Ferrari avanti litigando: serve disciplina

Contromano

Il tradizionale commento di Pino Allievi a margine del GP di Sochi, dalla «sorpresa» Hamilton ai dissidi interni del Cavallino

Ferrari avanti litigando: serve disciplina
Le Ferrari di Vettel e Leclerc a Sochi.

Ferrari avanti litigando: serve disciplina

Le Ferrari di Vettel e Leclerc a Sochi.

Tre gare, tre litigi. Succede quando si soffre di abbondanza. Oppure, per usare una frase cara a Enzo Ferrari, quando «la pancia è troppo piena». I protagonisti di questa mini-storia sono ovviamente i due piloti del Cavallino, Sebastian Vettel e Charles Leclerc, i quali dal momento in cui la Ferrari ha ritrovato la strada della competitività, hanno cominciato a bisticciare. Era scontato che finisse così e lo sarà anche nelle sei gare che ancora restano per concludere la stagione e poi, di nuovo, nel 2020. Tutto era andato bene sino a Monza, dove – in qualifica – Leclerc avrebbe dovuto tirare la scia a Vettel, col rischio di vedersi soffiare la pole position che in quel momento deteneva. Non lo ha fatto, accampando delle scuse che a Mattia Binotto e agli altri dirigenti della Gestione Sportiva sono risultate antipatiche. Lavata di capo e ripartenza a Singapore. Dove per un equivoco tattico Leclerc, che era leader della corsa, si è ritrovato alle spalle di Vettel. Domanda al box: «Posso superarlo?». Risposta: «Aspetta un attimo e comunque usa la testa». Non ha però potuto farlo, tre Safety Car in pochi giri lo hanno costretto alla resa. Nuovo round a Sochi, con Leclerc in pole position e Vettel terzo in griglia. In mezzo, tra loro, un tale Hamilton da contenere a tutti i costi alla prima curva. Decisione di Binotto: «Tu, Charles, tiri la scia a Vettel che ti passerà davanti, in modo da mettervi subito alle spalle Lewis. Poi Seb ti ridarà la posizione».

È successo così, con la lieve differenza che nel momento in cui Vettel si sarebbe dovuto far da parte per dare strada a Leclerc, invece di rallentare ha cominciato a tirare come un matto, distanziando il compagno furente, che reclamava giustizia via radio. Ma poiché il tedesco non aveva alcuna intenzione di mollare e, anzi, pregustava il secondo successo di fila, la Ferrari ha utilizzato la sofisticata arma della strategia (parola orribile!) per rimettere ordine, ritardandogli il pit stop di 4 giri rispetto a Charles. Quando Seb è tornato in pista, ha visto la coda della macchina di Leclerc che gli sfuggiva via. Non sappiamo come sarebbe finita, ma di sicuro nel momento in cui il monegasco è stato informato dello stop (problema alla parte ibrida della Power Unit) del compagno, ha fatto i salti di gioia. Vettel, sino all’abbandono, aveva disputato una corsa superlativa, andando oltre le prestazioni che gli avevano fruttato il successo a Singapore. Leclerc, per contro, non è poi stato aiutato dalla Virtual Safety Car che ha favorito il pit-stop fulminante a Hamilton. Ma, tirando le somme, Charles non ha mai avuto un passo davvero veloce. Per cui ha concluso al terzo posto con un rimbrotto diplomatico al momento delle interviste: «Dovremo parlarci dentro il team». Come dire che era arrabbiatissimo ed esigeva delle spiegazioni.

Tra una lite latente e l’altra, alla fine ha vinto il meno pronosticato, Lewis Hamilton, accompagnato dal valletto Bottas: una doppietta Mercedes quando tutti si aspettavano il dominio Ferrari. In realtà, la Ferrari si è comportata benissimo ma forse ha sottovalutato la rivale anglo-tedesca: uno sbandamento che ha riportato Maranello alla realtà, ma anche alla consapevolezza di avere una macchina che è più o meno vincente ovunque, quando invece negli ultimi finali di stagione le prestazioni delle rosse erano sempre state calanti. La cura Binotto sta dando frutti, il team ha ritrovato verve e convinzione. Finalmente è stata imboccata la strada giusta (almeno così pare) e da qui alla conclusione potrebbero arrivare altre affermazioni. Ma anche – è garantito – altre schermaglie interne, con la freschezza di Leclerc che ha dato a Vettel la spinta giusta per ritrovare la velocità di un tempo. Prospettive ottime in chiave futura, a patto che i piloti non si perdano in sterili litigi e che la Ferrari sappia imporre la disciplina indispensabile in questi casi. Non è scontato, ma ci si può provare.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: AutoMoto
  • 1
  • 1