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L'ASF vola basso sul caso delle aquile

All’indomani delle esultanze provocatorie di Xhaka e Shaqiri la nostra Federcalcio abbassa i toni: “Gesti spontanei e non politici" dice Claudio Sulser

Keystone
Xhaka e la sua esultanza provocatoria
 
23
giugno
2018
17:32
M.P.

TOGLIATTI (dal nostro inviato Marcello Pelizzari) – La Svizzera è tornata a casa. Nel ritiro di Togliatti, si intende. I rossocrociati sono rientrati con un volo su Samara da Kaliningrad, portandosi appresso tre punti preziosissimi in ottica ottavi di finale e – ovviamente – una lunga ondata di polemiche. Le esultanze di Xhaka e Shaqiri, che hanno mimato l'aquila a due teste per omaggiare l'Albania e di fatto provocare i serbi, continuano a far discutere. New York Times, CNN, Guardian: sono soltanto alcune delle testate e delle televisioni che martellano sull'argomento. C'è chi difende i due giocatori tirando in ballo il contesto storico, le violenze subite dal popolo albanese (e kosovaro) e non da ultimo gli insulti e i fischi piovuti in campo dalle tribune. "Dobbiamo aiutarli" taglia corto capitan Stephan Lichtsteiner (pure lui ha mimato l'aquila venerdì sera). Dall'altra parte invece si parla di gesto irresponsabile e irrispettoso. Il tutto mentre la Serbia ha inoltrato ricorso per l'arbitraggio – contestato il mancato utilizzo della VAR per un possibile rigore su Mitrovic – e, appunto, l'esultanza dei due calciatori di origine kosovara.

Nel pomeriggio di sabato (con estremo ritardo rispetto all'orario annunciato ai media) il segretario generale dell'Associazione svizzera di calcio Alex Miescher ha preso parola al Torpedo Stadium. Portando così – finalmente – anche la voce della nostra Federcalcio nel dibattito. Con lui anche il delegato alle squadre nazionali Claudio Sulser. "Il gesto poteva essere evitato" afferma proprio il dirigente ticinese. "Ma va contestualizzato e soprattutto non ne farei un caso politico. Ne parleremo con calma, a mente fredda. È stata una reazione del tutto spontanea all'interno di una partita molto sentita. Il nostro inno ad esempio è stato fischiato mentre il match è stato intenso. Queste cose possono succedere, si è trattato di un riflesso incondizionato. È stata una maniera per esprimere gioia. Dare maggiore rilevanza a questi gesti mi pare sbagliato. Noi, come Federazione, vorremmo sottolineare l'aspetto sportivo". Quanto alle possibili sanzioni della FIFA, Sulser precisa: "Bisogna vedere innanzitutto se Xhaka e Shaqiri hanno violato una norma. È difficile stabilirlo, poiché come dicevo la loro è stata un'esultanza carica di gioia e non un preciso segnale verso i serbi". A suo tempo l'ASF aveva vietato le esultanze a sfondo politico e in particolare il gesto dell'aquila. Come la mettiamo? Ancora Sulser: "Noi possiamo vietare o dare indicazioni in merito, ma siamo sempre nel campo dell'interpretazione e delle emozioni. Sul campo ognuno vive la partita a modo suo".

Alex Miescher dal canto suo sottolinea: "Abbiamo vissuto una situazione speciale e particolare a Kaliningrad" spiega il segretario generale. "Samo stati criticati in quanto Federazione. Ma non siamo degli esperti di storia balcanica e non possiamo sapere cosa hanno vissuto i nostri giocatori. Il nostro interesse è puramente sportivo. Prevale la gioia per la vittoria sulla Serbia. Quelli ottenuti sono tre punti molto importanti per il nostro percorso". Bene, ma la Federcalcio elvetica vieterà in futuro simili esultanze? "Noi abbiamo l'impressione di non poter gestire queste cose e perciò non abbiamo detto nulla di particolare ai diretti interessati, né imposto divieti". 

"Ho parlato con Granit e Xherdan" prosegue Sulser. "Abbiamo convenuto che è meglio dormirci sopra. Non vogliamo prendere decisioni a caldo né dare troppo peso a questo caso. Ci aspetta ancora una partita della fase a gironi. Bisogna pensare alla Costa Rica".

 

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