«È nel dettaglio che devi essere pronto»

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Intervista all’arbitro ticinese Sascha Kever che sarà un VAR durante le partite di Super League: «Un compito diverso ma accattivante»

«È nel dettaglio che devi essere pronto»
fotogonnella

«È nel dettaglio che devi essere pronto»

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È stato a lungo arbitro, sul campo, Sascha Kever. Ora, dopo una breve pausa, è pronto a tornare a bazzicare quel mondo lì: sarà infatti un VAR, già da domani. «Si è creata la necessità di avere cinque arbitri e cinque VAR per ogni giornata. Da Berna hanno quindi chiesto anche la disponibilità agli arbitri freschi di ritiro. Tutto è nato così, quindi. Un incarico molto diverso, questo, rispetto a quello dell’arbitro, ma comunque accattivante».

Come si prepara un VAR nell’approccio a una partita?

«Di sicuro non lo fa a cuor leggero, men che meno in questa fase. È un po’ come un arbitro alle prime armi: non può andare in campo a cuor leggero. Così vale per i VAR. L’approccio sarà diverso, la preparazione sarà diversa, in particolare dal punto di vista della concentrazione. Sì, un VAR è una persona che guarda la partita in Tv, ma è chiamato anche a un particolare intuito, alla capacità di identificare subito delle situazioni nelle quali potrebbe essere chiamato a giudicare. Occorre prontezza. Poi miglioreremo man mano. Nessuno di noi ha esperienza in questo segmento. Poi dicono che a contare è la qualità e non il tempo impiegato nell’analisi, ma non credo che il pubblico possa apprezzare pause da cinque minuti alla minima occasione. Si torna alla concentrazione, alla capacità di analisi immediata: due aspetti importanti. Comunque, paradossalmente, sul campo un arbitro può concedersi qualche fase di rilassamento in più. Un VAR deve essere pronto nel dettaglio».

Con ogni arbitro avrete un rapporto diverso o vi si chiede uniformità?

«L’aspetto umano è importante. Io vedo il VAR come un ruolo che entra a far parte dell’economia arbitrale, associandosi ad arbitro e assistenti. Ogni ruolo richiede una propria specializzazione. Anche quello del VAR, che farà appunto parte di una squadra. Anche qui, un po’ come tra arbitri e assistenti sul campo, si noteranno dinamiche di maggiore o minore intesa. Determinati VAR funzioneranno meglio con determinati arbitri. Ognuno ha un proprio approccio con i collaboratori».

Come giudichi il fatto che qui la tecnologia VAR sia arrivata con questi tempi?

«Mi sembrano tempi normali, quelli che mi aspettavo. Sappiamo come la nostra realtà, in generale, sia quella di un Paese ben strutturato, organizzato, al passo con i tempi, ma anche come sia conservatore, come punti su continuità e sicurezze: di solito non è tra quelli superinnovativi nel fare qualcosa. Nel calcio, il VAR era una via da prendere, ora, da implementare. Tempistiche tutto sommato ragionevoli, dopo aver assistito alle prove in altri Paesi, per un passo dovuto, nei confronti delle nostre squadre di spicco e dei nostri arbitri in un’ottica di ambizioni internazionali».

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