Capi ultrà della Juve in manette

Calcio

Le accuse nei loro confronti sono di associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata

Capi ultrà della Juve in manette
Veduta dello stadio della Juventus a Torino. (Foto Wikipedia)

Capi ultrà della Juve in manette

Veduta dello stadio della Juventus a Torino. (Foto Wikipedia)

Blitz della Polizia nella curva della Juventus: i capi e i principali referenti dei gruppi ultrà bianconeri sono stati arrestati nell'ambito di un'indagine coordinata dalla procura di Torino, che ha portato all'emissione di 12 misure cautelari da parte del giudice per le indagini preliminari.

Le accuse nei confronti degli ultras sono, a vario titolo, associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata. In corso anche decine di perquisizioni in diverse città italiane.

Secondo investigatori ed inquirenti, dalle intercettazioni e dalle attività d'indagine sono emersi «incontrovertibili elementi probatori» nei confronti dei soggetti coinvolti nell'inchiesta, che sarebbero responsabili di una «precisa strategia estorsiva» nei confronti della Juventus.

In sostanza, la decisione della società bianconera al termine del campionato 2017-18 di togliere una serie di privilegi ai gruppi ultrà, ha scatenato la reazione dei leader storici delle varie sigle, che si sono dati da fare con ogni mezzo per riavere quei vantaggi che gli erano stati tolti e per affermare la loro posizione di forza nei confronti della società.

Ma non solo: dall'indagine è emerso inoltre che uno dei principali gruppi del tifo bianconero, quello dei Drughi, riusciva a recuperare centinaia di biglietti per le partite allo Stadium con una «capillare attività» in tutta Italia, grazie alla compiacenza di alcuni titolari di agenzie e negozi abilitati alla vendita dei tagliandi delle partite della Juve.

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