“Cara Svizzera, io non sono cambiato”

L'intervista a Mario Gavranovic - Il preliminare con lo Young Boys, la Nazionale e le polemiche: la parola all'attaccante

“Cara Svizzera, io non sono cambiato”

“Cara Svizzera, io non sono cambiato”

LUGANO - Passano le stagioni, eppure Mario Gavranovic è sempre lo stesso: si avventa su ogni palla con un solo obiettivo. Fare gol. Tramontato il sogno di Russia 2018, il bomber di Vezia ha riabbracciato la Dinamo Zagabria. Domani sera sfiderà lo Young Boys nell'andata dei playoff di Champions League. «Vogliamo e possiamo conquistare i gironi» afferma con sicurezza. È l'inizio di una lunga chiacchierata che tocca svariati temi: dalla vita a Zagabria alle polemiche che hanno avvolto la nazionale rossocrociata.

Mario, lei ha iniziato la stagione come aveva concluso quella precedente: segnando. Siamo già a quota 3 gol in 7 presenze. Soddisfatto?«Sì, molto. Anche perché non era affatto scontato ritrovare subito le sensazioni giuste. Dopo i Mondiali ho fatto appena sette giorni di vacanza. Non uno di più: il primissimo appuntamento ufficiale con la Dinamo era fissato per il 24 luglio, non avevo diritto ad una pausa lunga. Devo ringraziare il mister, che è stato piuttosto comprensivo. Non ha preteso la luna, anzi: mi ha gestito in maniera ottimale, consentendomi di usare le prime partite per affinare la condizione. Non sono al top e si vede, però manca poco».Delle vacanze più lunghe le avrebbero forse dato modo di digerire meglio la delusione legata ai Mondiali?«Anche, sì. Ma dentro c'è un po' di tutto. Alcuni miei compagni di Nazionale hanno beneficiato di tre, addirittura quattro settimane. Io no. E attenzione: venivo già da una stagione sfiancante, con diverse partite sul groppone. Poi, appunto, c'è stato il Mondiale di mezzo».

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