Cornaredo si ricaccia la Super in gola

Ritorno al futuro

Lo sport è fermo: quale occasione migliore per viaggiare fra i ricordi e gli archivi del Corriere del Ticino? Ripercorriamo l’avvincente spareggio tra Bellinzona e Lugano che permise ai granata di restare in Super League – LE FOTO

Cornaredo si ricaccia la Super in gola
Allo scadere il bianconero Doudin colpì una clamorosa traversa. © CdT/Archivio

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Allo scadere il bianconero Doudin colpì una clamorosa traversa. © CdT/Archivio

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Cornaredo si ricaccia la Super in gola

L’abbiamo chiamata «Ritorno al futuro», invero senza troppa fantasia. È una rubrica figlia dell’emergenza e, va da sé, della mancanza di eventi sportivi live. E allora, se non possiamo vivere il presente proviamo almeno a correre indietro con la memoria. Ripescando, stavolta, il palpitante spareggio tra Bellinzona e Lugano andato in scena nel maggio del 2010. Dopo aver vinto 2-1 al Comunale, i granata strapparono lo 0-0 nella sfida di ritorno e mantennero la categoria. Riviviamo quella partita emozionante grazie all’articolo di Marcello Pelizzari, presente a Cornaredo per l’occasione.

Sembrava il Vaduz, era il Bellinzona. Il Lugano ha rivissuto in 90 minuti gli incubi di una stagione intera, finendo inevitabilmente per perdere quella Super League tanto rincorsa (e più volte accarezzata). A Cornaredo non ha segnato nessuno. Ci ha provato Kasami nel primo tempo, ma il palo ha detto di no al campioncino del mondo. All'ultimo respiro è stato il turno di Doudin: traversa e tanti saluti alla promozione nel gotha del calcio elvetico.

Marco Schällibaum non è riuscito a prendersi la sua personale rivincita. Ma ha saputo ricostruire pezzo per pezzo una squadra che Boldini aveva indebolito nel cuore e nello spirito. Se fosse arrivato prima, siamo pronti a scommetterlo, questo spareggio avrebbe avuto il Thun quale dirimpettaio dei granata. Mai si era visto un Lugano così coraggioso e così arrembante negli ultimi mesi. Mai si era avuta la sensazione di un gruppo convinto e finalmente libero da ogni paura. Mai c'era stata così poca differenza fra una squadra di Super e una di Challenge League.

Il Bellinzona ha provato a mettere paura ai padroni di casa soltanto ad inizio partita, quando il citato Kasami ha lasciato partire una sassata al volo andata a finire sul montante. Da lì in poi si è visto un derby praticamente a senso unico. Il Lugano ha forse avuto poca lucidità in fase di realizzazione, con Silvio incapace di essere allo stesso tempo sia centravanti di manovra sia uomo d'area. Eppure la sensazione di un Bellinzona prossimo alla capitolazione sugli spalti era netta, per non dire nettissima. D'altro canto Roberto Morinini ha optato per uno schieramento accorto: difesa affidata all'elegante Diana, centrocampo muscolare e cattivo con Edusei e Diarra, attacco rappresentato dal solo Feltscher. Nella ripresa il tecnico di Gudo ha provato la carta Lima, ma le palle lunghe stavolta non hanno sortito l'effetto sperato.

Al contrario, i bianconeri hanno preso il coraggio a due mani e occupato la metà campo avversaria in pianta stabile. Schällibaum - espulso sul finire di partita per... invasione di campo - ha insistito su un 4-4-2 che in fase di possesso praticamente si trasformava in un 4-2-4 alla brasiliana. Un po' di nervosismo, un muro invalicabile e un pizzico di sfortuna hanno fatto il resto.

Il finale di contesa è stato caratterizzato da un ottovolante di tensioni ed emozioni. L'ultima delle quali all'ultimo respiro, al 95' inoltrato, quando Doudin ha intercettato un cross di Thrier. Il suo colpo di testa ha concluso la sua traiettoria sulla traversa. Lì è finita, nel peggiore dei modi, la stagione del Lugano ed è cominciata la gioia del Bellinzona. Sogni infranti e sogni che si avverano. Dubbi e certezze. La sintesi di un doppio derby vibrante e deciso unicamente dai dettagli.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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