Andrea Padula: «Grazie Chiasso, ma il Wil era un’occasione»

Calcio

L’oramai ex esterno rossoblù fra presente, passato e futuro – «La Super League? Ci ero andato vicino a giugno, ma resta il mio obiettivo»

Andrea Padula: «Grazie Chiasso, ma il Wil era un’occasione»
Andrea Padula, 23 anni, quando indossava la maglia del Chiasso. © CdT/Archivio

Andrea Padula: «Grazie Chiasso, ma il Wil era un’occasione»

Andrea Padula, 23 anni, quando indossava la maglia del Chiasso. © CdT/Archivio

«Ho colto la palla al balzo, ed eccomi a Wil». Andrea Padula ha lasciato Chiasso. Dopo 91 partite e 10 gol. Se n’è andato all’improvviso, «anche se i primi contatti risalgono a giugno» spiega il diretto interessato, 23 anni e un contratto fino al 2021 in tasca. «Ho firmato per un club importante, ambizioso e solido. Sono felice. Alla mia ex squadra dico grazie e sono sincero, non so dove sarei ora senza i rossoblù».

«Dispiace andare via ora»

Nato a Mendrisio, cresciuto nel Lugano e poi svezzato dal Team Ticino, Padula è finito sul taccuino di molti osservatori grazie alle sue doti da esterno. Alla fine, l’ha spuntata il Wil. «E per me è un passo avanti. Conoscerò un altro calcio, avrò modo di approfondire le mie conoscenze del tedesco e me la dovrò cavare da solo, anche se avevo già lasciato casa una prima volta grazie al Monza. Considero il Wil un premio ai miei sforzi. A giugno c’erano stati dei contatti, appunto, ma nulla di concreto. Mi dispiace, certo, andarmene adesso. Con la squadra all’ultimo posto. L’ideale sarebbe stato partire con la salvezza in tasca. Ma uno non può programmare cose del genere».

«Spero nella salvezza»

Al Chiasso, spiegava Andrea, va un grandissimo «grazie». «Se vivi l’ambiente rossoblù, beh, non te ne vorresti andare mai. Il Riva IV era diventato casa mia, d’altronde parliamo di una società che ha creduto in me e che mi ha valorizzato. Un grazie, allora, ai dirigenti, ai miei compagni, agli allenatori e ai tifosi. Mi auguro, con il cuore, che anche quest’anno arrivi la salvezza. Ritengo che il gruppo abbia le capacità per lasciare i bassifondi».

«I passaggi di Abedini»

Padula, a Wil, troverà alcuni ex rossoblù. «Sì, Abedini e Mossi» prosegue Andrea. «Ho un ottimo rapporto con entrambi, Eris mi sta perfino facendo da autista in questi giorni. Vivo in albergo per adesso, lui è qui da un po’ e sa come muoversi. Mi porta agli allenamenti». C’è, poi, un mostro sacro. Ovvero Ciriaco Sforza, allenatore dei sangallesi ma soprattutto ex stella del calcio rossocrociato. «Ha voglia, vive di pallone, è un fenomeno. Neanche il tempo di conoscerci e già mi parlava di schemi e movimenti. Con lui il Wil può davvero ambire a qualcosa di importante».

«Da bambino tifavo Lugano»

E a qualcosa di importante ambisce, ovviamente, anche Andrea Padula. «Ribadisco, per me Wil è una tappa. Una sorta di stazione intermedia. Il mio obiettivo rimane la Super. Ci ero andato vicino a giugno, già. Ma evidentemente non era il mio momento. Del resto, non sono mai stato il classico elemento che esplode presto e va subito in alto. Ho fatto il mio percorso, la mia gavetta, ora darò tutto per la causa del Wil». Bene, ma i sogni? Il bambino Padula, a suo tempo, che cosa sperava per il suo futuro? «Io sono cresciuto nel Lugano, per cui la mia idea è sempre stata quella di esordire in prima squadra con i bianconeri. Per ora non è stato possibile, un domani si vedrà».

Intanto, Andrea ha cerchiato una data sul suo calendario: il 22 febbraio. «Il big match contro il Chiasso, sì. Sarà strano sfidare i miei amici».

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