“Coronai il sogno di una vita, oggi c'è meno attaccamento”

In vista di Lugano-Young Boys abbiamo intervistato il doppio ex Alberto Regazzoni, che ci ha parlato anche del suo esordio in bianconero

“Coronai il sogno di una vita, oggi c'è meno attaccamento”
Alberto Regazzoni con la maglia del Lugano nel 2002.

“Coronai il sogno di una vita, oggi c'è meno attaccamento”

Alberto Regazzoni con la maglia del Lugano nel 2002.

LUGANO - La pausa per le nazionali è finita. I club e i campionati stanno per riprendersi la scena. Il Lugano ha riabbracciato lo sloveno Domen Crnigoj (infortunatosi contro la Norvegia) e l'austriaco Marc Janko. Sabato, i bianconeri del tecnico Fabio Celestini affronteranno un Ottomila: lo Young Boys primo della classe, formazione schiacciasassi che finora ha concesso poco o nulla agli avversari. Sarà una sfida complicatissima per i ticinesi. «Per imporsi a Berna servirebbe un miracolo» afferma Alberto Regazzoni. Un tempo attaccante sgusciante e imprevedibile, oggi «Rega» ha 35 anni e un lavoro normale. Nella sua carriera ha vestito entrambe le maglie. Un doppio ex perfetto per inquadrare la sfida.

Iniziamo con una data e una partita: 7 giugno 2000, Lugano-Delémont. Al 46' il compianto Roberto Morinini fa un doppio cambio. Fuori Thoma e Hoy, dentro Bastida e Alberto Regazzoni. Il suo esordio fra i grandi, ricorda?«Eccome. Erano i tempi di Julio Rossi e Christian Gimenez. In quel momento coronai il sogno di una vita. Esordire per il club della mia città, la squadra con cui avevo giocato per tutte le giovanili. Fu qualcosa di bellissimo. Oggi, forse, fra i giovani c'è meno attaccamento. Per me, ripeto, iniziare il mio percorso proprio con il Lugano fu stupendo. Purtroppo le cose lontano dal campo non andarono bene, penso alla morte di Jermini e poi al fallimento del 2003».

Prima di venire fermato dalla giustizia a metà stagione, nella primavera del 2003, il Lugano stava facendo bene con una rosa piena zeppa di giovani. Fra cui Regazzoni...«Era una bella squadra, sì. A conferma che il settore giovanile bianconero, a quei tempi, sapeva sfornare giocatori di spessore. Quella stagione c'eravamo io, Rambo Vailati, Behrami, Maric, Bobo Padalino. In panchina Pierluigi Tami. I big erano partiti».

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