L’itinerario

Un’uscita nella bella
Val Bavona

Un’uscita nella bella <br />Val Bavona
Ogni regione, ogni valle del Ticino ha una sua caratteristica particolare, dovuta al paesaggio, alla storia, alla sua gente

Un’uscita nella bella
Val Bavona

Ogni regione, ogni valle del Ticino ha una sua caratteristica particolare, dovuta al paesaggio, alla storia, alla sua gente

Quando viaggiamo in bicicletta abbiamo la possibilità di essere più attenti a ciò che ci sta attorno, alle cose e al paesaggio. Com’era una volta quel luogo o solo quella strada che stiamo percorrendo? Com’era quella zona o quel villaggio fino a cinquant’anni fa?
Ma soprattutto: qual è la vera anima del posto? Perché ogni luogo, ogni regione, ogni valle del Ticino ha una sua caratteristica particolare, dovuta al paesaggio, alla storia, alla sua gente. È il bello del nostro Cantone, quella ricchezza di «particolarità» che fa sì che non ci si possa mai annoiare, che ogni uscita sia una nuova scoperta.
Per saperlo, per conoscere la vera anima di un luogo, c’è un modo molto semplice: andare alla ricerca di quegli scrittori che di quel posto hanno parlato nei loro libri, sapendo che il nostro bel Ticino è stato raccontato da molti autori e quasi ogni suo angolo ha il suo «cantore» d’eccellenza.
Chiaro, non sempre queste opere sono disponibili sul mercato. A volte occorre andare in biblioteca per poterle ritrovare. Ma ne vale la pena, perché viaggiare in loro compagnia ci permette di avere uno sguardo più attento e partecipe sui luoghi che attraversiamo in bicicletta.
Mi è capitato anche di recente in occasione di una gita nella bella e selvaggia Val Bavona. Allora il primo libro da non perdere è certamente «Il fondo del sacco» di Plinio Martini, autore valmaggese di cui ricorre quest’anno il quarantesimo dalla morte.
Un libro in cui si narrano le vicende del giovane Gori, costretto ad emigrare perché la sua terra è troppo povera. Una storia di emigrazione difficile in quanto anche al di là dell’oceano Gori troverà solo miseria e sofferenza.
L’anima della Val Bavona la si può cogliere da subito: all’inizio, sulla cappella della «Varda» incombe un macigno gigantesco staccatosi dalla montagna e rotolato fino al piano. Nella cappella è raffigurata la Madonna di Re grondante di sangue, una figura che era invocata contro i pericoli di una natura davvero matrigna.
Pedalando ci si accorge da subito di essere entrati in un luogo particolare con il fiume dal colore verde smeraldo che rumoreggia, i boschi fiabeschi, le pareti ripide, i massi giganteschi che si incontrano ai lati della strada, vicino e dentro gli stessi abitati a testimonianza della furia della natura nel corso della storia.
Allora l’interesse cresce e si viene trasportati dalla magia del paesaggio, in una salita non impegnativa, con solo tre o quattro strappetti più esigenti, ma una successione di villaggi estremamente belli e suggestivi: Cavergno, Fontana, Ritorto, Foroglio, Roseto, Fontanellata, Faedo, Sonlerto, Gannariente, San Carlo.
Villaggi silenziosi dove il tempo sembra essersi fermato e tutto è rimasto uguale a una volta. Allora il pensiero va spontaneamente al romanzo di Plinio Martini e alla sua Val Bavona con le difficoltà e le miserie di un tempo.
Al racconto e alle vicende dei suoi protagonisti con i quali non è difficile immedesimarsi, sembra quasi di vederli seduti su quel muricciolo, percorrere quel selciato, uscire da quella porta di legno... vederli guardare in alto e lontano con gli occhi pieni di speranza per un futuro migliore.

Consigli tecnici

Non essendo una salita particolarmente impegnativa, può essere affrontata da chiunque abbia una sufficiente preparazione di base, anche con biciclette normali.

Dati tecnici

» Regione Vallemaggia
» Partenza Bignasco, 442 m
» Arrivo San Carlo, 938 m
» Dislivello 496 m
» Lunghezza 11,3 km
» Pendenza media 4,4%
» Pendenza massima 11%

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