automobilismo

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

La ticinese ha presentato la sua vettura F3 e ha ricordato: «Una volta in pista, non importa se sei uomo o donna»

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1
(foto David Cuciz)

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

(foto David Cuciz)

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

Sharon Scolari e la sua piccola Formula 1

Sabato scorso, presso il LAC, la scuderia ScoRace ha presentato la nuova vettura F3, una TATUUS motorizzata Alfa Romeo fresca di consegna. Sharon Scolari introduce la nuova vettura che dovrà gareggiare nel campionato FIA F3, valevole per accedere al campionato F1. Nei fatti, spiega agli ospiti, tra cui gli sponsor che la sostengono nell’impresa, una «piccola» formula 1 in tutto e per tutto, con soluzioni all’avanguardia e la tanto discussa Halo. Che Sharon, per inciso, approva in pieno. Scolari, ci confida: «Una volta che indossi la tuta ed il casco, sei nella vettura, non importa se sei uomo o donna. Conta quanto sei brava a far girare la macchina».

Fabrizio, il padre, spiega le oggettive difficoltà nel voler essere competitivi negli sport motoristici in Svizzera: non avendo a disposizione piste su cui correre e fare la messa a punto, la vettura deve essere regolata sul circuito del campionato, oppure occorre appoggiarsi a team esteri che possono apportare un maggior bagaglio tecnico. Qui interviene il signor Viola, proprietario dell’omonima scuderia, che ha deciso di fornire tutto il supporto tecnico che i suoi esperti, forti di una lunga esperienza nei paddock, potranno donare alla scuderia ticinese affinché Sharon possa correre e vincere. Viola ha un obiettivo in testa: «Arrivare primi», dice.

Sharon Scolari ha ringraziato chi ha sostenuto finanziariamente il suo sogno: «Non è facile trovare sponsor per sport motoristici, specialmente per i piccoli team come il nostro in un Paese che non prevede questo tipo di attività sportive. Ringrazio chi mi sostiene, e spero che un giorno anche altri giovani che ambiscono a correre nella sicurezza che dà una pista possano coronare il proprio sogno!».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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