L’analisi

Se il figlio non eccelle,
è bene insistere?

Se il figlio non eccelle, <br />è bene insistere?
Quando si vince tutto è in discesa, ma è quando occorre gestire una sconfitta che il ruolo della famiglia e degli allenatori diventa fondamentale.

Se il figlio non eccelle,
è bene insistere?

Quando si vince tutto è in discesa, ma è quando occorre gestire una sconfitta che il ruolo della famiglia e degli allenatori diventa fondamentale.

«La strada per il successo passa attraverso il fallimento» - tutti abbiamo sentito questa frase svariate volte. Ogni genitore si sforza di insegnare ai propri figli come affrontare i fallimenti, come vivere le sconfitte con dignità, come trattare le vittorie altrui con calma e come esprimere le proprie emozioni senza rabbia o aggressività.
Succede però che non si arrivi nemmeno alla sconfitta. E neanche alla vittoria. Tuo figlio pratica uno sport, si diverte ad andare agli allenamenti e non vede l’ora di partecipare alle sue prime gare. La voglia di vincere, essendo spesso la motivazione principale della pratica sportiva, va soddisfatta. Ma cosa accade se quel primo successo non arriva mai, neanche dopo mesi di duro allenamento? Il problema della mancanza di un trionfo, una prima vittoria, si presenta spesso nei bambini. Questo spesso provoca un senso di frustrazione, sviluppa apatia verso l’allenamento e succede che la conseguenza ultima sia persino la cessazione dell’attività sportiva.
In queste situazioni, è importante capire cosa impedisce al bambino di progredire e come può essere spronato. Naturalmente molto dipende dall’allenatore e dai genitori. Il loro ruolo è fondamentale, soprattutto nella fase iniziale della formazione, quando i bambini stanno appena iniziando ad apprendere lo sport.
Il compito dei genitori è quello di formare il giusto clima motivazionale che darà autonomia al giovane. Un approccio sfavorevole è una delle ragioni principali per cui abbandonano lo sport. Questo è dovuto ad una visione autoritaria dei genitori basata sulla cosiddetta accettazione condizionata, dipendente dal raggiungimento dei risultati. A lungo andare, questo approccio porta alla frustrazione e alla distrazione dallo sport. Un genitore dovrebbe ascoltare e osservare il proprio figlio e sforzarsi di mantenerlo felice e a suo agio. La priorità assoluta dell’allenatore è invece quella di togliere quella forma di pressione inutile dai suoi sportivi, quella che si fonda su principi falsi o tendenziosi, fissando obiettivi realistici e sostenendo sia nel momento del trionfo, che ancor di più nel momento della sconfitta. Vincere, per i più giovani, non dovrebbe significare raggiungere risultati specifici, ma raggiungere gli obiettivi prefissati per sé stessi.
Aumento delle abilità sportive personali, spirito di squadra e fair play - questi sono i principali indicatori del successo sportivo nei bambini.
Ma come vivere una situazione di stallo? La risposta è semplice - è necessario prendersi cura della motivazione intrinseca, cioè la passione per lo sport stesso. Se un bambino gode del processo stesso di fare una determinata attività e si diverte nel cercare di raggiungere gli obiettivi proposti, automaticamente ne sarà soddisfatto, ritenendo il risultato secondario. In ogni caso non si ritiene necessario sottolineare l’importanza della vittoria o di paragonare un bambino alle stelle dello sport professionale e aspettarsi risultati da campione. Spesso percepiamo i risultati eccezionali di alcuni sportivi, come qualcosa di normale, di assodato, di necessario. In realtà ci stiamo dimenticando che questi atleti sono persone con doti inusuali, dalla nascita, che sono riusciti a ottenere i grandissimi risultati grazie al duro e costante lavoro, la sua dedicazione e la passione per quello che stanno facendo.

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