Lo sguardo

Una bicicletta
per Natale

Una bicicletta<br />per Natale
La bicicletta: una passione, un’amica, una compagna di viaggio.

Una bicicletta
per Natale

La bicicletta: una passione, un’amica, una compagna di viaggio.

Le emergenze ecologiche, l’invito a non inquinare l’ambiente, la necessità di fare movimento conferiscono un’aura di guizzante attualità alla bicicletta. È dunque ora di farci un pensiero per chi non l’avesse ancora. Magari pensando all’imminente Natale per fare - o farsi fare - un bel regalo. Secondo alcuni è un toccasana contro lo stress. Secondo altri migliorerebbe addirittura la memoria e l’intelligenza. Quel che è certo è che per gli spostamenti in città, la bici è il mezzo più veloce. Non conosce problemi di parcheggio, sguscia fra due auto che è una bellezza. In più, come detto, non avvelena l’aria.
Per chi ha poco allenamento nelle gambe e teme le salite, oggi c’è poi l’e-bike che annulla gran parte dello sforzo permettendo di fare comunque movimento. È agile, silenziosa, non pretende grandi spese di mantenimento, sicuramente meno di quanto ci richiede l’amata automobile. La mia prima bici è stata una “Bianchi”. Era bellissima: Il manubrio cromato, la sella di cuoio, il cambio con la moltiplica e il blocco rapporti ingrassati all’inverosimile. Bici che in realtà apparteneva a mio nonno e la usava di tanto in tanto per spostarsi. Però, essendo priva di “carter”, per evitare che la catena gli ungesse i pantaloni, utilizzava due sorte di molle che stringeva sopra le caviglie. Noi usavamo delle mollette con lo stesso scopo, ma anche per applicare alla forcella anteriore un pezzo di cartoncino, trasversale ai raggi della ruota, in modo da produrre un secco rumore intermittente simulando il motorino. C’era fin troppa pace allora, nelle strade a volte ancora in terra battuta; fare rumore era un modo di sentirsi vivi, perciò applicavamo quel rudimentale cartoncino, come i ragazzi di oggi, più tecnologici, manomettono lo scappamento del loro cinquantino.
Ancora negli anni Settanta la bicicletta non godeva, invero, di grande prestigio, perché ricordava troppe cose, la povertà e la fatica, anzitutto. Veicolo dei poveri, come dei poveri era lo sport del ciclismo, falegnami, muratori, ciabattini a inseguire qualche franco o premio in natura incartato nella gloria. Tutto un altro mondo rispetto ad oggi!
Disciplina povera ma con fior di letterati che ne hanno cantato le gesta: “Anche al traguardo della morte, sebbene fosse quattro o cinque anni più giovane di lui, Fausto Coppi ha voluto arrivare con un distacco, che ci auguriamo lunghissimo, su Gino Bartali”; così ad esempio Indro Montanelli sul “Corriere della Sera” l’indomani della dipartita del Campionissimo. Con il tempo le cose sono cambiate, oggi la bici è di moda, addirittura fa tendenza. Grazie alla bicicletta posso dire di avere conosciuto bene il Ticino e gran parte della Svizzera. Esperienze indimenticabili. Perché con la bici è come se ci bagnassimo di paesaggio: da ogni uscita se ne ricava una sensazione profonda e indelebile. Per questo alla mia bicicletta sono immensamente riconoscente e non posso che dire, sempre e comunque: “Grazie”!

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