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E la donna irruppe nel calcio

Mondiali di football femminili mai come quest’anno al centro dell’attenzione dei media - Raffaele Poli: «Ma le dinamiche rispetto ai colleghi maschi restano ben diverse»

E la donna irruppe nel calcio
PROTAGONISTE Sara Gama (Italia), a sinistra, cerca di fermare Marta (Brasile) nell’incontro del gruppo C di martedì scorso.

E la donna irruppe nel calcio

PROTAGONISTE Sara Gama (Italia), a sinistra, cerca di fermare Marta (Brasile) nell’incontro del gruppo C di martedì scorso.

I Mondiali di calcio femminile in corso in Francia sono un successo mediatico. Ma il gioco, per le donne, resta ben diverso rispetto ai colleghi maschi. Lo spiega Raffaele Poli (nella foto sotto) responsabile Osservatorio del calcio CIES (Centro internazionale di studio dello sport).

E la donna irruppe nel calcio

I CAMPIONATI PIÙ IMPORTANTI

«C’è un campionato professionistico da tempo negli USA dove il calcio è nato come sport femminile. In Europa il campionato inglese cresce molto e diversi club maschili hanno investito in quelli femminili. Poi va citato il campionato professionistico francese, ma solo con una parte delle squadre ben dotate a livello finanziario. Anche la Svezia è un Paese tradizionale di calcio femminile. Infine, anche Germania e Australia hanno un campionato professionistico».

E IN SVIZZERA E ITALIA?

«In Svizzera restiamo a livello amatoriale, anche se lo Zurigo e il Neunkirch hanno voluto competere anche a livello europeo. In Italia il professionismo a livello femminile è proibito anche se ci sono investimenti, come quelli di Fiorentina e Juventus che dimostrano, anche attraverso il reclutamento di donne straniere e condizioni simili al professionismo, che c’è uno sviluppo importante».

LE TENDENZE DOMINANTI

«Prima i campionati erano più giovani di quelli maschili perché tante ragazze smettevano presto dato che l’attività non era redditizia. Ora c’è un livellamento verso l’alto dell’età, anche se resta più giovane rispetto ai maschi. L’altra tendenza è che ci sono dei club dominanti, come il Lione che domina da anni le competizioni internazionali. Sono composti da giocatrici internazionali, anche se le migrazioni sono un po’ meno presenti rispetto al calcio maschile. I grandi club femminili stanno diventando come i loro alter ego maschili: è lì che si concentrano le vedette».

QUANTO GUADAGNANO?

«I compensi non hanno nulla a che vedere con quelli dei colleghi maschi, così come le somme di trasferimento. Cominciano ad esserci alcuni indennizzi, ma non hanno niente a che vedere con i miliardi che muovono l’industria calcistica maschile. I budget dei club sono molto più limitati, ma tutti riconoscono che c’è un potenziale enorme, come dimostrano le udienze degli ultimi Mondiali. Così i club anche maschili hanno cominciato ad investire sapendo che col tempo si guadagnerà grazie alla vendita dei diritti televisivi».

TEMPI E SPAZI RIDOTTI?

«Si discute se non sia meglio fare campi più corti e tempi più brevi per le giocatrici, ma alla fine il calcio è uno solo e il livello aumenterà. Gli ultimi incontri dimostrano che le donne possono mantenere alti livelli di spettacolo con le stesse condizioni di gioco degli uomini».

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