Prudenza nell’attività sportiva

Non è il momento
di assumere rischi

Non è il momento <br />di assumere rischi

Non è il momento
di assumere rischi

Non è il momento <br />di assumere rischi

Non è il momento
di assumere rischi

Viviamo una situazione particolare per lo stato d’emergenza dovuto al coronavirus. Una situazione in cui le cose cambiano velocemente. Atteggiamenti e comportamenti che andavano bene fino a ieri, oggi subiscono una forte restrizione nell’intento di arginare la diffusione del virus.

Si tratta di cambiare delle abitudini, a volte repentinamente, da parte di tutti, anche degli sportivi. Non tanto di quelli attivi in una squadra o una società, perché qui è ormai tutto fermo: le palestre, i campi di calcio, le piscine sono chiuse. Non si gioca più, lo sport d’élite e professionistico è congelato, almeno per qualche tempo.

Resta però la possibilità, per i tanti appassionati degli sport all’aria aperta, di praticare la propria disciplina preferita e c’è da aspettarsi, già in queste giornate che annunciano l’arrivo della primavera, un aumento sostanziale dei praticanti.

Pensiamo alla corsa a piedi, alla bicicletta, all’escursionismo in montagna, tra le discipline più amate da noi e che contano migliaia di appassionati. In un recente contributo avevamo rimarcato l’aspetto positivo del restare attivi nella natura, pur sottolineando nel contempo la necessità di praticare lo sport a un livello moderato, soprattutto per non stressare il fisico e il sistema immunitario.

Ora, alla luce degli ultimi cambiamenti e del peggioramento della situazione, bisogna fare un ulteriore passo verso la prudenza e la moderazione, in ragione di due aspetti in particolare: la pericolosità di talune pratiche negli sport di resistenza da un lato - ampiamente confermate dalle statistiche sugli infortuni nello sport - e il rischio di un sovraccarico del nostro sistema sanitario dall’altro.

In una parola, bisogna evitare tutte quelle attività fisiche che potenzialmente possono essere rischiose e quindi comportare un ricovero in ospedale o al pronto soccorso. Anche una semplice lussazione della spalla o una distorsione della caviglia potrebbero infatti risultare degli inutili carichi di lavoro per le strutture sanitarie, già sollecitate dall’emergenza.

Questo significa che se decidiamo di uscire in bici affronteremo il nostro percorso tranquillamente, quindi evitando di stare in gruppo, oppure di lanciarci in discese ardite e ad alta velocità. Eviteremo percorsi in mountain bike insidiosi, come possono risultare in tanti casi, e ugualmente se ci metteremo in sella a un’e-bike lo faremo con la prudenza necessaria. È una questione di responsabilità individuale.

Nella corsa a piedi e nell’escursionismo le raccomandazioni sono conosciute: affrontare dei percorsi solo se si è davvero preparati, rinunciare a discese perdifiato, magari lungo sentieri pericolosi dove il rischio di infortunarsi cresce in maniera esponenziale.

Forse non è ancora il momento di lasciare la bici in garage e le scarpette da corsa nell’armadio, ma è necessario essere coscienti che in questo frangente, e verosimilmente sempre di più nelle prossime settimane, gli ospedali non avranno certo bisogno di ulteriori pazienti e le energie dovranno essere rivolte a combattere la diffusione della malattia. Quindi, anche nel campo dello sport, è tempo di cambiare atteggiamento.

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