Croci-Torti: «Dobbiamo creare più giocate decisive»

Domenica (16.30) a Cornaredo arriva un avversario che, sulla carta, non rappresenta esattamente l’incrocio più idilliaco per il Lugano, quantomeno sotto un aspetto preciso. Nelle due sfide stagionali già disputate contro i vodesi, Steffen e compagni hanno raccolto altrettanti pareggi. Non proprio l’ideale per una squadra che è alla ricerca della cura contro la “pareggite”, un male che la accompagna ormai da quattro partite. Quattro 1-1 consecutivi mantengono i bianconeri imbattuti dallo scorso 26 novembre, è vero. Ma quattro pareggi di fila significano anche otto punti preziosi lasciati per strada. «Dipende però da come si vuole guardare il bicchiere», afferma Mattia Croci-Torti. «Io preferisco vederlo pieno, ovvero così: arriviamo da 11 partite senza sconfitte e abbiamo avuto la miglior difesa in tutto questo lasso di tempo. Li ritengo dei segnali forti. Manca ancora qualcosa per raggiungere il livello del Thun? Certo, ma non siamo preoccupati. L’anno scorso la primavera fu diversa, con altre competizioni da affrontare, con colpi duri come quello scagliato dalla Coppa Svizzera e momenti psicologicamente pesanti. Quest’anno vedo una squadra solida, presente, che reagisce alle difficoltà. Poi è vero, le aspettative sono alte, ed è giusto così».
Quel 1 a 1 di fine gennaio
C’è però uno di questi pareggi in serie che infastidisce il tecnico momò. «Il primo (ovvero quello maturato in casa del Grasshoppers il 31 gennaio scorso, ndr), perché avevamo la partita in mano. Un piccolo errore ci è invece costato due punti. Gli altri incontri sono stati condizionati da un’espulsione, una rimonta in inferiorità numerica e una buona sfida a Basilea, il che non è mai scontato. In tutto questo discorso non va infine dimenticato il valore dei nostri avversari». Valore che l’allenatore dei bianconeri riconosce pienamente anche a coloro che occupano la prima casellina della graduatoria e che, a sua detta, sono ormai irraggiungibili. «Quello che sta facendo il Thun è straordinario: otto vittorie consecutive, ovvero il record del club e uno dei migliori risultati nella storia della Super League. In un campionato equilibrato, i bernesi vincono sempre. Possono ancora perdere punti? Nel calcio tutto è possibile. Ma ora stanno facendo qualcosa di grande. E quando qualcuno fa meglio di te, bisogna riconoscerglielo. Noi però dobbiamo pensare a vincere le nostre partite»..
Cercasi situazioni decisive
Per farlo, in settimana il «Crus» ha lavorato su alcuni aspetti che non lo hanno soddisfatto. «Nelle ultime quattro partite ci è mancata qualità negli ultimi 30 metri. Abbiamo attaccato poco la profondità e creato pochi cross e uno contro uno. Per vincere servono giocate determinanti. Abbiamo lavorato proprio su questo: attaccare con più forza e decisione. Se non lo si fa, il gioco diventa piatto. E non è quello che vogliamo. Sono convinto che recuperando questa caratteristica torneremo a mettere maggiormente in difficoltà gli avversari». Subito dopo, il tecnico momò è tornato a sottolineare che, nonostante ci siano aspetti da migliorare, non ha nulla da rimproverare all’atteggiamento dei suoi ragazzi. Yanis Cimignani, seduto al suo fianco, annuisce con il capo ma aggiunge: «Si può però sempre migliorare».
Pensieri monotematici
Ciò che Mattia Croci-Torti, anche volendo, non può invece modificare, sono le decisioni arbitrali. Scelte che negli ultimi incontri hanno lasciato parecchio basiti, soprattutto quella del St. Jakob, quando è stato concesso ai padroni di casa un rigore inesistente. «Ma non ci ho più pensato - ammette il Crus -. Dopo la partita ci sono emozioni e reazioni a caldo. Il rapporto con gli arbitri resta buono, ma quello che mi lascia perplesso sono alcune scelte prese al VAR, dove c’è tutto il tempo per valutare. Non voglio aprire polemiche, ma a volte la distanza tra la nostra interpretazione e quella del VAR è troppo evidente».
I pensieri del «Crus», lo si sa, ruotano costantemente intorno alla sua squadra e, più in generale, al mondo del calcio, di cui è grande conoscitore. In questi giorni, a catturare l’attenzione delle pagine sportive, sono però soprattutto i Giochi invernali. «Sì, ho gioito per il gol di Alina Müller e mi sono dispiaciuto per la Svizzera ripresa sul finale dalla Finlandia. Ma il Lugano resta sempre la priorità. Per farvi capire: questa notte mia figlia mi ha svegliato all’1.30 e fino alle 5 sono rimasto sveglio a pensare alla formazione di domenica. Seguo con piacere le imprese degli elvetici e mi emoziono per certe storie, ma nella mia testa c’è soprattutto la mia squadra. Fa parte del mestiere (sorride, ndr)».
