In bici

Una sera
sulla temuta Penudria!

Una sera <br />sulla temuta Penudria!
La Penudria: pur breve, rimane una delle più impegnative salite della regione

Una sera
sulla temuta Penudria!

La Penudria: pur breve, rimane una delle più impegnative salite della regione

Ci sono giorni in cui sentiamo il bisogno di metterci alla prova, di testarci in qualcosa che ci impegni a fondo. Andiamo cioè alla ricerca della sfida con noi stessi, quella sfida che ci permette di riempire di significato giornate o periodi altrimenti vuoti e privi di senso, per respirare forse la vita in un modo più autentico e profondo.
Allora, per noi che amiamo pedalare, la temuta “Penudria” (così chiamata nel dialetto locale), salita breve ma dal profilo altimetrico decisamente impegnativo, diventa una sfida ideale.
Quando ci sono stato l’ultima volta era una bella e fresca sera di inizio maggio. L’ho guardata da lontano, in quel suo intreccio di curve strettissime La “Penudria” ti attende con la sua pendenza media dell’11,93% e i suoi 4,19 km. Parto comunque deciso nei primi terribili 800 metri e subito inizia il mio soliloquio esistenziale, un dialogo silente con l’anima e con... il cambio che scende subito sul 25, il più leggero.
Il ciclismo è metafora della vita, penso mentre avanzo a centimetri lungo gli stretti tornanti e sotto lo sguardo fisso e silenzioso di castagni maestosi: per restare in sella e in equilibrio devi per forza muoverti e pedalare. Come nella vita. E sulla “Penudria” riuscire a stare in equilibrio non è esattamente e sempre evidente...
Bisogna dosare lo sforzo, gestire le energie, alternare tratti in sella ad altri sui pedali, perché il “buio” può arrivare all’improvviso e rovinare tutto. Soprattutto, è necessario rimanere concentrati. Qui ti rendi conto anche dell’inutilità del superfluo: due chili di troppo, o anche solo un aggeggio in più, sono già una zavorra inutile che ti porti appresso.
Salgo controllando il fiato e fissandomi dei micro obiettivi, la pendenza in certi punti è del 20%: “arrivare fino al santuario della Madonna di Cimaronco” e poi “arrivare alla fontana qualche tornante più su”. Ti rendi conto che il rapporto spazio-tempo assume un significato nuovo e diverso: la salita è così dura che cento metri sembrano un chilometro, o forse più.
I passaggi sui tornanti seguono un ritmo preciso, cerco di prendere fiato ma anche lì le pendenze non mollano. Ormai mi sono alzato di molto. Uno squarcio tra gli alberi mi regala una magnifica panoramica verso le montagne del lato opposto illuminate dal sole della sera: vorrei socchiudere gli occhi e godere di questo momento, cedo con il pensiero solo un attimo, che vorrei fosse eterno, prima di spingere nuovamente sui pedali.
Poi, come per incanto, la pendenza si riduce, diventa “umana”, vedo il cartello indicante Arosio. È quasi finita. In cima i prati verdi del Malcantone raddolciscono l’anima. Salgo fino alla croce di Arosio per godermi il panorama. Ora mi sento riconciliato con me stesso.
La “Penudria”: una salita breve di cui andare fieri, penso. E dico a tutti i ciclisti: siate orgogliosi di queste ascese che vi mettono alla prova. Sono un dono divino.

Dati tecnici

Regione: Luganese
Partenza: Gravesano (330 m)
Arrivo: Arosio (830 m)
Dislivello: 500 m
Lunghezza: 4,19 km
Pendenza media: 11,93%
Pendenza massima: 18/20%

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