Calcio regionale

Dall’incontro con Ancelotti alla panchina del Vallemaggia

Intervista all’allenatore Patrick Donghi che ci racconta le sue esperienze calcistiche

 Dall’incontro con Ancelotti alla panchina del Vallemaggia
L’allenatore del Vallemaggia, Patrick Donghi.

Dall’incontro con Ancelotti alla panchina del Vallemaggia

L’allenatore del Vallemaggia, Patrick Donghi.

LUGANO - Patrick Donghi ama il calcio, passare le sue ore al campo e allenare. Anzi, per lui il termine più adatto è quello di formare. Il pallone è una grande passione che cerca di trasmettere ai suoi ragazzi. Il suo Vallemaggia ha chiuso la prima parte del campionato all’ottavo posto, in posizione tranquilla, dopo un grande avvio. Una bella chiacchierata ad ampio respiro con un grande appassionato di calcio regionale.

Cos’è per lei il calcio?

«Uno sport meraviglioso e una scuola di vita. Ho giocato fin dall’infanzia, come portiere e adesso mi diverto in qualità di formatore (allenatore). Come gli altri sport di squadra, il calcio ha anche un aspetto aggregativo. Ci si confronta con persone con altri vissuti o situazioni personali che aiutano a crescere, maturare e capire che l’attività sportiva non ėè fine a se stessa, ma linfa per la nostra crescita personale».

Cosa ricorda con maggior piacere?

«Sicuramente in qualità di giocatore il periodo vissuto a Maggia con mister Paul Schönwetter. Paul ha portato tanto entusiasmo e professionalità in una società in piena crescita. Di quella squadra oltre al sottoscritto facevano parte anche il presidentissimo Andrea Sartori, il mio preziosissimo assistente Lelo Pozzi, e il nostro attuale ‘dotor’ Loris Duratti. Come allenatore non posso non citare lo stage fatto a Milanello con mister Carletto Ancelotti. Un’esperienza fantastica, un sogno per chi come me è di fede rossonera. Carlo e la società furono molto disponibili e accoglienti: per una settimana ho fatto parte della loro famiglia. Cito inoltre l’incontro avuto con il maestro Arrigo Sacchi grazie a Pier Tami. Una giornata di scambio di informazioni vissuta a Brescia presso l’Università di scienze motorie tra l’ASF e la Federazione calcistica italiana».

È più facile giocare o allenare?

«In qualità di giocatore hai la spensieratezza di andare al campo a divertirti. Come allenatore, invece, l’attività sul campo è solo la punta dell’iceberg. È necessaria un’ottima preparazione e ritengo che un buon mister debba avere delle spiccate doti comunicative e essere capace di trovare un filo conduttore con ogni giocatore. Per questo sono anche fondamentali gli elementi dello staff. Io non posso proprio lamentarmi; a partire dal ‘diesse’ Michele Cavalli presente a tutte le nostre attività, al mio assistente Lelo Pozzi, il preparatore dei portieri Eric Stöckli, il ‘dotor’ Loris Durati «Dotor» e il responsabile materiale Doro Quanchi. Il loro impegno è encomiabile».

C’è un giocatore che sogna di allenare?

«A dire il vero no. Essendo il calcio uno sport di squadra punto molto sul gruppo e non sulle individualità. Più in generale, parlando di sogni, allenare il Milan. A livello affettivo, e visto che da bambino lo allenavo con piacere, cito il mio giovane cognato Mattia Frey».

Come sta andando il campionato del suo Vallemaggia?

«Abbiamo iniziato alla grande, dopo un’ottima preparazione estiva, ma il mese di inattività competitiva (causa maltempo, ndr.) ci ha tagliato le gambe. Avremmo potuto fare di più sicuramente, ma va bene così».

Per la maggior parte delle squadre la vostra è la trasferta più impegnativa dell’anno. Insomma, siete scomodi.

«Non credo sia un aspetto di comodità, ma più che altro un aspetto sportivo. Giocare alla Pineta non è mai facile, siamo forse la squadra con più pubblico e nel nostro contesto questo ha il suo peso. Per noi giocare in casa è come avere un uomo in più».

Ha un modello di allenatore?

«Carlo Ancelotti. Grande comunicatore e persona speciale! Mi piace molto anche il personaggio Mourinho per l’abilità di tutelare e proteggere la propria squadra».

È anche un grande tifoso dell’Ambrì...

«Certo! Seguo molto Luca Cereda, con il quale mi piacerebbe avere un incontro bilaterale perché trovo stia facendo un ottimo lavoro, con un mix di giovani e meno giovani. Quello dei biancoblù per noi è un esempio da seguire!»

C’è un collega del nostro calcio che stima particolarmente?

«Stimo le persone che capiscono che il calcio regionale è un hobby, un momento aggregativo con una sana competitività. Mi piacerebbe che il famoso terzo tempo fosse una realtà. Ci crediamo molto e per questo alla Pineta organizziamo dei sontuosi aperitivi. Ospiti e tifosi sono sempre i benvenuti!»

E se dovesse fare un nome?

«Tazio Peschiera, allenatore del Gambarogno-Contone».

Qual è il suo sogno?

«Vincere la Coppa Ticino con il Vallemaggia e vedere Il nostro capitano, Igor Siegrist, fare il geyser sound (esultanza creata dalla nazionale islandese e importata alla Valascia, ndr.) alla Novotny!»

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