Corpo umano

Progettati
per muoversi

Progettati <br />per muoversi
La pigrizia non è nel nostro DNA.

Progettati
per muoversi

La pigrizia non è nel nostro DNA.

Qualche settimana fa, una domenica mattina, seduti a un tavolino in città osservavamo il viavai di gente sul lungolago. Erano davvero molte le persone che vedevo correre sul marciapiede confondendosi con i passanti e i turisti, non atleti evoluti ma persone normali che praticavano jogging.

Se torniamo indietro di qualche anno, diremmo non più di venti-venticinque, scene del genere alle nostre latitudini non c’erano, oppure erano rarissime. Il cambiamento in questi anni è stato davvero radicale, non solo per la corsa a piedi ma anche per altri sport di endurance. Secondo uno studio condotto dall’Ufficio federale dello Sport nel 2014, tra le cinque discipline più praticate in Svizzera vi è il ciclismo, il nuoto e la corsa a piedi, accanto all’escursionismo e allo sci alpino. Fatta eccezione per quest’ultima disciplina, dunque, gli sport più amati nel nostro Paese sono, per l’appunto, quelli di resistenza.

La domanda allora può sorgere spontanea: ma queste attività oggi così di moda sono destinate anch’esse ad esaurirsi e a scomparire in poco tempo, come è stato il caso di altre novità e “ondate” che ci sono state in passato?

La risposta è che questo interesse verso le discipline sportive cosiddette lifetime (camminate, ciclismo, nuoto, corsa) non andrà esaurendosi. Piuttosto, è verosimile credere che ci sarà un’ulteriore espansione soprattutto nel momento in cui si riuscirà, speriamo, a coinvolgere anche quelle fasce della popolazione che oggi restano a margine. Infatti, come si legge nel rapporto, “l’offerta sportiva è sempre più varia e la popolazione sempre più polisportiva”. Tuttavia, “la posizione sociale, la situazione professionale e le condizioni di vita influenzano il comportamento sportivo. L’influsso più marcato è dato dal reddito e dalla nazionalità. Le persone con un reddito famigliare inferiore alla media e quelle di nazionalità straniera sono molto meno attive”.

Ma ciò che più di ogni altra cosa “tranquillizza” sul futuro di questi sport è la nostra stessa storia evolutiva, che ci dice che siamo progettati non per essere dei sedentari, ma per essere attivi, per muoverci. Come ha ben scritto Daniel Lieberman, professore di biologia evolutiva umana ad Harvard, “ci piace rilassarci, ma i nostri corpi sono ancora quelli di atleti di resistenza evoluti per camminare per molti chilometri al giorno e per correre spesso, oltre che per scavare, arrampicarsi e trasportare pesi”.

Insomma, i nostri corpi sono progettati per muoversi e chi non lo fa è destinato a vivere male e ad ammalarsi. Molte persone leggendo queste frasi si sentiranno incredule e scettiche, perché una buona fetta della nostra popolazione rimane comunque inattiva, con abitudini sedentarie, ma soprattutto senza una minima cultura salutistica e sportiva. Di questo ce ne rendiamo ben conto e ci siamo abituati: tuttavia l’esercito degli scettici si è sfoltito e di molto rispetto ad esempio a una trentina di anni fa quando questi principi venivano proposti e si era guardati con rispettoso distacco.

Oggi le cose sono davvero cambiate e una nuova consapevolezza si sta affermando.

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