«In Moto2 voglio battermi con i più forti»

Motomondiale

L’intervista al pilota Tony Arbolino

 «In Moto2 voglio battermi con i più forti»
Foto per concessione di Tony Arbolino

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 «In Moto2 voglio battermi con i più forti»

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La stagione invernale è il momento durante il quale gli sport motoristici vanno in pausa e i piloti, dopo aver tirato il fiato, si preparano fisicamente e mentalmente per un nuovo anno ricco di sfide. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda a Tony Arbolino, reduce da una stagione da protagonista nella categoria entry-level del Motomondiale. Il pilota italiano, che vive e si allena nel nostro cantone, dopo essersi laureato vicecampione del mondo della Moto3, quest’anno passerà alla Moto2 con il team tedesco Intact GP, ereditando la Kalex guidata da Tom Lüthi nel 2020. Abbiamo chiesto ad «Arbo» - questo il suo soprannome - come ha vissuto la stagione di corse plasmata dall’emergenza sanitaria, del sogno mondiale infranto per soli 4 punti e degli obiettivi 2021.

Esattamente due anni fa, in un bar di una fredda Lugano, ci confidavi il tuo obiettivo per la stagione 2019: «lottare sempre per il podio». Da quel momento ne hai collezionati 12, di cui anche 3 vittorie. Sei stato di parola, ti ritieni soddisfatto dei risultati ottenuti fino a oggi? Ho sempre avuto fame agonistica e tanta voglia di dimostrare il mio valore, anche se fino a quel momento i risultati non mi avevano premiato. La fiducia non è mai mancata, ero sicuro di potermi giocare le posizioni di vertice. Ora, guardandomi indietro, sono molto soddisfatto di come siano andate queste due stagioni. Nel 2019 ho colto degli ottimi risultati e sapevo anche che non sarebbe stato facile riconfermarsi nel 2020, ma sono contento perché alla fine, dando il massimo, sono riuscito a fare anche meglio, concludendo al secondo posto in classifica generale. Sono stati due anni molto appaganti e ricchi di emozioni, ora devo guardare avanti.

La pandemia, oltre ai problemi che tutti conosciamo, si può dire che abbia influito anche sui tuoi risultati sportivi. Sei stato costretto a saltare il GP di Aragon in Spagna per essere stato in contatto con un positivo, perdendo l’opportunità di raccogliere punti importanti. Oggi, sapendo che ti sono mancati solo 4 punti per il titolo, cosa pensi?

È inutile negarlo, quando ci ripenso mi chiedo come sarebbe potuta andare a finire se avessi corso quella gara. La mancata partecipazione al GP di Aragon è stata una doppia beffa, perché la gara successiva si è tenuta nuovamente sul quel circuito e i miei diretti avversari avevano già tutti i riferimenti. Sono rammaricato perché sono risultato negativo al test del tampone per ben tre volte, e nonostante ciò, le regole mi hanno impedito di schierarmi regolarmente in pista. Analizzando la stagione, ripenso anche al doppio appuntamento sul circuito di Misano, lì probabilmente avrei potuto fare un po’ meglio, ma sono ugualmente contento perché non ho mai fatto errori importanti, ho sempre portato a casa punti preziosi per il campionato.

Da circa due anni sei seguito dall’ex-preparatore atletico di Jorge Lorenzo, Ivan Lopez. In questo lasso temporale sei cresciuto molto sportivamente. Quanto ha influito la sua figura sui tuoi risultati?

Al termine della stagione 2018 sentivo il bisogno di fare un cambiamento nella mia preparazione, ero motivato e desideravo fare quel passo in più che mi avrebbe permesso di diventare uno dei piloti più forti del campionato. Grazie alla conoscenza e alla disponibilità di Jorge Lorenzo, ho cominciato ad allenarmi con lui e Ivan Lopez, quello è stato per me un momento di svolta. Ho nel frattempo instaurato un rapporto di amicizia con Ivan, mi aiuta tuttora non solo nella preparazione fisica, ma anche in quella mentale. Ogni allenamento cerca sempre di tirare fuori il meglio di me, facendomi capire che lavorando con costanza e dedizione è possibile raggiungere i propri obiettivi.

Quest’anno gareggerai in Moto2, una categoria conosciuta anche per la sua fisicità. Hai cambiato qualcosa della tua preparazione fisica?

L’intensità dei miei allenamenti è molto simile a quella dello scorso anno, anche se con un particolare focus sugli esercizi di forza. Quest’anno ci stiamo concentrando maggiormente sulla parte superiore del corpo, la moto avrà un peso più importante e sarà dunque più impegnativa da gestire. Mi sento già in forma, probabilmente ci sarà bisogno di qualche giornata in pista di adattamento per abituare il mio corpo a una guida differente.

Lo scorso novembre hai provato, sul circuito spagnolo di Jerez, la tua nuova moto. Quali sono state le tue sensazioni e quali le differenze con la Moto3?

Il primo impatto è stato molto buono, mi sono subito trovato a mio agio. La Kalex mi è sembrata intuitiva e facile da guidare. La difficoltà sarà riuscire a capire come sfruttarla per giocarmi le posizioni di vertice. Fortunatamente avremo a disposizione diverse giornate di test, saranno ottime occasioni per prendere le misure in sella e capire come portare la moto al limite. La principale differenza rispetto alla Moto3 è il peso, quest’ultima è più agile e leggera, e ti concede anche qualche errore in più. La Moto2, per quel che ho visto fino ad ora, si deve guidare con maggiore precisione, è sicuramente più facile sbagliare.

Che cosa ti aspetti da questa stagione, quali sono i tuoi obiettivi?

Non so bene cosa aspettarmi, ci sarà da lavorare molto perché la Moto2 è sempre stata una categoria difficile, i distacchi sono risicati e i piloti sempre molto vicini. Il mio obiettivo è di quello di crescere sportivamente durante il campionato, fare esperienza e dimostrare di essere un pilota veloce, soprattutto in relazione a chi, come me, è passato di categoria. Oltre al desiderio di battagliare costantemente con i piloti più forti, mi piacerebbe riuscire a centrare il premio di «Rookie of the year» a fine stagione. Sarà dura, ma punto in alto.

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