L’itinerario

Una gita in Leventina

 Una gita in Leventina
Uno scorcio spettacolare di una valle ricca di storia e di vedute memorabili

Una gita in Leventina

Uno scorcio spettacolare di una valle ricca di storia e di vedute memorabili

Ci sono luoghi del Ticino che percorro sempre volentieri in bicicletta e quindi che faccio con regolarità, almeno una volta all’anno. Uno di questi è senz’altro la risalita della Val Leventina di cui ho forti rimembranze. Infatti, ogni volta che da Biasca percorro la piana che porta a Pollegio è come se mi si aprisse lo scrigno dei ricordi, avendo vissuto qui tante esperienze.
La valle è peraltro un tesoro di storie e testimonianze perché da secoli, e in particolare dall’apertura del passo del San Gottardo nel sec. XIII, è stata la via di passaggio per eccellenza tra nord e sud: vi sono transitati papi, re imperatori, eserciti, semplici viandanti... fino ai vacanzieri di oggi che vi transitano in autostrada o sulla linea ferroviaria di alta montagna.
Così, percorrendo la Leventina da Biasca ad Airolo è come se facessimo un viaggio a ritroso nel tempo, con la possibilità di fare una lezione di storia sulle vie di comunicazione. Il fondovalle è infatti segnato profondamente e porta moltissimi segni dell’intervento dell’uomo. Sono visibili, spesso vicine le une alle altre, testimonianze recenti e antiche: vecchie mulattiere e nuove strade, ponti antichi e moderni, case vecchie, edifici religiosi...
Pedalo leggero nei primi chilometri e mi guardo attorno, le montagne che chiudono la valle a Pollegio sono in realtà due pareti di roccia che salgono così verticali da dare le vertigini, pur guardandole dal basso. Eppure lassù, tra i sassi, è stato scavato un sentiero che porta alla “Strada Alta”, un tracciato ben noto e amato dagli escursionisti di mezza Europa.
La strada continua ed eccoci all’entrata di Bodio dove è bello lasciare per un attimo la cantonale per percorrere la stradina che attraversa il villaggio. La via è intestata a un importante personaggio, Stefano Franscini che qui nacque nel 1796. Franscini fu il primo Consigliere federale ticinese, fondatore del Politecnico di Zurigo, autore di opere fondamentali e di tanto altro ancora.
Le strade sono deserte nel sole di primavera, si ode solo il canto malinconico della fontana nella piazza. Sembra quasi impossibile che un uomo come Franscini sia nato qui. Fosse vissuto ai giorni nostri sarebbe stata una celebrità, ricca e corteggiata dalla TV e dai media. Invece la sua vita fu segnata da ristrettezze, nascendo già in una famiglia di modestissime condizioni, pensate i primi anni di scuola li fece a Personico, nella scuola invernale gratuita del parroco. Questo non gli impedì però di lasciare, nel corso della sua esistenza e grazie alle sue opere, un segno indelebile nella storia del nostro Cantone e non solo.
Risalgo in bicicletta pensando a tutto questo, sono felice di essere qui, in questa valle che odora di storia e passato, mi rendo conto che questo mezzo di trasporto è davvero il migliore per immergersi e vivere “dal di dentro” un luogo.
Allora, giunto a Faido, mi fermo in un ristorante vicino alla piazza principale, con i tavolini esterni. Davanti a me la statua eretta in ricordo proprio di lui, il grande statista. E, sotto, la famosa dicitura: “Nacque povero, visse povero, morì povero”.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Sport per tutti
  • 1
    Il successo

    Se lo sport insegna
    la perseveranza

    Attenti a non fare dell’assenza di impegno un principio universale e quindi a credere che tutto ciò che di bello possiamo avere e raggiungere lo otteniamo senza fare sforzo

  • 2
    L’itinerario

    Una salita con vista
    su due laghi

    Il bello del Ticino, per chi lo percorre in bicicletta, è che difficilmente non offre qualcosa di interessante da conoscere.

  • 3
    La riflessione

    Atleti del corpo
    e della mente

    La riuscita non è necessariamente questione (solo) di talento, un grande ruolo ce l’ha il metodo con il quale affrontiamo le cose.

  • 4
  • 5
  • 1