar bene, senza però mai contraddire l’allenatore».
- si può condividere la propria esperienza, parlare dei propri successi o insuccessi, motivando con il proprio esempio.

D’altronde, se un bambino ha compiuto una scelta non autonoma ma su suggerimento dei suoi genitori, può accadere che ne sia poi insoddisfatto e che quindi, soprattutto durante l’adolescenza, arrivi ad incolpare i genitori di non averlo lasciato scegliere in modo del tutto indipendente.
Cosa può scatenare un simile comportamento dei ragazzi? Il bambino può iniziare a provare timore di essere inadeguato nei confronti del suo ambiente (genitori, allenatore), così come timore di mostrare risultati insufficientemente buoni negli allenamenti o nelle competizioni, perché penserà di non essere un figlio abbastanza bravo, e che i genitori potrebbero amarlo di meno per questo motivo. Questa situazione porta a blocchi psicologici, insicurezza, nervosismo, stress, e persino a lesioni e disturbi fisici. È importante che il bambino senta la libertà di essere sè stesso e non senta l’obbligo di essere migliore di qualcun altro ad ogni costo.
Questo è il suo percorso, la sua vita, la sua esperienza. Potrebbe non essere destinato a raggiungere le stesse vette che i suoi genitori hanno raggiunto o quei risultati che si aspettano da lui, ma questo non significa che non possa essere bravo e che non possa raggiungere il successo in qualche altro campo. Non dimentichiamo che gli scopi principali dello sport, soprattutto per i bambini ed i ragazzi, devono rimanere il divertimento ed i benefici fisici derivanti dalla sua pratica.
Accade talvolta che anche i genitori si inseriscano nell’area di responsabilità dell’istruttore, magari iniziando ad intervenire nell’allenamento. In questo caso, l’opinione dell’allenatore non solo non è più determinante, ma spesso non viene presa affatto in considerazione. E accadrà così che una persona, magari esperta di pedagogia e di una specifica disciplina sportiva molto più di un bambino o dei suoi genitori, sarà costretta a trascurare le sue conoscenze, rendendosi conto che anche solo dando consigli, potrà provocare l’aggressività dei genitori, che credono di «sapere meglio di cosa ha bisogno il proprio figlio».
Questa tendenza riduce inequivocabilmente la gamma di opportunità di sviluppo di un bambino, non permettendogli di realizzare pienamente sé stesso. Il bambino si trova così tra due fuochi. In questo caso, è importante che i genitori imparino a fidarsi di entrambi, sia del figlio che dell’allenatore. Dopotutto, hanno pur sempre scelto un determinato sport e un determinato istruttore per un motivo, non invano.
Se un bambino fa sport senza alcun desiderio, ma solo «perché la mamma (o il papà) non si arrabbi» o per qualche altro motivo, pensiamo a quanto tempo prezioso impiega, perdendo l’opportunità di fare invece qualcosa che gli piace! Certo, dare completa libertà a un bambino o non dargliela affatto è un interrogativo difficile. E la risposta, molto probabilmente, è che non si dovrebbe dare a un bambino libertà assoluta – per questo esistono i genitori che devono appunto educare, sostenere, proteggere. Tuttavia, è importante che il bambino abbia sempre l’opportunità di scegliere ciò che gli piace e di prendere decisioni autonomamente. In questa situazione un genitore dovrebbe svolgere il ruolo di guida: consigliare, aiutare a scegliere (portando il figlio a sperimentare sport diversi, illustrando quali altri tipi di sport esistono), promuovere un senso di responsabilità e indipendenza nel proprio figlio, perché molti bambini sono irrequieti e incostanti, quindi è necessario farli divertire, motivarli, ma in nessun caso manipolarli.

«Ognuno sceglie per se stesso
Anch’io provo il meglio che posso immaginare.
Non biasimo nessun altro per le mie decisioni.
Ognuno sceglie per se stesso.»

Yury Levitansky

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