«Monza è casa mia, peccato correre senza pubblico»

Automobilismo

Alex Fontana è pronto per una nuova, entusiasmante stagione fra impegni reali con la sua Lamborghini Huracán e gare al simulatore

«Monza è casa mia, peccato correre senza pubblico»
Alex Fontana, 28 anni. © CdT/Archivio

«Monza è casa mia, peccato correre senza pubblico»

Alex Fontana, 28 anni. © CdT/Archivio

Alex Fontana riparte. Da Monza, il suo giardino. 28 anni, il ticinese scalpita. Correrà nel GT World Challenge, il campionato per vetture Gran Turismo più combattuto e prestigioso al mondo. Di più, guiderà la Lamborghini Huracán GT3 Evo del team svizzero Emil Frey Racing. Con lui Ricardo Feller e Rolf Ineichen: un equipaggio al 100% rossocrociato, mica male. Il fine settimana di Alex sarà intenso. Molto intenso. E questo perché sabato sera ci sarà il primo round della Fanatec E-sports GT Pro Series, inedito torneo virtuale che accompagnerà gli eventi endurance del GT World Challenge. E attenzione, perché i punti guadagnati in questa competizione parallela a fine stagione verranno aggiunti alla classifica «vera».

«Sarà una bella sfida» afferma Alex, al solito molto disponibile per una chiacchierata. «Sabato, come scendo dalla macchina devo infilarmi subito nel simulatore per qualifiche e gara virtuali. Domenica, invece, c’è la gara vera. È indubbiamente un programma molto impegnativo. Per fortuna, sul fronte e-sports ho un piccolo vantaggio al di là del coaching che svolgo per il team di AIDA. Conosco il simulatore che ci verrà messo a disposizione, è praticamente uguale al mio. Io, però, finora l’ho sempre usato o per il citato coaching o per allenarmi. Non l’ho mai usato per cercare di essere il più veloce».

Prima non avevo mai usato un simulatore come strumento competitivo, ora dovrò farlo

Cosa dobbiamo aspettarci, quindi, dall’Alex pilota al simulatore? Soprattutto, non c’è il rischio di confondersi con la realtà?

«Come dicevo, non l’ho mai usato come strumento competitivo. In questo contesto, invece, dovrò farlo. Se prima accusavo un secondo di svantaggio, ora ho ridotto il gap con i migliori. Parliamo di cinque decimi. Quanto alla seconda parte della domanda, cito la parabolica di Monza. Per andare forte sul simulatore, non so perché, bisogna uscire strettissimi dalla curva. Nella realtà, però, se facessi una manovra del genere andrei dritto ai box. Serve un altro approccio. Ecco, io il simulatore l’ho sempre usato per fare le stesse cose di una gara vera. Ma per fare un buon tempo a Monza dovrò cambiare alcune cose».

Cosa significa, per un pilota, iniziare una nuova stagione?

«L’entusiasmo è lo stesso di sempre, nonostante gli anni passino. C’è da dire che non ho mai avuto vita facile in questo mondo. Non ho goduto di grosse sponsorizzazioni, né ho avuto un manager capace di piazzarmi ovunque. Le cose, ecco, me le sono guadagnate. Sono contento, a questo giro, anche perché disputerò il campionato per intero. Arriverò a fine stagione con più chilometri, più o meno il doppio».

Questa annata sarà la prima esclusivamente europea dopo tanta Asia. Che esperienza è stata quella cinese?

«La Cina, a livello motoristico, è diversa dal resto dell’Asia. È un mercato giovane, nuovo, vissuto con la stessa emozione con cui l’Europa viveva i motori negli anni Ottanta. E le cose, là, vanno a una velocità addirittura superiore. Tant’è che stanno nascendo già diverse serie solo elettriche. La Cina sta attirando ingegneri, meccanici e piloti dagli Stati Uniti e dall’Europa. La mossa non è solo legata all’immagine: i cinesi, così, possono apprendere e formarsi».

© Alex Fontana
© Alex Fontana

Lei aveva corso a Wuhan poco prima che scoppiasse l’emergenza coronavirus. Quanto ha inciso la pandemia sul Gran Turismo?

«Ha inciso in due modi. Primo: c’è stata una spinta, netta, verso l’elettrico. Di per sé un fatto positivo, ma attenzione: la nuova mobilità non risolve la questione ambientale, anzi. Ci sono diverse problematiche al riguardo. Secondo: diversi marchi hanno patito la crisi e, quindi, rinunciato al GT. La Volkswagen aveva preceduto tutti, complice il dieselgate. Ma con la pandemia ha lasciato Bentley, mentre Nissan si concentra sul Giappone e Honda è presente con una macchina. I piloti, però, sono sempre quelli e così i sedili sono diminuiti».

Prima parlavamo dell’Alex virtuale: che obiettivi si pone invece l’Alex reale?

«Sembra una frase fatta, ma la concorrenza ogni anno è sempre più agguerrita. Il livello è davvero altissimo. Ho visto la lista dei piloti iscritti, sono tutti tosti. È come se ogni team avesse, con un colpo di reni, messo in campo il meglio del meglio. Una sorta di all-in. La nostra è una squadra omogenea. E l’omogeneità fa la differenza, specialmente nelle prove di endurance. Diciamo, allora, che sono ambizioso. Lo stesso vale per i miei due compagni».

In conclusione, cosa significa per un ticinese correre a Monza?

«Significa correre in casa, praticamente. Ed è bellissimo, soprattutto se penso che ho viaggiato anche per 32 ore in Cina. Qui, per contro, posso svegliarmi in Ticino, fare colazione e dopo un’ora trovarmi in un vero e proprio tempio della velocità. Mi dispiace, questo sì, vivere Monza senza il pubblico. Non potrà esserci nessuno ad eccezione degli addetti ai lavori. Ma correre, di questi tempi, è di per sé un privilegio».

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