Buone pratiche

Il rispetto è necessario
anche in montagna

Il rispetto è necessario <br />anche in montagna
La sicurezza, il rispetto e il senso civico sono indispensabili anche negli sport ad alta quota

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La pandemia e le conseguenti chiusure forzate hanno portato moltissime persone a scoprire o a riscoprire la montagna. Chi a piedi, chi con le racchette da neve, chi in bicicletta o con gli sci. Questa situazione ha però creato non pochi problemi che si potrebbero riassumere sotto alcune voci ed in particolar modo la sicurezza personale, il rispetto della proprietà altrui, la mancanza di sensibilità ambientale e l’assenza di regole precise sui comportamenti da tenere.

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Adiamo però con ordine. La montagna ci accoglie tutti ma sa anche essere piuttosto dura e spietata, sia con chi la conosce ma anche e soprattutto per i neofiti fai da te. Comperare un paio di ciaspole ed uscire allo sbaraglio su pendii nevosi senza assolutamente conoscere i rudimenti della nivologia e dello studio sulle valanghe, può avere esiti letali. Lo stesso vale per l’avventurarsi in quota per una «corsetta» senza disporre dell’equipaggiamento adatto o cercare di percorrere sentieri in bicicletta senza averlo mai fatto prima.

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Occorre poi ricordare che la montagna non è un luogo pubblico ma ha spesso e volentieri dei proprietari quali i patriziati, i comuni oppure privati cittadini che attorno al loro rustico hanno boschi e pascoli. Ci sono alpeggi che da secoli mantengono il nostro territorio e con i quali generazioni di contadini hanno potuto (e possono) mantenere le loro vite rurali. Alcune strade di accesso verso le aree montagnose sono private oppure espongono dei cartelli di divieto di accesso e non sono quindi fruibili liberamente.

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Recandosi tra boschi e prati sarà capitato a chiunque di trovare rifiuti di ogni genere. Dalle mascherine alle famigerate bottigliette in PET, dai fazzoletti del naso (usati spesso per altri orifizi) agli odiosi mozziconi di sigaretta ed ora, grazie a rifugi alpini che propongono il servizio da asporto, stoviglie usa e getta, tovaglioli, carta stagnola, ecc. Non è da meno la presenza di cani sciolti che sfuggono al controllo dei loro proprietari, azzannando passanti o, peggio, rincorrendo fauna selvatica ed uccidendo ungulati che faticano già a sopravvivere durante l’inverno. I parcheggi selvaggi, l’espletamento dei propri bisogni fisiologici ai lati delle strade, dei sentieri o nei paesi, gli schiamazzi notturni dopo aver fatto bagordi in qualche capanna, concludono questa breve ma tutt’altro che esaustiva lista.

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Ora, fermo restando che laddove mancano le leggi andrebbe usato il buon senso e che in assenza di direttive specifiche occorrerebbe agire con intelligenza, ci si chiede lecitamente, come sia possibile mitigare queste situazioni. Un cittadino che inizi un’attività sportiva, specialmente in un ambiente ostile come la montagna, dovrebbe avere l’acume di farsi accompagnare da persone esperte e portando con sé l’attrezzatura necessaria. Iniziando con facili escursioni è sicuramente meglio che partire a tutto gas e trovarsi poi in situazioni critiche. Possibile, ci si chiede, che nonostante i numerosissimi morti a causa di cadute o valanghe negli scorsi mesi, questo concetto non sia stato ancora acquisito?

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Il rispetto della proprietà altrui è una pietra miliare nell’educazione di una persona e per l’esistenza di una società civile. Rispettiamo la segnaletica, le indicazioni e le tradizioni locali, teniamo i cani al guinzaglio ed informiamoci preventivamente su dove i cani pastori siano presenti. Ricordiamo che chi lavora (e vive) con questi animali ha la priorità e la convivenza è possibile ma non obbligatoria. Chi teme l’acqua profonda, quando va al mare non chiede alle autorità locali di modificare il litorale in base alle proprie fobie. Ci si astiene dall’entrare in acqua oltre un certo punto. Lo stesso facciano le persone che hanno paura delle mucche, delle capre o dei cani da pastore; ne restino lontane, scegliendo percorsi alternativi.

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Infine, lasciamo la montagna (così come ogni altro luogo) nella condizione più naturale possibile. Portiamo quindi a casa i nostri rifiuti (e quelli che troviamo cammin facendo) e non diamo per scontato che ogni praticello sia li per farci parcheggiare l’auto. I sacchetti per i cani vanno utilizzati e riportati a valle. Purtroppo, si trovano spesso tali oggetti nascosti sotto le pietre o anche in bella vista. Inutile dire che mentre il contenuto è biodegradabile in pochi giorni, l’involucro in plastica dura centinaia di anni... Quindi, poggiando su sicurezza, rispetto e senso civico, usciamo a divertirci in montagna e a godere di una primavera che sta facendo capolino dopo un lungo inverno.

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