Il punto

Dare sempre
il meglio di sé

Dare sempre<br />il meglio di sé
I traguardi più importanti sono quelli personali.

Dare sempre
il meglio di sé

I traguardi più importanti sono quelli personali.

Pensiamo un attimo alla nostra cultura sportiva. Qual è il suo valore dominante? Certamente quello legato alla vittoria o al risultato cronometrico puro. Siamo affamati di nuovi record, di nuove prestazioni che spingono i limiti umani sempre più in là.

Non interessano le condizioni di partenza che hanno prodotto il risultato, condizioni che spesso sono molto favorevoli a taluni atleti piuttosto che ad altri, a dipendenza ad esempio del paese di provenienza, della condizione socio-economica e della possibilità di avere a disposizione attrezzature efficienti e metodologie di allenamento migliori. Nella nostra cultura sportiva prevale il concetto legato alla prestazione assoluta, basta seguire qualsiasi evento per rendersene conto. Questa idea porta a una celebrazione del campione, escludendo tutti gli altri, anche chi raggiunge risultati ragguardevoli partendo però da condizioni molto più svantaggiose.

In altre epoche, però, non sempre è stato così. Nell’antica Grecia, ad esempio, il vero obiettivo dell’educazione era la coltivazione dell’areté, l’eccellenza umana. Il termine “areté”, tradotto, indica “virtù”, ma il significato è più vicino a “essere il meglio che puoi”. In altre parole, promuovere l’areté significava che ognuno doveva assumersi la responsabilità di essere il meglio di sé, di esprimere al massimo le proprie potenzialità. Lo sport era incluso nell’antica educazione greca perché doveva promuovere l’areté che poteva poi essere applicata a qualsiasi altra sfera della vita.

Dunque, cercare di essere il meglio di sé: un principio, questo, molto interessante e che andrebbe rivalutato anche oggi. Perché lo sport è cambiato e si è evoluto, è diventato patrimonio di tutti e non più solo dei campioni. Perché ogni prestazione sportiva, anche quella apparentemente più modesta deve sempre essere considerata in un quadro più generale e alla luce di tutti i fattori che entrano in gioco.

Allora vedremmo come anche la madre di famiglia che riesce nell’impresa di concludere una maratona ritagliandosi il tempo per l’allenamento all’interno del ricco programma di faccende domestiche, oppure il giovane che si diverte e si impegna in uno sport pur sapendo che non sarà mai un campione o, ancora, l’ultrasessantenne che riesce ad ottenere dei risultati di rilievo, come l’atleta disabile capace di grandi exploit, sono in realtà delle figure di grandi sportivi, non fosse che per la volontà e la determinazione di cui danno prova.

Oggi chi non vince e non fa un record difficilmente viene considerato e finisce sotto i riflettori. Ma è giusto sapere che chi dà il meglio di sé sarà sempre un vincente, indipendentemente dai risultati che si ottengono e dalla distanza che li separa dai cosiddetti campioni dello sport.

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