REGNO UNITO

Altro che Messi, il «genio del calcio» era inglese

Sono trascorsi 15 anni dalla morte di Brian Clough considerato uno dei più grandi allenatori di tutti i tempi - Pignolo e amante della tecnica, vinse due coppe campioni consecutive con il Nottingham Forest a fine anni Settanta

Altro che Messi, il «genio del calcio» era inglese
(Foto Internet)

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Giocò solo due partite in Nazionale. Entrambe nel 1959, sessant’anni fa. Il compianto Brian Clough è considerato uno dei più grandi allenatori inglesi. Forse come lui c’è stato soltanto, aggiungiamo noi, Bobby Robson. A parte la negativa esperienza di Leeds nel 1974 (durata soltanto un mese e mezzo ma che ispirò un film: i giocatori lo accusavano di non impegnarsi al massimo in quanto era un tifoso del Derby County, gli acerrimi rivali) ha vinto ovunque. E quanto ha vinto, poi. Addirittura due coppe dei campioni e non con squadre blasonate come Real Madrid, Milan o Benfica, ma alla guida del Nottingham Forest, nel 1979 e nel 1980. Pensate che i biancorossi hanno in bacheca un solo titolo nazionale, tuttavia si sono aggiudicati il trofeo dalle grandi orecchie addirittura in due occasioni. Pazzesco. Alla guida dei “Garibaldi Reds” ebbe l’onore di portarsi a casa anche un campionato nel 1978, quattro coppe di Lega ed una Supercoppa europea. “Perché per la mia squadra io non mi accontento del secondo posto. Non è nella mia natura. Io inseguo l’eccellenza in ogni cosa e questo comprende ogni singola partita che giochiamo”, ripeteva spesso davanti ai taccuini dei giornalisti britannici. In un Paese dove spadroneggiano i tabloid, Clough era considerato una manna dal cielo. Permaloso, arrogante, impulsivo, dalla battuta sempre pronta, il figlio di operai nato a Middlesbrough si conquistò presto le prime pagine non soltanto per i suoi successi in panchina. In particolare quando, nel 1973, se la prese con la stampa italiana dopo la sconfitta del suo Derby contro la Juventus nella semifinale della Coppa dei campioni. Arrivò persino a mettere in dubbio il coraggio e l’impegno dei soldati della vicina Penisola durante la seconda guerra mondiale. Il “football genius” era così, sul rettangolo verde pretendeva dai suoi pupilli eleganza ed abnegazione, ma spesso lui si lasciava prendere la mano: “Roma non fu costruita in un giorno, ma io non ero lì”. Una fottuta malattia se l’è portato via troppo presto, nel 2004.

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