Coraggio e abnegazione: Leclerc può far tornare grande la Ferrari

Contromano

Con Pino Allievi riviviamo il GP di Monza che ha incoronato la «rossa» guidata dal giovanissimo pilota monegasco

Coraggio e abnegazione: Leclerc può far tornare grande la Ferrari
Il pilota monegasco della Ferrari Charles Leclerc. (Foto Keystone)

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Il pilota monegasco della Ferrari Charles Leclerc. (Foto Keystone)

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Coraggio e abnegazione: Leclerc può far tornare grande la Ferrari

Non capita spesso di assistere ad un evento sportivo in cui, alla fine, viene autorizzata l’invasione di campo da parte del pubblico. Monza lo fa da anni ed è stato uno spettacolo dentro lo spettacolo assistere domenica alla gioia della marea ferrarista che, sotto il podio, osannava al nuovo campione in rosso, Charles Leclerc. E come non poteva venire in mente quella che fu la prima invasione dell’Autodromo, scatenata da Clay Regazzoni quando vinse nel 1970? Fu una manifestazione di gioia incredibile, ma a quei tempi i tifosi dovettero scavalcare reti e muretti, con la polizia che per un po’ tentò di contenere la folla e poi lasciò perdere.

Leclerc aveva già vinto l’altra domenica a Spa-Francorchamps «ma stavolta è stato dieci volte più bello», ha detto incredulo. Qualcuno si è chiesto se questa doppietta non segni una svolta nei destini della Ferrari che da troppe stagioni ansima, fatica, rincorre. La risposta è «ni», nel senso che in F.1 serve una ottima macchina per vincere: la Ferrari degli ultimi anni non ha prodotto monoposto da campionato del mondo, ma solo da successi isolati. Per cui anche campioni come Alonso e Vettel non sono riusciti a replicare, a Maranello, i trionfi iridati ottenuti con Renault e Red Bull. Leclerc non può quindi essere il solo elemento risolutore di una crisi che si trascina da troppo, ma certamente ha riportato un clima di freschezza e di ottimismo che non si respirava da tempo. Merito, oltre che della sua bravura, anche della solarità dei 21 anni, della lingua italiana parlata benissimo, di un modo di porsi che conquista. Per cui potrebbe rappresentare la spinta di cui la Ferrari aveva bisogno per tornare in alto con coraggio, rischi, abnegazione. Qualità che Leclerc possiede, anche se le ha apprese da poco – quello di Monza è stato il suo 35. gran premio! – e che continuerà ad arricchire strada facendo, perché è un ragazzo che impara, assorbe e mette in atto, capitalizzando comportamenti ed errori.

Aver domato l’irruenza di Lewis Hamilton non è da tutti. Il cinque volte campione del mondo si è messo nella scia del monegasco dopo i primi metri e per oltre metà gara ha cercato il momento per attaccare. È stato un duello aspro in certi momenti, come quando Lewis alla seconda variante ha affiancato Leclerc per superarlo, ma è stato stretto fuori pista tanto da andare dritto nello spazio di fuga. Poi abbiamo assistito ad un taglio di chicane che poteva costar caro a Leclerc. Il quale non si è mai scomposto, ha sempre viaggiato al massimo, aiutato dalla felice scelta di gomme (era il solo ad avere le Pirelli più dure) della Ferrari. Hamilton è stato per Leclerc un termine di paragone difficile e Charles ha avuto la meglio per la seconda settimana di fila. Bottas è stato il solito gattone morbido che graffia di rado, per cui Leclerc alla fine ha viaggiato con una relativa tranquillità.

Dopo Monza comincia la fase conclusiva del Mondiale. Mancano sette gare alla conclusione e il prossimo Gran Premio di Singapore sarà favorevole alla Mercedes. Poi si correrà in Russia e Giappone dove la Ferrari potrebbe di nuovo tornare pericolosa. E sarebbe bello se le rosse d’attacco fossero due, perché Vettel a Monza non c’è stato. Un altro errore sotto pressione, un altro disagio evidente quando si tratta di cambiare passo, un altro svarione che farà male al suo carattere già abbastanza depresso da come gli stanno andando le cose. Troppi sbagli e insicurezze, mentre il compagno vince. Ce n’è abbastanza per deprimersi ancora di più ed è per questo che la Ferrari deve cercare di proteggerlo, di fargli ritrovare la strada dell’equilibrio. A Seb non era andata giù che Leclerc non gli avesse aperto la scia in qualifica. Lo svarione alla Curva Ascari, al sesto passaggio, lo ha fatto precipitare in una crisi che va allontanata subito, pena deduzioni che potrebbero anche portarlo all’abbandono dalle scene. Ma c’è ancora tempo per meditare e rimediare.

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