Ajla ha preso il volo: «Ma ancora mi imbarazza la telecamera alla partenza»

Atletica

Intervista alla velocista ticinese Del Ponte, fresca campionessa svizzera dei 100 metri - Martedì sarà una delle protagoniste più attese al Galà dei Castelli di Bellinzona

Ajla ha preso il volo: «Ma ancora mi imbarazza la telecamera alla partenza»
© KEYSTONE/Georgios Kefalas

Ajla ha preso il volo: «Ma ancora mi imbarazza la telecamera alla partenza»

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Il Galà dei Castelli di Bellinzona ha scelto Lugano e Cornaredo per la sua ultima conferenza stampa: «Perché noi – spiega il direttore sportivo Beat Magyar – vogliamo essere il meeting di tutto il Ticino». Tra i protagonisti più attesi, martedì sera al Comunale, ci sarà Ajla Del Ponte, fresca di titolo nazionale nei 100 metri. L’abbiamo incontrata questa mattina.

Ajla, a Bellinzona ci saranno 80 medagliati tra Mondiali, Europei e Olimpiadi. Eppure la sensazione è che quest’anno sia proprio tu la grande attrazione del Galà.

«Per me è facile sentirmi protagonista nel meeting di casa. Martedì, però, si potranno ammirare tantissimi campioni. Atleti da non perdere per il loro curriculum e per le prestazioni che sapranno regalare agli appassionati. Detto questo, mi farebbe enormemente piacere se qualcuno mi dicesse ‘‘Ajla, sono venuto allo stadio per vedere te’’. L’affetto dei ticinesi è una fonte di energia supplementare. Ne farò tesoro per questa gara, per quella di giovedì a Roma e per tutta la preparazione invernale in vista di un 2021 ricco di obiettivi, Olimpiadi incluse».

Dopo i grandi risultati che hai ottenuto in questa strana stagione, condizionata dal coronavirus, con quali emozioni e sensazioni ti presenti all’ombra dei castelli?

«L’intera stagione 2020, per me, è stata una grande rivincita dopo un 2019 duro e complicato. Un anno fa mi ero presentata a Bellinzona senza grosse aspettative, senza questi risultati alle spalle. Ora è diverso. Sapere dai giornali e dallo stesso Beat Magyar che il Galà dei Castelli, nonostante la pandemia, si sarebbe svolto, mi ha dato tantissima forza. È il mio meeting preferito. A un certo punto, quest’anno, era anche il mio unico obiettivo».

I tuoi costanti progressi e i due prestigiosi successi ottenuti in Diamond League hanno cambiato la percezione che gli atleti internazionali hanno di te?

«Immagino che ora ci sia più coscienza del fatto che al mondo esista una persona chiamata Ajla Del Ponte. Ho avuto la conferma che quello dello sprint femminile è un ambiente molto bello e positivo. Le altre velociste hanno avuto soltanto parole gentili nei miei confronti, erano sinceramente contente dei miei risultati».

Com’è la Diamond League? Raccontaci quello che non si vede in televisione.

«Io l’avevo già vissuta in passato con la staffetta. Questo mi ha dato forza e allo stesso tempo mi ha calmata, anche se trovarmi lì da sola è stato diverso. Ho particolarmente a cuore l’esperienza vissuta a Monaco, dove è stato ammesso un po’ di pubblico. Mi sono ritrovata in una bolla in cui sapevo esattamente cosa fare, inoltre sentivo l’energia che veniva dalle tribune. Mi ha ricordato un campionato internazionale».

Oggi a Lugano hai incontrato i partecipanti della rassegna «Ragazzo/ragazza più veloce del Ticino». Ti senti un esempio?

«Cerco di esserlo ed è una cosa bella. Oggi con me c’erano anche Mujinga Kambundji e Lea Sprunger, due atlete che ho sempre considerato dei modelli. Diventare a mia volta un esempio per i giovani mi fa tanto piacere. Poter scambiare due parole con qualcuno a cui ci si ispira è una grande fonte di motivazione. Anch’io da piccola partecipai a ‘‘La ragazza più veloce del Ticino’’. Proprio a Cornaredo, se non sbaglio, arrivai seconda dietro a Carlotta Ulmer. Ero un po’ amareggiata, ma restano dei ricordi bellissimi. Erano le mie prime gare nello sprint, un mondo completamente diverso da quello che vivo oggi. Iniziative come questa sono importanti per alimentare la passione dell’atletica nei giovani».

Venerdì hai stravinto il titolo nazionale dei 100 metri. Come è stato gestire la gara da favorita?

«Tornare a un campionato nazionale dopo aver preso parte alla Diamond League è stato complicato perché ho dovuto riabituarmi a tempistiche diverse. Nei grandi meeting internazionali ci si prepara ai blocchi 7 minuti prima dello start, mentre a Basilea ero già in pista mezz’ora prima della gara. Inoltre mi sono mancate tanto le mie compagne di staffetta, assenti per vari motivi. Il campionato svizzero è sempre stata una bella occasione per ritrovarci tutte insieme. Detto questo, vincere mi ha regalato tante emozioni. Emozioni che non proverò mai più, perché il primo titolo nazionale outdoor resterà unico».

A proposito di gestione dei momenti che precedono una gara: quattro anni fa ai Giochi di Rio, parlando del tuo ruolo di prima frazionista nella 4x100, raccontavi di quanto ti imbarazzasse essere filmata dalla telecamera durante la presentazione delle concorrenti. Ci hai fatto il callo?

«No. Quattro anni dopo sono ancora nella stessa situazione. Non mi piace guardare nella telecamera e sono sempre contenta quando l’operatore si sposta davanti all’atleta successiva. È un problema che mi accompagnerà per tutta la carriera, perché fa parte del mio carattere. In quel momento preferisco concentrarmi e guardare la linea davanti a me piuttosto che dire ciao a qualcuno che non vedo. Comunque ci sto un po’ lavorando con il mio mental coach. Lui osserva come mi comporto attraverso lo schermo. Mi dice che devo essere più presente, farmi vedere. Quello è il momento in cui, tra virgolette, ci si vende prima della gara».

«Non volevo che questo 2020 fosse un anno perso». Lo hai affermato dopo il tuo primo successo in Diamond League a Monaco. Pensi che il tuo messaggio possa andare oltre lo sport? Parlando con gli amici hai notato la stessa attitudine positiva?

«Mi è capitato a livello universitario, in quello che considero il mio secondo mondo. Non vale per tutti, ma diverse persone mi hanno detto di non aver mai studiato così bene come durante il lockdown. Molti hanno avuto la possibilità di lavorare su se stessi, perché finalmente hanno avuto il tempo di farlo. Per quanto mi riguarda, ho saputo gestire bene quelle settimane di chiusure. Ho continuato ad allenarmi con metodo, negli orari di sempre. Alle 10 in pista, alle 14.30 in sala pesi. Questa continuità ha fatto la differenza».

Martedì Bellinzona, giovedì Roma. Poi venerdì farai tappa a Firenze per motivi di studio...

«Andrò alla Biblioteca Nazionale Centrale a consultare tre manoscritti per la mia tesi. Il tema non è ancora ben definito, devo discuterne con il mio professore, ma ci tenevo a vedere questi volumi antichi. Si tratta di raccolte di poesie scritte in ambiente farnesiano. Beffardamente, avevo preso un semestre di pausa per le Olimpiadi, poi rinviate, ma ho rincorso qualche credito qua e là. Lo studio mi aiuta anche nello sport: ho bisogno di tenere occupati sia il corpo, sia la mente. Avere soltanto l’atletica sarebbe nocivo, sento che una parte aiuta l’altra. Infatti sono competitiva anche negli studi, ma solo contro me stessa».

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