Lo sguardo

Gareggiare ai tempi
del Coronavirus

Gareggiare ai tempi <br />del Coronavirus
Come tutte le altre attività, in questo periodo di emergenza anche lo sport subisce dei contraccolpi

Gareggiare ai tempi
del Coronavirus

Come tutte le altre attività, in questo periodo di emergenza anche lo sport subisce dei contraccolpi

Ormai si sa, l’emergenza coronavirus non ha risparmiato neppure il mondo dello sport e in questo momento sono numerosi gli appuntamenti in cartellone che sono stati annullati. Il provvedimento riguarda tutti gli sport dove è prevista una alta concentrazione di persone e quindi una maggiore possibilità di diffusione del virus.

Ecco allora che si è assistito alla disputa di incontri di hockey a porte chiuse, come l’ultimo derby tra Lugano e Ambrì, così come all’annullamento di molte altre manifestazioni. Anche in prospettiva futura ci si interroga: lo stesso Comitato olimpico internazionale non esclude la cancellazione dei giochi di Tokyo aspettando la fine di maggio per prendere una decisione definitiva.

Proprio a Tokyo, in occasione della recente maratona, una delle “grandi” a livello internazionale, si è assistito allo stop forzato per ben 38000 amatori, lasciando gareggiare solo i “top runner”, ovvero 150 atleti che peraltro hanno dato vita a una gara di altissimo livello. Altre maratone, nella vicina Italia e in tutto il mondo, sono state annullate o rinviate.

Il fenomeno tocca naturalmente in primis gli organizzatori, ma a questo punto sorge pure il problema di chi, anche se da semplice “amatore”, si è preparato per mesi in vista di uno di questi appuntamenti per poi dover rinunciare, appunto, a seguito dell’emergenza legata alla diffusione del COVID-19.

Sebbene questa problematica appartenga certamente a un ordine inferiore di preoccupazioni, ciò nonostante può essere frustrante per un atleta dover mancare a una competizione per la quale sono stati fatti molti sacrifici in termini di impegno e di ore di allenamento.

Il problema principale è che non è possibile “congelare” uno stato di forma per un periodo troppo lungo, sapendo che al massimo può durare per poche settimane. Questo significa che un atleta che era ormai pronto per gareggiare, ad esempio in una maratona primaverile, dovrà gioco forza ridefinire i suoi obiettivi.

In questi casi un buon compromesso potrebbe essere quello di continuare ad allenarsi, ma a un’intensità inferiore rispetto alle settimane precedenti una competizione. Quindi lavori “lunghi” di mantenimento e ripetute controllate a un’intensità leggermente più contenuta.

Insomma, occorre “scalare” di una marcia la preparazione, mantenendo però il motore sempre allenato, ma soprattutto pronto per un’ultima fase di preparazione intensa qualora si riaprisse la possibilità di gareggiare. In questo senso si potrebbe pensare anche alla partecipazione a gare con meno iscritti, quelle che vengono ancora consentite.

Resta comunque, per ogni atleta “amatore” il principio fondamentale che lo sport deve anzitutto essere un piacere e quindi, anche se occorre rinunciare per forza maggiore alla riprova della competizione, si deve sempre essere soddisfatti della condizione raggiunta e dell’intrinseca felicità che regala ogni attività fisica.

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