La riflessione

La motivazione
nello sport

La motivazione <br />nello sport
La volontà individuale può essere difficile da trovare.

La motivazione
nello sport

La volontà individuale può essere difficile da trovare.

Secondo le più recenti teorie, la motivazione nello sport si fonda su due aspetti fondamentali: quello fisiologico legato al bisogno di movimento e quello psicologico, più connesso alla necessità di affermazione. Questa fondamentale nozione accomuna moltissimi sportivi. Senza entrare troppo nel dettaglio, si può affermare che la parte fisica permette il raggiungimento di un equilibrio neuro dinamico a livello biologico mentre la parte psichica comprende fattori socioculturali e ottempera ai bisogni affettivi ed emotivi. Per approfondire un poco il discorso, occorre tirare in ballo Abraham Maslow. Nel ’54 pubblicava la sua teoria della piramide gerarchica nella quale, alla base stanno i bisogni fisiologici (nutrirsi, dissetarsi, ecc.), seguiti poi dalla necessità della sicurezza (una casa, un impiego, la salute, ecc.). Dopo queste due fasi legate piuttosto alla sopravvivenza vera e propria, compare il bisogno di appartenenza (ad una famiglia, ad un gruppo, ecc.) seguita dalla necessità di essere stimati e godere quindi del rispetto degli altri e di sé stessi. Quando tutte queste condizioni sono realizzate, ecco che vi sono i pilastri per costruire oltre e gettare le basi per l’autorealizzazione tramite la creatività, la moralità, l’accettazione e via dicendo. In parole povere, è difficile pensare a realizzare i propri sogni e le proprie aspettative se non si ha niente da mettere sotto i denti e con lo stomaco vuoto.

Fortunatamente viviamo in una società che ci ha dato senza faticare troppo i primi tre piani di questa ipotetica piramide mentre per gli ultimi due sembra che occorra rimboccarsi le maniche. Il lavoro, la famiglia, la nostra attitudine, le nostre doti innate o acquisite sono fondamentali per poter realizzare le nostre visioni o i nostri sogni e, non da ultimo, spesso una parte di sana fortuna può fare la differenza tra il successo ed il fallimento esistenziale. Ora, quando vedo i risultati di alcuni sportivi mi soffermo a ragionare su come queste persone abbiano raggiunto l’apice del successo e siano capaci di certe prestazioni. La risposta che mi do è molto ampia ma la si può riassumere con qualche riga. In primis la disposizione fisica ad un determinato sport, ma, se fosse solo questo, avremmo centinaia di campioni. In realtà scoprire quale sia la propria vocazione sportiva non è facile e mi piace ricordare che Roger Federer iniziò a giocare a calcio e che poi, quasi fortuitamente, approdò al tennis. Sarebbe diventato un campione anche con il pallone?

Un altro aspetto è la motivazione che arriva dall’esterno e specificatamente dalle persone che amiamo come la famiglia, il partner o gli amici. Inutile dire che se le persone a noi vicine, invece di spronarci, ci tagliano le ali, allora è difficile volare. Quindi gioca forse un ruolo importantissimo la presenza nella nostra vita di veri motivatori. L’ultimo aspetto è la volontà individuale che è forse quella più difficile da trovare. Sì, perché questa si compone a sua volta di moltissimi aspetti come l’educazione ricevuta, lo stile di vita, le possibilità economiche così come l’esposizione ad esperienze appaganti. Passare ore ed ore ad allenarsi non sarebbe possibile senza questa componente. Quindi, per farla breve, pur avendo il fisico, possono mancare gli aspetti della motivazione esterna e della volontà propria, appiattendo di fatto la curva dei risultati.

È pur vero che non tutti possono essere dei campioni ma ognuno, nel suo piccolo, può trovare dei benefici nel praticare dello sport. Inutile ripetere quanto sia benefica un’ora di corsa per lo spirito e il corpo, un tema ormai chiaro anche alle pietre. La pandemia ha aiutato molte persone, in questo senso, a scoprire le attività all’aperto ed ai benefici ad essa associati. Ma qui si parla di motivazione, che non è quella che ci fa uscire dalle quattro mura ogni tanto, quando fa bello, quando stiamo bene, quando l’agenda lo permette o quando ne abbiamo veramente voglia. Qui si parla di motivazione con la m maiuscola. Quella che quando diluvia, fa freddo, oppure dopo aver ricevuto una brutta notizia, una lettera di licenziamento o dopo un litigio in famiglia o con un amico ebbene, è lì e ti guarda con benevolenza e piena di aspettative. Quella che piano piano sparisce dietro ad una cortina di scuse che tu stesso imbastisci e che con la sua uscita di scena ti ricorda quanto sei debole, inutile, senza possibilità di essere migliore, impedendoti di smuoverti dalla tua zona comfort. In realtà è proprio in questi momenti che deve sgorgare dal nostro petto quel fuoco sacro, quella voglia di vivere e quella necessità di autostima e di stima da parte di chi ci circonda, che guarda caso compongono i due ultimi piani della piramide di Maslow.

Personalmente ho sempre trovato lo sport un’attività meravigliosa e, mio malgrado, ho scelto uno degli sport più duri, rappresentato dalla corsa in montagna. Uno sport che non si può allenare in palestra o sul divano ma che occorre praticare uscendo nella natura. Uno sport che mi ha messo alla prova sia fisicamente che mentalmente ma che è parte di me. Non lo pratico per gli altri o per avere qualcosa in cambio. Non ambisco a premi o classifiche ma lo faccio perché è quello che mi contraddistingue come persona. Vi sono stati periodi nei quali percorrevo decine di chilometri al giorno e periodi dove non ho fatto assolutamente niente e senza per questo sentirmi in colpa. La motivazione, per noi sportivi amatoriali, deve essere ricercata nel nostro cuore e nelle ragioni per cui vogliamo praticare un’attività che ci piace, così come nella ricerca della solitudine che è quella che spalanca le porte interiori, facendo defluire le acque luride che la nostra vita ci fa accumulare. Più facciamo sport e più troviamo serenità, quasi come dei santoni indiani che più digiunano e pregano e prima raggiungono il Nirvana.

La mancanza di motivazione, per logica, non arriva dall’inconsapevolezza di quanto lo sport sia utile. Arriva piuttosto dal retaggio negativo delle nostre debolezze, delle nostre paure e di quanto siamo disposti a mentire a noi stessi per generare una realtà alternativa nella quale ci autoconvinciamo che non mettersi in gioco sia la scelta più ponderata e giusta. Ecco, quindi, la necessità di lavorare su noi stessi e scoprire il nostro punto debole, combattendolo con lo scopo finale di essere liberi da certi freni mentali. Se la pioggia non vi piace, uscite caparbiamente quando diluvia. Avete paura del buio? Comperate una lampada frontale e andate a correre nel bosco di notte. Avete le vertigini? Ricercate, con prudenza, i luoghi che vi fanno tremare le gambe e non indietreggiate di un passo. Tramite l’esposizione a quanto non amate, diventerete più duri, coriacei ma soprattutto resilienti alle avversità non solo dello sport ma della vita più in generale e la vostra motivazione esploderà. Spesso il passo più duro da compiere è allacciarsi le scarpe da corsa. Fatto questo, il resto è tutto in discesa.

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