Ai confini dell’Europa inseguendo un sogno

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L’Europeo del 2020 itinerante, il derby contro l’Italia e la sfida di giocare due partite in Azerbaigian: Svizzera, cosa dobbiamo aspettarci?

Ai confini dell’Europa inseguendo un sogno
Vladimir Petkovic stringe la mano agli altri commissari tecnici del suo girone. ©AP/Vadim Ghirda

Ai confini dell’Europa inseguendo un sogno

Vladimir Petkovic stringe la mano agli altri commissari tecnici del suo girone. ©AP/Vadim Ghirda

«È un gruppo difficile, sì. Ma giocabile». Vladimir Petkovic non si nasconde. A margine del sorteggio, sul tappeto rosso di Bucarest, afferma: «Non voglio scuse, le distanze fra Roma e Baku non dovranno essere un alibi. Un successo all’esordio, contro il Galles, ci darebbe la spinta per il resto del torneo».

Galles, Italia, infine Turchia. Gruppo A. Sorride, «Vlado». Ma nemmeno troppo. Conosce le insidie di una competizione del genere. Sa, soprattutto, che le avversarie non sono delle sprovvedute. Di più, la sfida sarà sia sportiva sia logistica con due partite in Azerbaigian. A Baku, affacciati sul Caspio, ai confini dell’Europa. Subito una domanda: i rossocrociati sceglieranno la capitale azera quale loro campo base?

Gli azzurri restano favoriti

Sul piano sportivo, Petkovic non ha dubbi: «L’Italia resta la favorita, non soltanto perché giocherà in casa» dice il commissario tecnico. «Gli azzurri hanno fatto una campagna di qualificazione perfetta, con 10 vittorie in altrettante partite, mentre Roberto Mancini ha dato alla sua nazionale una mentalità forte».

Quanto alle altre, fra corsi e ricorsi storici bisognerà fare attenzione alla Turchia. Una squadra «che ha effettuato un buon ricambio generazionale e che ha carattere» ribadisce Petkovic, aggiungendo: «Loro giocano con passione». Quindi, il Galles di Bale. «Parliamo dell’avversario più temibile che figurava in quarta fascia».

A fare sognare i tifosi, ad ogni modo, è il derby contro l’Italia. Mancini taglia corto: «La Svizzera è un’ottima squadra e Petkovic è un bravissimo allenatore, ci conosce».

Un’attesa durata 58 anni

Svizzera e Italia torneranno a sfidarsi in una fase finale di un grande torneo dopo ben 58 anni: l’ultima volta successe ai Mondiali del 1962 in Cile. I più, però, ricordano con nostalgia il famoso gol di Marc Hottiger al vecchio Wankdorf di Berna, nel 1993, durante le qualificazioni per USA ‘94. Una rete che decise il confronto con i quotati Azzurri di Sacchi, mandando in estasi un intero Paese.

La Turchia, dicevamo. E qui il ricordo va inevitabilmente al doppio confronto del 2005, che permise ai rossocrociati di qualificarsi a Germania 2006. All’andata finì 2-0 per noi, segnò anche Valon Behrami. Al ritorno, a Istanbul, vinsero i turchi 4-2: un k.o. dolce come il miele, al netto di una rissa conclusiva terribile e di un clima da guerriglia allo stadio.

La Turchia, oggi, è appunto una nazionale quadrata che sogna il colpaccio. A guidarla c’è un fenomeno, quel Senol Günes capace ai Mondiali del 2002 di portare la mezzaluna fino in semifinale. «Ma io – ribadisce Petkovic – non voglio alibi». Sotto con questo Europeo itinerante e dalla gestione complicata, allora.

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