L’opinione

Talento o duro lavoro:
chi vince la partita?

Talento o duro lavoro: <br />chi vince la partita?
Elia Dagani, vincitore di una medaglia d’oro ai Campionati europei di scherma Under 23

Talento o duro lavoro:
chi vince la partita?

Elia Dagani, vincitore di una medaglia d’oro ai Campionati europei di scherma Under 23

Alcuni asseriscono che il talento non esiste, altri ancora che il talento è più una maledizione che una benedizione. Spesso i grandi campioni raccontano di sé stessi, che «non erano agli inizi della loro carriera sportiva i più forti della squadra o del gruppo, ma erano sicuramente i più determinati». Sembra un’evidenza, ma il detto «il duro lavoro batte il talento, se il talento non lavora duro» racchiude forse la risposta. Secondo Elia Dagani, uno schermidore svizzero di épée e un atleta del Club Lugano Scherma, «bisogna sempre tenere a mente che solo il talento non basta. Spesso i giovani più talentuosi raggiungono buoni risultati subito e senza molta fatica e questo a volte toglie il focus dagli allenamenti per continuare a migliorarsi. Sei un talento? Ottimo! Ora lavora duro per mantenere questo vantaggio».

Ma cos’è il talento? Nel mondo sportivo tendenzialmente la parola talento viene attribuita al settore giovanile, tanto che il «bambino talentuoso» o il «bambino dalle doti straordinarie» è colui che si caratterizza per promettenti caratteristiche fisiche o tecniche, e che in un futuro potrebbe raggiungere importanti risultati a livello sportivo. Un bambino o un ragazzo può essere definito talentuoso se ha una maggiore capacità di apprendimento di movimenti motori o se mostra una certa disponibilità a sottoporsi all’allenamento, o se ha dei presupposti notevoli per una data disciplina.

Talento o duro lavoro: <br />chi vince la partita?

Ma queste doti o capacità non bastano. Diverse ricerche mostrano come la correlazione tra i risultati di massimo livello e le prestazioni ottenute in età giovanile sia estremamente bassa, basti pensare a come lo sviluppo fisico di un bambino sia determinato da fasi di crescita non lineari ed uniformi. Oltre alla dimensione fisica, non va dimenticato che ogni piccolo nuotatore, tennista o schermidore, prima ancora di essere un piccolo sportivo, è un bambino, caratterizzato da sogni, interessi e bisogni che possono cambiare in base alla fase di sviluppo e di crescita. È fondamentale quindi tenere in considerazione anche gli aspetti psicologici. Per questi motivi, indipendentemente dalla disciplina praticata, prima dei 10-14 anni non è possibile predire «la scoperta» di un talento, in quanto i fattori in gioco sono davvero molti. Alcuni studiosi sostengono addirittura che il talento quale «dono innato», sia stato un concetto mitizzato e che ogni abilità, anche la più complessa, viene sviluppata e portata ad esprimersi ad alti livelli in virtù di una confidence continua, coltivata nell’esercizio grazie all’allenamento.

Talento o duro lavoro: <br />chi vince la partita?

Determinazione, Passione, Impegno, Costanza, Sacrificio, sono le parole chiavi del successo nello sport! Questi concetti spiegano come, per essere un atleta di alto livello e raggiungere qualsiasi obiettivo sportivo, il talento non basta. Dagani, come vincitore di una medaglia d’oro ai Campionati europei di scherma Under 23, afferma l’importanza fondamentale della passione: «sicuramente bisogna sempre avere passione per quello che si fa e trovare le strategie giuste per rinnovare il piacere negli allenamenti. Senza la passione non si possono sicuramente superare i momenti difficili che ogni atleta prima o poi deve affrontare durante la sua carriera. È la passione che tiene viva la gioia di tornare in pedana e questo passa attraverso il lavoro costante». Conferma pure che essere talentuosi non basta per ottenere risultati importanti, se non ci si allena con costanza e determinazione, - «allenandosi molto, con un buon seguito da parte dei maestri, si possono raggiungere ottimi risultati anche senza essere riconosciuti alla base come dei talenti. In una sfida diretta, dove si vince o si perde nel giro di qualche stoccata, il talento potrebbe essere ritenuto avvantaggiato. Ma se consideriamo un torneo, una stagione o una carriera lunga anni con appuntamenti importanti, ritengo che il lavoro costante, probabilmente contrassegnato da momenti difficili e scarsi risultati passeggeri, il duro lavoro ripagherà sicuramente di più. Sicuramente il talento può essere un aiuto, una buona base di partenza su cui costruire una carriera, ma rimane l’allenamento la chiave che porta ai successi sportivi

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