L’itinerario

Un grosse Scheidegg
con vista sull’Eiger

Un grosse Scheidegg <br />con vista sull’Eiger
L’Eiger è certamente e sempre l’Eiger, per un ciclista che ha scalato il Grosse Scheidegg il suo respiro sembra ora qualcosa di più vicino e comprensibile.

Un grosse Scheidegg
con vista sull’Eiger

L’Eiger è certamente e sempre l’Eiger, per un ciclista che ha scalato il Grosse Scheidegg il suo respiro sembra ora qualcosa di più vicino e comprensibile.

Ci sono salite che cominciano già nel pensiero. Te le sogni ad occhi aperti, poi le studi, ne guardi l’altimetria, osservi le foto. Sono le grandi salite, quelle che per qualche ragione hanno un’aurea epica e di mistero. Il Grosse Scheidegg (1.962 m) è una di queste ascese e deve gran parte del suo fascino al fatto di mettere a contatto il ciclista con un altro mito, quello dell’Eiger (3.970 m) ovvero una delle montagne che dal punto di vista della storia dell’alpinismo va annoverata tra le più famose al mondo. Da quando, nel 1966, è stata costruita una stradina che da Grindelwald, nell’Oberland Bernese, porta al Grosse Scheidegg che riluce proprio davanti alla faccia dell’Eiger, per ogni appassionato di bicicletta si è aperta la possibilità di entrare in contatto e di essere ispirati da questa epica montagna.

Un grosse Scheidegg <br />con vista sull’Eiger

Perché lungo la salita è impossibile non essere attratti dall’Eiger, dalla sua parete nord e da quel profilo affilato che sembra in certi punti la lama di un coltello e provare commozione e rispetto per chi l’ha scalato e chi, nel corso delle tante ascensioni alpinistiche, vi è purtroppo morto. Una salita impegnativa, va detto, tanto da poter essere annoverata nel ristretto gruppo delle «spacca gambe»: lunga 9,95 km con una pendenza media del 9,1% sale ripida, stretta e tortuosa per ben quindici tornanti fino ad un ampio altopiano posto sotto i 3.692 m del Wetterhorn.

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Una salita che permette al ciclista di assaporare pienamente lo sforzo e l’ambiente circostante anche perché è completamente chiusa al traffico negli ultimi sette chilometri, ad eccezione degli autopostali e dei veicoli agricoli (ai quali occorre perciò fare attenzione in discesa). Il Grosse Scheidegg può essere raggiunto anche dal versante opposto partendo dalla località di Meiringen (700 m): da questo lato i chilometri sono 16,4 per un dislivello di 1.262 m e una pendenza media del 7,7% (ma con alcuni brevi segmenti oltre il 15%), anche qui gli ultimi chilometri sono chiusi al traffico veicolare.

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Per i ciclisti più allenati può quindi essere interessante affrontare il circuito che da Grindelwald, scendendo verso Interlaken e proseguendo poi in direzione di Brienz e Meiringen, riporta dopo una novantina di chilometri nella rinomata località turistica bernese. Noi l’abbiamo percorso di recente traendone delle splendide impressioni, soprattutto nella discesa conclusiva verso Grindelwald quando, ormai a sera, il superbo profilo dell’Eiger ancora intriso di luce sembrava incidere col fuoco un cielo azzurro di cristallo.

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Allora il pensiero è andato per un momento ancora ai grandi alpinisti che ne hanno fatto la leggenda: come lo scalatore svizzero Ueli Steck, recentemente scomparso proprio durante un’ascensione, che nel 2015 riuscì a scalare in solitaria la parete nord nel tempo record di 2 ore 22 minuti e 50 secondi. Imprese straordinarie, quasi difficili da immaginare; tuttavia se l’Eiger è certamente e sempre l’Eiger, per un ciclista che ha scalato il Grosse Scheidegg il suo respiro sembra ora qualcosa di più vicino e comprensibile.

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