La ricorrenza

La testa si appoggia sull’abitacolo
e il pilota diventa una leggenda

Sono passati venticinque anni, ma le immagini nella mente sono così nitide che l’incidente costato la vita ad Ayrton Senna sembra sia accaduto ieri

La testa si appoggia sull’abitacolo <br />e il pilota diventa una leggenda

La testa si appoggia sull’abitacolo
e il pilota diventa una leggenda

Se fosse ancora vivo, Ayrton Senna oggi avrebbe 59 anni. Chissà cosa farebbe, chissà quanti Mondiali di Formula Uno avrebbe vinto il brasiliano dallo sguardo malinconico. Domande senza risposta, come in fondo senza risposta rimane ciò che accadde in quel tragico weekend di Imola. Purtroppo nascono anche così, le leggende. Chi è appassionato di motori, ma anche chi guardava o ancora segue le corse solo di sfuggita, si ricorda cosa stava facendo in quel 1. maggio 1994, quando Ayrton cessò di essere pilota per diventare un mito. Non c’entra nulla, ma è un po’ come l’attentato alle Torri Gemelle di New York. «Io ero al lavoro», «io in automobile», «io in vacanza al mare». Sono passati venticinque anni, ma le immagini nella mente sono così nitide che è come se tutto fosse accaduto ieri.

Ayrton Senna in gara ad Imola pochi minuti prima del fatale incidente.
Ayrton Senna in gara ad Imola pochi minuti prima del fatale incidente.

Lo spettacolare incidente occorso al connazionale Rubens Barrichello nelle libere del venerdì e poi le prove ufficiali del sabato funestate dalla morte dell’austriaco Roland Ratzenberger. L’impatto a più di 300 km/h, la testa del pilota che oscilla e si appoggia sui bordi dell’abitacolo. Lo show deve continuare e nello sport ci sono morti di serie A ed altri di serie B. Non per Senna. Le telecamere lo inquadrano ai box, l’espressione del suo volto è un misto di tristezza, rabbia e paura. Paura, sì. Senna – lo si saprà ovviamente qualche anno dopo – la sera chiama la compagna di allora: «Imola mi mette i brividi», le dice. La notte cancella come un deciso colpo di spugna le tragiche immagini di Ratzenberger, il numerosissimo pubblico vuole la gara: c’è Senna, ci sono le Ferrari. Ma la faccia di Ayrton non è cambiata. «Forse sentiva qualcosa dentro, come un nero presagio», diranno in molti più tardi. Pochi minuti prima del giro di ricognizione le telecamere inquadrano il brasiliano: ha lo sguardo triste, osserva la sua Williams con gli occhi persi nel vuoto. Non è il solito Senna: chissà, forse proprio in quei momenti sta cessando di essere pilota per diventare mito. Magari sente quale tragico destino lo sta attendendo. Ayrton è in pole position: pronti, via e un altro incidente scuote Imola. I detriti delle monoposto coinvolte sembrano missili impazziti, superano le barriere di protezione e feriscono nove spettatori. Sì, è un Gran Premio maledetto, ora basta per favore. Quando la Safety Car lascia il circuito, Senna è in testa davanti a Michael Schumacher. È partito per festeggiare il suo 42. successo in carriera, Ayrton: nel suo abitacolo c’è una bandiera austriaca, in caso di vittoria ha deciso di sventolarla in onore di Ratzenberger durante il giro d’onore. Non ci arriverà mai.

L’auto del pilota brasiliano dopo il terribile schianto.
L’auto del pilota brasiliano dopo il terribile schianto.

Alle 14.17 Senna si avvicina alla curva del Tamburello. La sua Williams però è diventata un cavallo indomabile, esce dal circuito e si schianta contro il muretto. L’impatto è talmente violento che la monoposto rimbalza all’indietro, si gira e si ferma appena prima di rientrare sul tracciato. Anche la testa di Ayrton Senna, come quella di Ratzenberger, si piega in maniera innaturale e si appoggia sui bordi dell’abitacolo. Sembra un incubo, ma è tutto vero. Il brasiliano non si muove e i soccorsi arrivano dopo minuti che sembrano ore. Viene appoggiato sull’erba per i primi soccorsi, poi sulla pista atterra l’elicottero che lo porta all’Ospedale Maggiore di Bologna. No, non Ayrton. Internet è ancora una parola sconosciuta, i telefoni cellulari, enormi, sono un privilegio per pochi. Mentre in pista trionfa Schumacher, si attende che la televisione dia notizie. È Senna, non può finire così. Non deve finire così. Sono le 18.40: la dottoressa Maria Teresa Fiandri annuncia al mondo che il cuore di Ayrton ha cessato di battere. È un pugno allo stomaco che lascia storditi: Senna non c’è più. Il pilota è morto, è appena nata una leggenda.

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